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Tertium non datur: a chi pensa coi piedi!

Invece il “tertium” è dato a chi si spacca il cervello per cercarlo, è dato dalla moderazione, dalla gradualità nei cambiamenti e dai continui aggiustamenti di rotta, perché, paradossalmente, se la vita umana è di qualità, non lo stabilisce l’uomo.

di Franco Luceri | 26 Settembre 2021

Chi insegna ai popoli il bene e il male, non li aiuta a vivere ma a suicidarsi. Almeno nell’ultimo secolo il mondo della cultura ci ha insegnato che politica significa soluzione dei problemi. Falso. Non c’è popolo al mondo che non abbia dovuto prendere atto dopo 10, 20, 50, o 100 anni e oltre, che nessuna politica raggiunge la finalità che si prefigge, se esagera, (come in tutto l’Occidente progredito a casaccio), in bene o in male, negando l’esistenza della terza via.

Esagerare in male è criminale nei confronti dei popoli, ma è anche suicida per la classe politica che poi giustamente viene combattuta con la stessa ferocia dai popoli che ha schiavizzato e sfruttato.
Ma anche la politica che esagera in bene produce effetti devastanti. Il progresso democratico ed economico ma idiotamente antiecologico dell’Europa e dell’America è stato ed è così veloce ed esagerato, da trasformare la natura in discarica a cielo aperto e gli stati in paradiso per poveri. Tanto da indurre la natura a ribellarsi a colpi di calamità assassine, e tutti i poveri del mondo a rischiare la pelle per cambiare vita invadendo gli stati ricchi (veri o presunti), che in quanto tali, devono assicurargli ospitalità dignitosa e sicura.
Quindi il vero professionista politico dovrebbe circolare col bilancino del farmacista in tasca, per perseguire la giusta misura, la via intermedia tra bene e male ed evitare le esagerazioni sia negative che positive per l’uomo, che minimizza i costi scaricando sulla natura avvelenamenti e devastazioni.
I più sono convinti che non ci sia una terza via nelle scelte umane di qualunque tipo e col “tertium non datur” giustificano la loro miopia suicida o criminale. 

Invece il “tertium” è dato a chi si spacca il cervello per cercarlo, è dato dalla moderazione, dalla gradualità nei cambiamenti e dai continui aggiustamenti di rotta, perché, paradossalmente, se la vita umana è di qualità, non lo stabilisce l’uomo. Può solo dedurlo dall’impatto ambientale del suo “progresso”; da come la natura reagisce alla puntuale devastazione delle attività dell’uomo. Se le accetta da madre paziente e generosa o le respinge da matrigna assassina.
È facile a dirsi e difficile a farsi; ma un popolo che non vuole vivere da suicida, deve diffidare delle strade già asfaltate e a scorrimento veloce promesse da cultura, politica e finanza irresponsabili, ladrone, assassine.
La via della misura, moderazione e gradualità va scavata nella roccia con grande intelligenza e immensi sacrifici perché possa rendere risultati positivi e duraturi non solo per l’umanità ospitata, ma anche per il pianeta ospitante.
Invece, a colpi di buone intenzioni e di cattive esagerazioni, l’Italia è retrocessa da quarta potenza industriale del mondo a prima impotenza mondiale straripante di debito pubblico, disoccupati, immigrati e falliti e con il territorio in totale disfacimento.
Chi c’ha fatto credere che “tertium non datur”, e che le migliori soluzioni possono venirci soltanto dall’istruzione di massa, dal giornalismo, dal sindacalismo, dal lavoro dipendente ben pagato e se pubblico, rigorosamente irresponsabile, dallo strangolamento burocratico, finanziario e fiscale dei piccoli imprenditori, dalla “interessata” protezione delle multinazionali “mordi e fuggi” libere di incassare finanziamenti pubblici e poi delocalizzare, ha distrutto l’Italia a 360° e condannato gli italiani, che Dio non voglia, alla guerra civile.
Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, cambiamenti, cambiare vita, classe politica, costi, debito pubblico, europa, italia, lavoro, massa, mondo, natura, soluzione

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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