Pensando alla Karelia, cioè hai confini tra Finlandia e Russia tornano alla mente le suggestive note della suite omonima di Jean Sibelius e il sentimento patriottico di un piccolo popolo che difese eroicamente i propri confini dall’invasione di Stalin, nel tardo autunno del 1939. Ricordava mio padre che da giovane era stato in Finlandia, di un uomo, forse ubriaco, che dette un forte pugno sul suo tavolo gridando minaccioso ” Ruski Kopa”, o qualcosa del genere…Morte ai russi. Quando si calmò, fecero amicizia ed egli raccontò delle ferite e dei combattimenti in Karelia. Quello era lo spirito degli anni cinquanta dello scorso secolo, tra scandinavi e russi. Oggi ci troviamo davanti ad una nuova provocazione di Mosca nei cieli svedesi e di Finlandia, dove sono stati intercettati i bombardieri russi Tupolev Tu-22M. La situazione è una vera polveriera come riferisce una collega da Nyhyttan nella contea di Orebro in Svezia. Le intercettazioni d’incursioni russe non sono una novità. Dal cominciare del conflitto in Ucraina, per un anno a questa parte, si sono fatte frequenti in molti luoghi del globo le incursioni aeree e navali di Mosca: dal Canada all’Australia. A febbraio, il Segretario britannico della Difesa ebbe a dire sul tema: “Putin lancerà una campagna di attacchi sotto copertura per destabilizzare gli Stati Baltici che fiancheggiano la Nato” (Lituania, Estonia e Lettonia). La Finlandia, come la Svezia, a differenza della Danimarca e della Norvegia, non fa parte dell’Alleanza Atlantica. Per questo motivo, i 1.300 km di confine che il paese del nord Europa condivide con la Russia destano particolare apprensione sia a Londra sia a Washington. La storia si ripete: Pietro il Grande attaccò la Svezia dalla Danimarca, nel 1939 Stalin la Finlandia in Karelia. Ci risiamo. Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia hanno stilato un comunicato congiunto in cui si annuncia una cooperazione contro possibili atti di aggressione da parte della Russia. Helsinki è molto allarmata dall’atteggiamento dell’esercito di Putin. Lo è a tal punto che ha inviato una lettera a 900.000 riservisti (inclusi i cittadini residenti all’estero) per ricordare loro i compiti cui sono tenuti “nel caso di una guerra”. I paesi a sud est del Mar Baltico stanno facendo la medesima cosa ricordando il giogo sovietico sotto il quale erano Stati, mentre in Ucraina si combatte ancora nelle Oblast di Donets’k e Luhans’k dove alcuni carri armati russi sono stati distrutti. La Russia non sopporta i limiti economici imposti dall’embargo. Ha, però, una popolazione che nulla ha da perdere, perché i più non hanno nulla. Tengono solo l’illusione delle masse che ogni dittatore può dare alle masse. Da Kharkiv, sul confine est dell’Ucraina, questo inverno partivano molte donne e uomini sui treni per oltrepassare il confine con la Russia e portare cibo alla popolazione. Nel frattempo, oppressi dal forte disagio e dalla propaganda, milioni di russi stanno pressando su i confini verso occidente. Putin è ora in un angolo della sua carriera politica internazionale. Egli trova comodo l’azione di Is che in questi giorni, ha occupato il sito archeologico di Palmira nella Siria centrale: un’azione a tenaglia se non concordata, sfruttata da Mosca per tenere in apprensione l’Europa per rilanciare il suo obiettivo d’occupazione o sbloccare l’embargo con la forza. Le due cose non sono slegate e hanno un senso univoco nella strategia di Putin. A ogni azione compiuta dal dittatore russo, cominciando dall’invasione della Crimea, per passare alle azioni di terrorismo dei ceceni di Kadirov, risponde un’azione dei fanatici dello Stato Islamico. Attentati, assassini, come quello di Nemtsov compiuto pochi mesi fa, la guerra in Ucraina e quella dello Stato Islamico sono nati nel medesimo anno. La scintilla, lo si è scritto più volte, è stata la rivoluzione popolare di Maidan contro il governo di Jankovic che garantiva alla marina russa il porto di Sebastopoli e il gas del Mar Nero. Per questo non è un caso se Putin ha dichiarato di essere stato disposto a usare l’atomica per ottenere la Crimea.
Svezia e Finlandia sono pronti a difendersi dalla Russia.
Pubblicato in : Maidan
Info Enrico Martelloni
Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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