
All’inizio dell’ottavo secolo dopo Cristo i Berberi avevano attraversato lo stretto di Gibilterra e si erano presa la Spagna.
Al-Andalus fu rinominata.
Con i Berberi che arrivavano dal deserto del Sahara e dal Marocco su cui regnavano, giunsero anche gli Arabi.
La conquista fu rapida e produsse grandi novità. Le città divennero sublimi come la Sublime porta islamica.
Tutti praticavano l’islam e credevano in Allah.
La cultura, la filosofia, la scienza, l’astronomia e la matematica, il progresso abitavano nella terra della mezza luna fertile e in terra d’Africa.

In Europa dopo il crollo dell’impero romano d’Occidente, era successo un putiferio.
Anarchia assoluta.
Resisteva la chiesa cattolica romana che si poneva come un faro nella notte buia.
Bisanzio-Costantinopoli aveva rinunciato a presidiare l’Occidente e si era concentrata in Oriente.
L’Islam intanto si era affermata come la grande novità del Mediterraneo e prometteva di conquistare l’Europa ed aveva cominciato con la Spagna.
Qui Vandali e Visigoti erano calati in massa dopo la caduta di Roma e la fine dell’impero.
I Celti da tempo immemore si erano insediati in Galizia e nel Nord della Spagna.
I Franchi premevano da tutte le parti.
Gli autoctoni e quanto era rimasto del vecchio impero cercavano di dare consistenza alla loro presenza ed alla loro storia.
Insomma nella penisola iberica regnava il caos. Piccoli regni, principati, potentati locali si combattevano tra loro.
Vandali e Visigoti a loro volta correvano di qua e di là a razziare e conquistare ma non divennero mai popolo e nazione.
Berberi ed Arabi ebbero buon gioco.
La Spagna poteva essere l’estensione naturale dell’Africa.
Il sole splendeva magnificamente.
Il cielo era azzurro e terzo come nel deserto.
Il Mediterraneo la circondava e la nobilitava.
E l’Islam pensò di farne una seconda Patria. Lo avrebbe fatto di lì a poco anche con la Sicilia e la vecchia Magna Graecia.
É in tale contesto che nel nord della Spagna, a ridosso dei Pirenei e delle terre franche, maturò la volontà di resistere.
Visigoti, Goti, Celti, Vandali, romani, autoctoni, si erano saldati intorno al culto cristiano.
L’Arcangelo Michele che in sé riassumeva le caratteristiche delle divinità nordiche aveva facilitato la conversione della gente che veniva da nord.
La devozione per gli apostoli e la voglia di resistere alla conquista arabo-berbera ed all’islamizzazione fecero il resto.
E nelle Asturie prese corpo un piccolo regno cristiano deciso a resistere alla conquista islamica.
Il principe Pelagio si fece carico di guidare la resistenza.
Erano ancora i primi decenni dell’ottavo secolo dopo Cristo.
L’Islam avanzava senza trovare opposizione. Pelagio era stato a servizio come generale di qua e di là in Spagna senza grandi risultati.
Aveva sangue visigoto nelle vene e infine tornò nelle terre delle Asturie ad organizzare un esercito, a dare identità alla gente e costruire un regno, un piccolo regno da cui tutto sarebbe scaturito. I Re di Spagna avrebbero assunto il titolo di principi delle Asturie.
E Pelagio iniziò la sua resistenza.
A ridosso dei Pirenei e nelle Terre delle Asturie l’Islam dovette arrestarsi. Forse complice anche la natura di quelle terre ed il freddo nordico…
Pelagio ebbe notizia della presenza, a Compistela, in direzione dell’Oceano, della tomba di Santiago, l’apistolo San Giacomo, il figlio del tuono come lo aveva definito nostro Signore, arrivato lì in maniera strana, addirittura miracolosa. Ve lo avrebbero condotto i suoi discepoli-devoti edotti della scristianizzazione della Spagna e del pericolo che incombeva sull’Europa.
Ed egli si recò in pellegrinaggio sulla tomba dell’apostolo e vi fece costruire una cappella e la gente cominciò a recarvisi nel nome della reconquista spagnola che sarebbe durata molti secoli ma si sarebbe compiuta nel nome di Santiago il Matamoros.
Fu questo il titolo assegnato all’apostolo assunto a simbolo della reconquista.
Montato a cavallo spada in pugno Santiago sarebbe divenuto il generale celeste che avrebbe finalmente messo insieme re e principi cattolici nella guerra che avrebbe riportato l’Islam oltre Gibilterra, lasciando tuttavia i segni di una civiltà tuttora evidenti.
Si sarebbe compiuta solo nel secolo quindicesimo la reconquista, dopo molti secoli di lotte ma la scintilla nacque qui nelle Asturie e fu Pelagio ad innescarla chiamando l’apostolo Santiago, divenuto Santiago de Compostela, a guidarla.
Il cammino primitivo di Santiago nelle Asturie divenne il primo percorso. Da lì sarebbe derivato tutto il resto.
Sono le sei del mattino di giovedì 11 settembre quando esco dall’albergo nei pressi della Stazione Termini in Roma per recarmi in aeroporto a Fiumicino, destinazione Oviedo-Asturie. Roma sonnecchia. Le strade sono deserte. La luce dell’alba aiuta a sognare…
Antonio Corvino
( 1-continua)

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