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Test e date a cavallo: studiare a ostacoli per il lavoro che verrà

di Fabrizio Binacchi | 25 Febbraio 2013

Da quest’anno migliaia di nostri aspiranti medici o ingegneri, farmacisti o avvocati dovranno fare i conti nello stesso mese di luglio con gli esami della maturità e i testi per l’ammissione alle facoltà agognate.

concorsiNon basta l’incertezza del lavoro che verrà, non bastano le tasse sempre più salate, non bastano gli ordinari balzelli di burocrazia parzialmente salvati dalla rete e dal digitale, adesso ci si mettono le date dei test a cavallo della maturità a complicare la vita dei nostri poveri studenti. Studiare a ostacoli per il lavoro che non sappiamo quale sarà, di quale lavoro verrà, con complicazioni crescenti. Da quest’anno migliaia di nostri aspiranti medici o ingegneri, farmacisti o avvocati dovranno fare i conti nello stesso mese di luglio con gli esami della maturità e i testi per l’ammissione alle facoltà agognate. Ce la mettiamo veramente tutta, tra Roma e dintorni, a complicare la vita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Ci spiegano, o tentano di farlo, dal Ministero, che più si anticipano i test e meglio si organizzano i corsi e le attività. Tutto chiaro, sulla carta. Ma volete mettere l’ansia di bi-candidati che stanno finendo interrogazioni su Guerra fredda e crisi del Novecento dovendo preparare test di diritto o di biologia? Studenti a slalom. L’anno prossimo i test verranno anticipati ad aprile. Molto meglio come chiarezza stagionale. Va da se che il problema centrale è indovinare il corso di studi per la professione che verrà. E anche qui si sono versati fiumi di inchiostro: lo studente a 19 anni può già immaginare quello che servirà al mercato del lavoro 4 o 6 anni dopo? Bella impresa. E ancora: lo studente o la studentessa deve scegliere solo per il mercato del lavoro che verrà o anche per le proprie predisposizioni e passioni. In altre parole: se la ragazza è portata per le lingue e le letterature straniere deve coltivare questa passione oppure fare veterinaria o scienze in fermi eristiche perché le hanno detto che domani il posto è solo da veterinario e da infermiera professionale e non da professoressa di lingue? Bel dilemma. Non c’è bisogno di scomodare psicologi e sociologi per capire che si studia anche per il lavoro che verrà, che si possono fare scelte di cuore e di mente che contemplino l’utile economico (cioè una sicurezza del lavoro) ma anche un utile culturale: faccio questa materia perché mi piace un sacco. Volete mettere prendere un bel voto in una materia che ami e un voto così così in una materia che fai per forza? Ecco tutto questo andrebbe rappresentato ai tecnico e ai funzionari che mettono a cavallo delle stesse settimane test ed esami perché dovrebbero comprendere che studiare e appropriarsi di teorie, concetti, fenomeni non è come compilare un catalogo o scaricare un programma sullo SMART. Comporta una predisposizione emotiva che attiva tanto tanto i nostri desideri nel mesolimbico. Senza quella predisposizione emotiva ogni scelta sarebbe sicuramente più arida e più meccanica. Dobbiamo restituire valore emotivo alle scelte scolastico culturali e recupereremo tanti entusiasmi ora in parte comprensibilmente dirottati sulle tecnologie e le meraviglie apparenti. Recenti indagini dicono che siamo pieni di avvocati, architetti e insegnanti che non sappiamo a quali lavori applicare e ci mancherebbero infermieri, chimici e agricoltori. Bene, prendiamo atto della ricerca. Poi scopriamo che molti laureati in scienze infermieristiche non trovano un posto a sei mesi dal titolo e che molti chimici ripiegano in impiegati. Fateci capire allora, voi che le fate, che valore hanno le ricerche di tendenza. Grazie per i dati, ma lasciateci le emozioni.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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