Lo scontro tra Atene e Berlino è scontro tra due concezioni completamente diverse di Europa: quella dei parametri e dei tecnocrati contrapposta a quella dei popoli.
Sono troppi quelli che non capiscono che lo scontro tra Atene e Berlino non riguarda solo il rispetto degli accordi sul debito. Il governo greco ha cambiato già molto rispetto al suo programma elettorale con cui ha vinto le elezioni e in questo momento chiede solo un provvedimento ponte, da qui al prossimo mese di maggio, per poter elaborare un progetto sull’allungamento del debito e la limatura degli interessi e su un programma per le riforme strutturali. Lo scontro tra Atene e Berlino è scontro tra due concezioni completamente diverse di Europa: quella dei parametri e dei tecnocrati contrapposta a quella dei popoli. Quello che teme Berlino, in questo momento, non è il contagio economico, ieri infatti ha pagato solo la Borsa di Atene dopo la decisione della BCE, ma il contagio politico. Questo spiega perché il Presidente del Consiglio ha escluso qualsiasi asse mediterraneo e nell’incontro con Tsipras ha sottolineato che si è parlato di filosofia ma non si è entrati nel merito dei problemi sul tappeto. Aldilà della cordialità dell’incontro, tutto si è concluso con il regalo di una cravatta ad Alexis e anche la posizione di Hollande non è andata oltre un appoggio formale, visto che subito dopo la Francia ha condiviso la decisione della BCE. Comprensibile, ma non condivisibile, l’atteggiamento spagnolo, dove il partito di maggioranza e quello di opposizione percepiscono una forte crescita di Podemos, visto che questo movimento potrebbe conquistare la maggioranza relativa e impedire alle elezioni del prossimo novembre anche la possibilità di una grande coalizione. Negli ultimi anni eravamo abituati a vedere ad Atene immagini di grandi disordini con scontri, roghi e barricate, al contrario, ieri notte c’è stata una grande manifestazione in una pacifica piazza che si è autoconvocata. Solidarietà piena con il nuovo governo e una ricomposizione dell’unità nazionale. Dopo tutti gli errori di questi anni, ho la sensazione che l’Europa tedesca stia per commettere un altro errore, questa volta sarebbe irreparabile.”

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