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Tante anime tanti cacciaviti

Anima e cacciavite, cioè identità e concretezza, materie socio-umanistiche e tecnico-scientifiche insieme per affrontare le tre maggiori sfide attuali, che traduco con i termini preferiti da me: la Salute, l’Ecologia e l’Informazione.

di Stefano A. Cerri | 5 Aprile 2021
L’autore Stefano A. Cerri

Pochi giorni fa Enrico Letta è stato eletto segretario del PD con ampio consenso. Una speranza in più per la politica e la democrazia italiana, dopo la nomina di Draghi. Due persone di altissimo livello INTERNAZIONALE che non hanno bisogno di presentazioni; hanno già sostenuto le loro prove.

Fra i più importanti aforismi del suo discorso (e delle conseguenti discussioni fra gli iscritti PD e nell’opinione pubblica) trovo quello dell’anima e del cacciavite (riporto dal punto 5 del documento che la direzione ha fatto circolare fra i circoli):

“Dobbiamo conservare e rivendicare la nostra anima – vale a dire i nostri valori, la nostra identità – facendo leva però sugli strumenti necessari a realizzare le nostre idee – il cacciavite -. Le due dimensioni – identità e concretezza – sono inscindibili.”

Più in là nel documento – al punto 7 sugli insegnanti – si scrive:

“Le tre grandi sfide globali di questa epoca – pandemia, protezione climatica, protezione dei dati – richiedono una classe dirigente con competenze trasversali: materie scientifiche e sociali insieme.”

Ora, il concetto è molto simile: cacciavite e anima insieme. Peccato che al punto 7 si parli di insegnanti mentre la frase di Enrico Letta riguarda la “classe dirigente”: forse che chi ha trascritto il testo non voleva dare troppo risalto a questa affermazione – a mio avviso fondamentale – riducendola fra i consigli per gli insegnanti che formano i dirigenti del futuro (non quelli attuali)?  Peccato anche che non si sia riportato l’aneddoto del padre matematico che ha dimostrato – fra l’altro – la modestia della persona che ha ammesso di non essere bravo in matematica.

Una terza osservazione, non da sociologo che ha fatto profondi studi, ma da persona della strada. Anni fa tutti dicevano che fra i figli della borghesia rampante, quasi tutti i giovani venivano incoraggiati a scegliere formazioni “vincenti”: giurisprudenza, economia, marketing, management. Oggi, per esperienza personale, molti giovani di “buona famiglia”, di entrambi i generi, scelgono discipline fortemente quantitative, tecnico-scientifiche.

I giovani intuiscono il futuro meglio di noi anziani, per fortuna!  Ricordo benissimo più di 10 anni fa, nell’aula magna dell’Università di Annaba (Algeria, la città di Sant’Agostino) a cui ero stato invitato per un seminario sull’Informatica con invito ad un “pubblico esteso”, sulle 500 persone presenti c’erano almeno 300 ragazze, quasi tutte velate, con la voglia di scegliere una disciplina che avrebbe offerto loro un futuro. Ho parlato della differenza fra prodotto e servizio, un tema molto attuale anche oggi, non solo in Informatica. Conoscendo i Paesi dell’Europa dove al massimo il 15% di ragazze sceglie Informatica, sono rimasto colpito.

Anima e cacciavite, cioè identità e concretezza, materie socio-umanistiche e tecnico-scientifiche insieme per affrontare le tre maggiori sfide attuali, che traduco con i termini preferiti da me: la Salute, l’Ecologia e l’Informazione.  Vorrei dire che esistono molte anime possibili su ognuna delle tre sfide come esistono molti cacciaviti. Il vero problema mi pare quello del consenso su quale anima e quale cacciavite per quale problema.

Non ho una soluzione, non esistono soluzioni semplici per i problemi complessi. Una questione, tuttavia, mi pare prioritaria nel nostro Paese: da anni esiste un profondo scompenso fra le competenze della nostra “classe dirigente”, in particolare politici, giornalisti e pubblica amministrazione, ed il loro potere rappresentativo della intera società. Mi sembra una constatazione ovvia quanto doverosa, rilevare che quasi tutti questi dirigenti sono di estrazione “socio-umanistica”.

Non trovo molti medici, farmacisti, biotecnologi, infermieri, … (mi pare che il tema “Salute” dipenda da queste competenze); non trovo molti chimici, fisici, biologi, ecologi, geologi, … (mi sembra che il tema “Ecologia” dipenda da queste competenze); non trovo molti informatici, matematici, elettronici, statistici, linguisti (mi sembra che il tema “Informazione” dipenda da queste competenze).  Possibile che nel nostro amatissimo Paese di queste questioni parlino sempre solo filosofi, storici, scrittori, sociologi, giuristi, psicologi non medici, giornalisti di ottima cultura umanistica (non sempre) ma zero esposizione a scienza e tecnica?

La mia non è una questione di diplomi, di lauree o di origini, ma di competenze. Esistono ottimi giornalisti scientifici, sociologi che conoscono benissimo la statistica ed i linguaggi di programmazione informatici, psicologi che hanno una fortissima cultura scientifica che NON è quella umanistica. Per esempio, che conoscono la sperimentazione scientifica, la verifica di congetture, la misura di variabili, la previsione di effetti a partire da cause, l’interpretazione statistica dei dati. Persone – pur di cultura originariamente socio-umanistica – che hanno capito che le proposizioni falsificabili – le uniche che sono soggette a verifica – fanno progresso perché cumulano fra di loro permettendoci di costruire teorie verificabili, non emozioni spesso volatili.

Tutti, oggi, sono disposti a riconoscere che le donne sono sottorappresentate nelle posizioni di potere: politica, dirigenti pubblici e privati, livelli alti di decisione. Sono sempre stato contrario alle quote rosa, ma altrettanto ferocemente attaccato ai concorsi aperti ad ogni posizione, anche di grande potere, con commissioni giudicatrici indipendenti. Cioè ferocemente partigiano del binomio “collaborazione e competizione” paritaria, equa, come motori storici del progresso, oltre che della selezione naturale in biologia e della regolazione fra mercati e fra offerta e domanda in economia: l’antitrust è esattamente questo! Sono sicuro che in concorsi aperti ed onesti le donne vincerebbero come e più degli uomini; con il vantaggio enorme della loro autostima perché non scelte per quote riservate ma per competenza.

Credo analogamente che si debba “aprire” alla società dei cacciaviti (medici, ingegneri, informatici, biologi, chimici, … artigiani, agricoltori, operai … dove sono finiti ?) l’accesso ai quartieri alti della politica, dei media e della pubblica amministrazione.

Semplicissimo: basta cooptazioni, per ogni posizione: bando di gara pubblicato e comitato indipendente. Nel giro di pochissimi anni l’intera società sarebbe molto potenziata, empowered come anime (valori, cultura, …) e anche come cacciaviti (competenze attuali e soprattutto future).

Stefano A. Cerri

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, anni, anziani, classe dirigente, consenso, democrazia, discorso, draghi, enrico letta, filosofi, futuro, giovani, giurisprudenza, medici, mercati, pd, persone, selezione, soluzione, speranza

Info Stefano A. Cerri

Stefano A. CERRI (Parma, 1947) è Professore Emerito di Informatica dell’Un. di Montpellier; Distinguished Fellow della Fondazione Bruno Kessler, Trento e Vice Presidente Ricerca e Sviluppo della Società Didael KTS (per maggiori dettagli sul CV, vedi: https://www.didaelkts.it/stefano-a-cerri/ ). Mail: sacerri47@gmail.com

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