
Un colpo di Stato presuppone il complotto interno al governo, l’impiego della forza armata, la rimozione del vertice dell’esecutivo precedente ed il suo arresto. Il modello fu depositato con successo il 9 novembre di 226 anni fa esatti, a firma Napoleone Bonaparte. Bonaparte ebbe un solo emulo alla lettera, Lenin a Pietroburgo, nel 1917, con una differenza però sostanziale. Il 18 brumaio di Napoleone fu perfettamente legale. Una volta dispersa l’assemblea parlamentare attraverso l’irruzione dei granatieri comandati da Murat, Luciano Bonaparte, presidente, riunii i deputati che non erano fuggiti dalla finestra e li fece votare l’ordine del giorno che conferiva i pieni poteri al fratello. Lenin era solo un capo rivoluzionario. Napoleone all’epoca era ancora un generale repubblicano, per cui il governo era sottoposto alla legge. Indipendentemente dalla tecnica, Napoleone non voleva instaurare un ordine nuovo, come Lenin avrebbe preteso di fare in Russia cento diciotto anni dopo. Napoleone voleva difendere la Repubblica minacciata dalla restaurazione borbonica. Tutto il Direttorio che venne sostituito si era venduto al re di Francia in esilio. Lenin, rovesciato il governo zarista, istituì la repubblica dei soviet, cosa in Russia mai immaginata. La differenza fra i due colpi di Stato si nota facilmente. Napoleone assicurò la pace all’interno e la guerra alle frontiere. Lenin la pace alle frontiere, era lui in combutta con l Kaiser, e la guerra civile.
La marcia su Roma di Mussolini, non fu un colpo di Stato e non aveva questo intendimento, il modello non poteva essere quello napoleonico, perché Mussolini non aveva l’esercito, la sua era una accozzaglia reducistica. Mussolini replicò semmai la marcia su Versailles, uomini travestiti da donne, con uomini travestiti da soldati, per prendere il re in ostaggio. Anche qui una differenza considerevole. I giacobini volevano porre il re sotto tutela, Mussolini voleva esserne tutelato. Tempo quattro anni dalla marcia su Versailles al re di Francia venne tagliata la testa, mentre dopo tredici, il re d’Italia divenne maresciallo dell’Impero. Per cui l’unico modo di interpretare la marcia su Roma come un colpo di Stato, sarebbe quella di imputarla alla monarchia, non al fascismo. Il re di Francia non poteva impedirle la marcia nemmeno avesse pregato il marchese di Lafayette, che proteggeva la sua persona. Lafayette non si sarebbe mai interposto. Il re d’Italia, con una carica di fucileria alle porte della capitale avrebbe disperso comodamente la feccia fascista, cosa che gli chiesero di fare tutti i suoi generali ed il capo del governo in carica. Per cui la marcia su Roma fu un fenomeno piuttosto anomalo, in sostanza un complotto contro il regime democratico liberale da parte del vertice dello Stato. Mussolini stava con le valige in mano, non credeva di far sentare il banco, temeva un secondo arresto. Il re invece lo sostenne pensando di cavarne un vantaggio. Sarebbe come se Luigi, invece di salire alla ghigliottina, avesse goduto delle vittorie del Comitato di Salute Pubblica sul Reno.
Hitler, un confusionario, tentato tutto il possibile, colpo di stato, marcia su Berlino e chissà che altro, prese il potere perfettamente legalmente. Sfruttò la sua forza parlamentare per mettere in crisi i governi proposti al Reichstag, fino a quando esasperato il presidente tedesco non fece il suo nome. Una volta divenuto cancelliere, in una posizione di minoranza, Hitler bruciò il parlamento e si liberò dei partiti tutti insieme. Questo per rafforzare il suo governo in carica, sino al potere assoluto, non certo per spazzarlo via. Il suo fu un caso disperato, ma quarto.
Si possono analizzare nei particolari tutti i vari cambiamenti di sistema avvenuti in occidente al limite o contrari della vita democratica riscontrando analogie e differenze di vario tipo dal modello originario. La cosa non è particolarmente rilevante se non per gli storici o i dottrinari. In politica si tratta solo di sapere se il regime scaturito da quei fenomeni, tutti fra loro differenti, persino fascismo e nazismo erano diversi e proprio per la forma dello Stato, piaccia o meno. Chiunque apprezzi Mussolini, come egli sia salito al potere non importa, è semplicemente un nostalgico fascista, incapace di accorgersi del disastro in cui è finita con l’Europa, l’Italia. Contento lui, buon pro gli faccia.
Riccardo Bruno

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