A Roma, la plebaglia braccava letteralmente gli esponenti dei partiti di governo. E solo quelli, visto che, come si e’ “appreso” in questi giorni, le sorti magnifiche e progressive sarebbero state assicurate da D’Alema, Fini e Berlusconi.

Ne sono felice, visto che ne’ le eroiche gesta del pool, ne’ quelle dei Belusconi, D’Alema e Fini promossi “fiduciari” USA per reggere la “provincia” italica dopo lo scempio mediatico-giudiziario, nemmeno per un attimo mi hanno mai incantato.
Peccato che piu’ felici ancora sembrano essere quelli che nella seconda repubblica ci hanno sguazzato ed ora, alla velocita’ della luce l’hanno ripudiata. La tragedia di questo nostro Paese sta tutta qui. Succede puntualmente ad ogni cambio di regime: avvento del fascismo, liberazione dal fascismo, prima repubblica, seconda repubblica. Ma si potrebbe tornare anche piu’ indietro o piu’ avanti. Purche’ ci siano nuovi vincitori, stranieri o indigeni, da salutare con entusiasmo e crocifiggere i perdenti di oggi, ex vincitori di ieri.
Basta, sono stufo di ripetere quanto fosse evidente dall’inizio la bufala manipulitista. Mi annoia ripetere le stesse argomentazioni che manifesto da venti anni e che oggi, guarda un po’, si fa finta che siano rivelazioni. E, invece, sono solo conferme, testimonianze, prove ulteriori.
Meglio affidarsi ai lampi della memoria, episodi e spunti che affiorano alla rinfusa. Da soli permettono a ciascuno, solo che lo voglia, di ricostruire l’ordito della tela.
Pochi giorni dopo quel 17 febbraio 1992, arresto di Mario Chiesa, i giornali ci informavano che sui muri della citta’ erano stati affissi, nottetempo, manifesti inneggianti a Di Pietro. E nessuno lo conosceva. La notorieta’ venne qualche mese dopo e l’attenzione era calamitata dalle imminenti elezioni politiche. Sempre prima della valanga, ricordo pagine e pagine dell’ Espresso con decine di foto di pubblici ministeri che, assicurava il settimanale, avrebbero ripulito dal marcio tutta Italia. E, ancora una volta, si trattava di informazioni di prima mano: tutto doveva ancora succedere!
Era l’apparato mediatico-giudiziario che si era messo in moto per spazzare via il vecchio ceto politico che si scannava per capire chi dovesse andare a Palazzo Chigi e chi al Quirinale. Il cerchio non poteva quadrare perche’ i pretendenti erano tre per due poltrone: Craxi, Andreotti, Forlani. Persero settimane decisive e quando capirono era troppo tardi.
Cominciarono alcuni anni di ferocia inaudita, di cancellazione di ogni regola processuale e delle piu’ elementari garanzie.
A Roma, dove in quegli anni mi trovavo a lavorare, la plebaglia braccava letteralmente le vittime predestinate, cioe’ gli esponenti dei partiti di governo. E solo quelli, visto che, come si e’ “appreso” in questi giorni, le sorti magnifiche e progressive sarebbero state assicurate da D’Alema, Fini e Berlusconi. Piccoli e grandi tradimenti si consumarono, accompagnati da piccole e grandi vilta’.
In via del Corso, nella Capitale, deserta come non mai, mi capitava nell’ inverno ’92-’93, di incrociare Ugo Intini, l’uomo stampa di Craxi. Camminava al centro della strada: orgoglioso e senza timore. Quasi una sfida. Lo stimo da allora. L’ho poi incrociato varie volte ma non glielo ho mai detto. Ne parlo bene solo alle sue spalle.
Nelle redazioni l’eccitazione era insana. Ero, all’ epoca, vicedirettore della Direzione Esteri della RAI (poi RAI International) e mi occupavo del giornale radio della mezzanotte, che faceva grandissimi ascolti. Due redattrici mi vennero a pregare di inviarle a Milano per seguire da vicino le gesta di Di Pietro, che, mi dissero, era, oltretutto, un uomo bellissimo. Un redattore, una sera, arrivo’ trafelato con un foglio. Mi annuncio’ che si era fatto vivo “il popolo dei fax” (in nome del quale molti giornali affermavano di scrivere i loro articoli che altro non erano che bollettini delle procure). Lo gelai chiedendogli come facessero ad inviarci fax ad un numero telefonico che nemmeno io conoscevo. Fu il mio primo ed ultimo incontro con il “popolo dei fax”.
