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“Sviluppo, velocità da regolare”

di Achille Colombo Clerici | 16 Luglio 2018

Nel 2017 il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno (19,4%) è stato tre volte quello del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10%). E mentre in alcune aree del nord del Paese la crisi si può considerare superata , il divario occupazionale tra Nord e Sud è di oltre 20 punti, come quello che esiste tra Grecia e Germania ed è tra i più bassi del Continente. Anche il rischio di cadere in povertà è triplo rispetto al resto del Paese, dieci meridionali su cento risultano in condizioni di povertà assoluta.

In Calabria, Sicilia, Sardegna la disoccupazione giovanile sfiora il 60 per cento, e ciò spiega a sufficienza perché dal Sud , negli ultimi quindici anni, siano andati via in 500mila, di cui 200mila laureati.

La forbice tra il Pil pro capite del Nord e del Sud si amplia. L’Italia, dodicesima su 28 Paesi dell’UE (1680 miliardi di euro che, divisi per poco più di 60 milioni di abitanti, portano a 27.700 euro procapite) vede gli estremi Lombardia e Trento con 36.600 euro, contrapporsi Calabria e Sicilia con 16.800 e 17.200 euro. Inteso come macroregione, il Sud ha un pil procapite inferiore di oltre 44% rispetto al Centronord.
Inoltre, a fronte di una spesa media per famiglia piu’ o meno allo stesso livello, abbiamo un netto divario quanto a reddito medio pro capite dichiarato ai fini fiscali.

Il gap non è soltanto economico, ma coinvolge anche i servizi, in primis la sanità. Perché le regioni del Sud Italia hanno gli indicatori di aspettativa di vita tra i peggiori d’Europa. Oggi una persona che nasce in Campania, Sicilia o in Calabria ha un’aspettativa di vita fino a quattro anni inferiore rispetto al Nord.

Eppure, leggendo meglio il territorio, si nota un Mezzogiorno a due velocità con Campania, Molise, Basilicata e Puglia che reggono il confronto con lo sviluppo medio nazionale grazie soprattutto a una base imprenditoriale più solida (in Basilicata ha sede uno stabilimento Fca, per citare), e ad una capacità di esportazione di buon livello.

Dall’analisi, alla proposta: come diminuire il gap Sud-Centronord? Fa sorridere, dopo oltre un secolo e mezzo di tentativi infruttuosi, parlare ancora di ricette. Comunque, che il malato voglia, o possa, adottarle, esse sono: meno assistenzialismo, investimenti, emersione dell’economia in nero, lotta alla criminalità organizzata, riduzione della burocrazia. Ciascuna di esse rappresenta un cambiamento epocale, soprattutto culturale, che quasi solo le nuove generazioni sono in grado di attuare. Ma i giovani emigrano, appunto.

Achille Colombo Clerici da istitutoeuropaasia.wordpress.com

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, calabria, crisi, dichiarato, euro, fini, germania, giovani, grecia, italia, lombardia, mezzogiorno, molise, nuove generazioni, puglia, sanità, sicilia, sviluppo, tasso di disoccupazione

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