
I condoni alle imprese causano nelle pensioni un buco di 6,6 miliardi, che noi dovremo pagare.
Lo dice esplicitamente l’INPS.
Per effetto dei vari condoni contributivi approvati tra il 2018 e il 2022, sono stati eliminati crediti per 16,4 miliardi di euro che non sono entrati nelle casse dell’INPS.
Di questi, 15,4 miliardi derivano da tre condoni:
400 milioni dal governo Conte I (2018);
5,4 miliardi dal governo Draghi (2021);
9,9 miliardi dal governo Meloni (2022).
L’INPS dovrà coprire 6,6 miliardi di euro per garantire comunque le pensioni ai lavoratori, anche se i contributi non sono stati versati dalle imprese. E da dove verranno questi soldi? Dalle tasse di tutti noi, cioè dalla fiscalità generale.
Un regalo scandaloso agli evasori e un salasso per tutti i cittadini onesti, mentre ci dicono che non ci sono risorse per sanità, scuola e servizi pubblici.
L’unica proposta seria per fare fronte a questa situazione aberrante sarebbe di andare a prendere uno per uno tutti parlamentari che hanno approvato questi provvedimenti e, per le loro quote parti, chiedergli di ripagare, anche con comode rate mensili trattenute dallo stipendio, l’ammanco causato alle casse dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.
A carico di questa maggioranza del governo Meloni andrebbero i due terzi del mancato introito: quasi 10 miliardi su 15,4.
Non si deve neppure dimenticare che la vicenda prende le mosse da una serie di provvedimenti legislativi noti come “saldo e stralcio”, molto voluti dalla Lega di Salvini e introdotti sempre con la Lega al governo.
Ai membri di questo partito, deputati e senatori, chiederei che sulla loro quota parte da restituire pagassero anche gli interessi.
Enrico Rossi

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