Tornavo a Firenze nel fine settimana e trovavo, sulla scrivania, montagne di notifiche giudiziarie: testimonianze, un paio di avvisi di garanzia. Stavano passando al setaccio tutto, ed io ero stato nella giunta comunale fiorentina per sette anni. Un impazzimento generale: si era svegliata anche la Corte dei Conti, tutti volevano il loro spicchio di celebrita’ mediatica. Dovendo rimborsare le spese legali agli amministratori ingiustamente inquisiti per la ripavimentazione di Piazza della Signoria sia dalla magistratura ordinaria, sia da quella contabile, il Comune di Firenze ha dovuta pagarla almeno quattro volte il suo costo.
Qualche anno dopo, a Pescara, dove ero Direttore di sede della RAI, lessi, nelle cronache locali, che numerosi comuni erano in dissesto per la stessa ragione: gli amministratori erano stati processati e assolti e si erano dovuti pagare i loro difensori.
Oltre ai grandi processi e alle grandi inchieste mai sfociate in processi, Tangentopoli fu anche tutto questo. Un Paese paralizzato, grandi e piccole aziende rovinate, e, sopratutto, l’assalto alle grandi aziende dello Stato che passarono di mano a prezzi irrisori.
Molti, troppi, di coloro che si ammantarono allora della aureola di santi e di eroi, sono passati poi dalla magistratura alla politica: ed e’ una vergogna per l’una e per l’altra.
Dopo venti anni, mentre un po’ di verita’ affiora, ci si prepara, ancora alle elezioni. E, per la seconda volta, l’uomo nuovo, appare a buon diritto Berlusconi. Che e’ in pista da venti anni ma meno di Bersani, Casini, D’Alema, Fini, Vendola, Bossi, Veltroni, etc.!

Questo è il Cariglia che mi piace. Quello che qualche volta si illude e da credito a “cattive compagnie”, ma che resta quel personaggio sincero e passionale col quale ho condiviso interessanti esperienze.
Purtroppo amico mio, amici miei, ci stanno spiegando la “nuova democrazia”: niente scelta dei candidati alle elezioni; niente libertà di stampa; niente privacy vera, ma solo quella “bassottiniana” vale a dire barzelletta attentissima ai dati “sensibili” ma che trascura la tutela di quanto di più caro (famiglia, onore affetti, dignità, ecc.) di un suddito – acc. scusate cittadino – anzi la calpesta. Quella che impedisce la libera circolazione delle idee, della ricchezza, che toglie interi capitoli del Codice Civile con la scusa che bisogna combattere la criminalità e l’evasione fiscale. Senza che si levino importanti voci a difesa – tanto c’è la TAV, il BUNGA-BUNGA ed altre fesserie dell’umana stupidità a coprirle.
Per cui si aboliscono le preferenze, si riduce la circolazione di denaro a 50 €. e si impone al pensionato il C.C. bancario ( o postale), se ha una pensione superiore a 1000 €.
Ma di più: si attacca un “giullare come Grillo” perché qualche sconosciuto afferma che il suo movimento non è democratico, Quando a cominciare da “botteghe oscure” è sempre valso il CENTRALISMO (haha) democratico di stampo Leninista/Hitleriano! Che il Quirinale, mostro “democratico”, applaude, ma si pente il giorno dopo (come sull’Ungheria, su Moroni, su Craxi, forse su Berlusconi, ecc., da buon coccodrillo!)
E noi zitti….. zitti!, perché magari temiamo di mettere a disposizione di persone di provata fede 100 €, all’anno, per tentare di avere un’organizzazione che si AUTOTUTELI!
Craxi? Craxi era prima di tutto inviso ai nostri potentati, tutt’altro che “vergini di servo encomio” nei confronti degli stranieri (Stato del Vaticano compreso), ai quali sono sempre stati legati da vassallaggio.
Mi fermo Nicola, ma vi sono tante altre cose da dire. Qui serve LA RIVOLTA DI SPARTACO, a costo di morire tutti con la spada nel petto: Ma che resti nella storia a FUTURA MEMORIA!
Caro Nicola,
Tra un paio di giorni, esco al’estero, poi semmai commento…
Tanto è tempo perso, Eugenio Bennato lo cantava dieci anni prima che cominciassero e cinque anni prima, uscì “Sono solo canzonette” per le pressioni che subì, come chiunque dice la verità in questo paese F.
Tuttavia fu troppo tardi, come come vedi l’hanno ben ostraggiato.
Lui prevedeva, chi non vide la CIA dopo Sigonella andrebbe fucilato per alto tradimento tanto era evidente, ma cosa vuoi fare in un paese dove la cioccolata è Nutella, la pasta Barilla, la carne in scatola Simmental etc….sono tutti sotto contratto, anche quelli che non lo vorrebbero…
Se uno solo dei tuoi lettori, non ha ancora capito, beh digli di pregare per Renzi(lasciamo pure stare il discorso voto…) e facciamo una colletta per lui, intanto parcheggi pure sulle strisce gialle e se gli fanno la multa si giustifichi: Non ho la tessera, ma credo ancora che l’Italia sia stata liberata…