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Testamento de España

di Redazione Pensalibero.it | 21 Luglio 2013

Testamento de EspanaLa nazione spagnola, carica di orgoglio e di superbia, sorride malinconicamente dei propri malcostumi e delle proprie disgrazie.

Il Testamento de España, che una prevalente tradizione attribuisce a Melchor de Macanaz ma di cui in realtà non si conoscono con certezza né autore né anno di compilazione, ha circolato a lungo in Spa­gna fin dalla metà del XVIII secolo in forma di manoscritto anonimo e poi in rare edizioni a stampa anche clandestine. Il componimento, costruito nella formula retorica della prosopopea, si rivela una graffiante satira sul dissesto politico, morale e fi­nanziario della Spa­gna nel Settecento.

La nazione spagnola, carica di orgoglio e di superbia, sorride malinconicamente dei propri malcostumi e delle proprie disgrazie, accettandoli con dignità e serena rassegnazione. La testatrice Spagna amareggiata e sofferente, giunta in fin di vita, detta in prima persona con sottile autoironia le sue ultime volontà, lasciando come eredi la Nazione e i suoi Stati, e come grotteschi beni da ereditare le peggiori caratteristiche umane. Il libello, non a caso, fu colpito dai fulmini del­l’In­quisizione che lo inserì nell’Índice General de los Libros Prohibidos.

È innegabile come questo Te­sta­men­to, dopo oltre due secoli e mezzo, faccia ancora ri­flettere sull’incurabilità di alcuni vizi dei popoli (specie mediterranei), sui mali politico-economici dei Paesi go­ver­nati da oligarchie parassi­ta­rie, e sulla sconsolante certezza che il più delle volte, malgrado i tentativi di ri­forma, ben poco sia destinato a cambiare.

Una lettura divertente e istruttiva, con colpo di scena finale tutto da scoprire. Una gemma letteraria senza tempo, ricca di sconcertanti analogie con il presente.

Melchor Rafael de Macanaz (Hellín, Spagna, 1670-1760), studia Lettere e Di­­ritto all’Università di Salamanca. Du­rante la Guerra di suc­ces­sione spagnola ap­pog­gia la fazione borbonica. Nel 1715, mentre è in atto il processo mosso con­tro di lui dall’Inquisizione ri­para in Francia e trascorre buona parte della vita in esilio. Richia­mato in Spa­gna con un tranello, nel 1748 viene ar­restato e rimane in car­cere fino al 1760. Ormai novantenne, torna al suo paese natale, dove muore poco dopo.

 

(comunicato stampa)

 

 

Melchor de Macanaz, Testamento de España, collana Oche del Campidoglio, a cura di Alessandra Battistelli, pagg. 112, euro 15.00, ISBN 978-88-98094-04-2

Pubblicato in : Invito alla lettura

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