C’è un popolare detto fiorentino che ci sembra quanto mai appropriato a commento della decisione presa dal Sindaco di restaurare il provvedimento delle targhe alterne: agli zoppi, grucciate. Infatti, al di là della sostanziale inutilità di questa misura che, già in passato, aveva dato ampia prova della sua ininfluenza sul problema dell’inquinamento cittadino, quello che colpisce maggiormente è il carattere “classista” di un provvedimento preso da una giunta di centrosinistra “equa e solidale” nonché, a parole, votata alla partecipazione democratica. Le targhe alterne, così come i blocchi già da tempo imposti alle auto immatricolate prima del ’97, colpiscono inesorabilmente le fasce più deboli della popolazione, quelle che non possono permettersi di cambiare con facilità la propria auto ed hanno già molta difficoltà a mantenerla, dovendo pagare l’assicurazione, il bollo di circolazione (che ora, lo ricordiamo, è un’imposta regionale, versata quindi a chi, di fatto, poi impedisce la circolazione dei mezzi che si è fatta pagare) e tutte le previste revisioni che certamente non sono gratuite. Ma la discriminazione odiosa operata a carico delle categorie più deboli non finisce qui; infatti, il Sindaco e la sua giunta si ostinano ad ignorare che, per coloro che sono costretti a fare i pendolari, recarsi al proprio posto di lavoro (lo ripetiamo, posto di lavoro, non luogo di divertimento) significa superare ogni giorno una corsa ad ostacoli tale da far impallidire un misero Camel Trophy. Le proteste furiose dei viaggiatori che usufruiscono dei treni regionali sono all’ordine del giorno: ritardi gravissimi (e pesanti, in busta paga), condizioni da carro bestiame, orari assurdi e spesso non compatibili con quelli di lavoro. Chi usa la macchina lo fa perché vi è costretto, e questa è una verità assoluta che andrebbe scritta a chiare lettere nella sala del consiglio comunale, perché finalmente lorsignori ne prendano coscienza e non osino più rifugiarsi nella nebbia densa dei luoghi comuni e dell’evasione di responsabilità. Un pendolare, costretto dalla targhe alterne ad usufruire di un servizio pubblico che non c’è (qualcuno vorrà prendere atto di questo?), dovrebbe uscire di casa alle sei di mattina per farvi ritorno alle nove di sera: non è un modo di dire, possiamo documentarlo, ed invitiamo fin da ora il Sindaco e tutta la sua giunta ad accompagnarci in questo tragitto, in un interessante esperimento che potremmo chiamare “cittadino per un giorno” e che insegnerebbe a questa pletora di politicanti molto più in fatto di partecipazione democratica di tutte le iniziative della Bevilacqua messe insieme. Soprattutto, li renderebbe evinti dello stato di assoluto sfinimento in cui, dopo una simile giornata, si viene a trovare un poveraccio che ha l’unico torto di andare a lavorare e che per questo viene pesantemente punito, come è giusto che sia quando ci si ostina a tentare di campare e di mantenere il proprio posto di lavoro. Ora, poiché Domenici ama ricordarci spesso di essere laureato in filosofia e ricorre a Parmenide per spiegarci l’esistenza del Mostro della Fortezza, non gli sarà certamente sfuggito, nel suo corso di studi e poi nella sua formazione politica, il concetto che Marx (Karl, non Groucho) ha ripetutamente affermato nei suoi scritti, ovvero l’alienazione da lavoro subita dal proletariato, messo in uno stato di abbrutimento tale da impedirgli qualunque forma di elevazione. Non si capisce dunque come mai, con provvedimenti come quello delle targhe alterne, si voglia riprecipitare i lavoratori in tale stato, costringendoli a stare fuori casa sedici ore per aver perso alla tombola delle targhe estratte in comune: pari o dispari, il nuovo gioco di società con cui ha deciso di trastullarsi la giunta. Intanto, gli autobus dell’Ataf continuano a soffocarci con i loro scarichi pestilenziali che forse qualcuno, distratto da abitudini di vita Upper class, può scambiare per volute di fumo prodotte dai sigari cubani. Ma si sa, a Domenici city, dove si affidano consulenze sugli stili di vita, le abitudini dei cittadini comuni sono sconosciute; troppo plebee, per interessare ai professionisti dell’eleganza radical chic.
[Fonte L’Opinione]

Il Sindaco,il mostro,le targhe e compagnia bella non sono imposti al popol bruto che lavora…….ed é questo il guaio ! Il non poter accusare altri della propria situazione costringe ad una remissione assoluta …..con la storia di dover arrivare alla meta ,tutti in marcia ,nudi e sotto le frustate !Mala tempora currunt !