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Sulla regolarizzazione degli immigrati e la nostra non lieta vita ancora

Al momento le nostre energie e quelle del governo dovrebbero essere rivolte alla cosiddetta ripartenza, alla riapertura, descritta in modo troppo didascalico e per niente pragmatico.

di Carla Ceretelli | 10 Maggio 2020

Si dà il caso che non sia il momento. Ci sono italiani della classe media alla Caritas. Alcuni multati. Indecentemente. Per avere osato gridare di dolore in piazza, in pochi e osservando scrupolosamente le regole di contenimento.

Non si  dovrebbero   regolarizzare i migranti per non fargli fare i cattivi bambini. Come alcuni affermano. E tanto meno richiamare quelli che sono fuggiti dal covid quando ancora nei loro paesi non c’era il virus.  

Perché questo potrebbe  valere anche per gli italiani,  oggi a terra. Se non sotto terra.

Perché non ipotizzare che anche loro potrebbero essere ammaliati dalla malavita?  Dunque non è ammissibile alcun ricatto morale da parte di nessuno. Tanto meno da parte  di un ministro che pretende e batte i piedini per avere ciò che vuole minacciando dimissioni.

“Sono entrata nel governo per fare,  per essere utile” esordisce. Ma non sa, la poverina, viziata,  che il governo non è il sindacato dove, evidentemente, si puote ciò che si vuole e più non dimandare.  In modo dittatoriale. In democrazia non funziona così

Oppure  si dà per scontato che tanti italiani sono già in mano alle mafie. Mala tempora currunt davvero. Dunque, non vale la pena arricchire il parco dei disperati accogliendo senza alcuna possibilità di accoglienza dignitosa.  Non per razzismo o altre amenità, ma per disperazione  in un   il cinico “mors tua vita mea” . Dunque,  per difesa legittima, prima gli italiani. Dato che sono nel loro paese e spesso sono costretti a emigrare.

Del resto queste povere persone che vivono ai margini della società,  come tanti, troppi   indigeni,    non avrebbero, con la regolarizzazione, vitto e alloggio gratis,  ma se lo dovrebbero procurare come tutti  noi.  Con 30 euro al giorno di lavoro pesante. E, come è noto, molti   mandano a casa loro   parte  delle  risorse che spesso consentono alle famiglie di vivere  o sopravvivere  nel loro paese. Mentre  i migranti continuano e continuerebbero, in previsione, a vivere ammassati  in  alloggi di vario tipo  con scarsi servizi e penuria acqua . Così si dice.  Dunque anche l’aspetto sanitario appare a rischio esattamente come ora, in un perverso circolo vizioso.  E, dato che oggi una vita dignitosa  è difficile per parecchi, se non per  tutti, inutile far entrare altri disperati. Inoltre pare che un nuovo decreto, ma non un dpcm,  fra ninnoli e nannoli,  andrebbe in vigore non prima di ottobre. Dunque  la signora, o  è ignorante o in mala fede. Magari un differimento di scadenze  dei permessi di soggiorno,  potrebbe essere utile per le aziende agricole e per i lavoratori.

Al momento le nostre energie e quelle del governo dovrebbero essere  rivolte  alla cosiddetta ripartenza, alla riapertura, descritta in modo troppo  didascalico e per niente pragmatico.  Dunque   a ricominciare a vivere , se pur  non a  lieta vita, ancora, ma almeno a riprendere le usate  opre, auspicando quiete dopo  la tempesta.   Come dice il poeta. Sebbene  con abitudini totalmente diverse, per ora.

Abbiamo rivisto la movida sui navigli. Qualcuno ha considerato fake le foto e i video apparsi ovunque sui media. Sostenendo che i teleobbiettivi hanno reso appiattite le foto facendo apparire  vicine o addirittura accalcate  persone distanziate. In una città dove la curva dei contagi  non accenna a scendere.   Qualcuno ha perfino sostenuto che è lecita la disobbedienza civile nei confronti di un governo che non ha fatto il proprio dovere. Citando e chiamando in causa   il consueto complottismo demo pluto giudaico,  a braccetto con variegati poteri forti.  

Senza rendersi conto che in questo caso la disobbedienza civile o,  piuttosto, incivile, è altamente pericolosa. Contro se stessi e i propri simili. E chi ne è convinto e la pratica,   è altrettanto pericoloso.

E’ vero, il governo naviga a vista,  senza alcun previsione di porto sicuro. Se nella prima fase dell’emergenza se l’è cavata con i mantra  #noicisiamo #iostoacasa  e #setivuoibenenonuscire, non se la sta cavando per nulla  con #insiemecelafaremo. Anche perchè  non siamo affatto insieme, anzi,  e soprattutto non lo è l’esecutivo che nonostante   annessi e connessi tecnicoteorici infarciti di numeri  slogan,  di balle e niente più,   è   assolutamente impreparato per la fase due. E non si dica che sono stati presi alla sprovvista.

Oltre tre mesi hanno avuto per progettare la riapertura. Non facile ma possibile con buon senso e dati certi, o  almeno  possibili.  Se non ci sono riusciti  significa solo che sono inetti, incompetenti, e pure impertinenti. E non si parla dell’aspetto sanitario ma organizzativo.

Assistiamo allo sgomento  degli  autisti di mezzi pubblici ai quali si chiede di occuparsi di controllare le mascherine e le distanze mentre guidano. O ai farmacisti che dovrebbero consegnarle,  le mascherine,  mentre lavorano badando  agli inferociti che giustamente pretendono attenzione, insieme  ai clienti/pazienti da ascoltare e  consigliare e ai quali esitare farmaci con una responsabilità non indifferente. Giusto per citare un paio di esempi.

Non occorre parlarne, abbiamo tutto sotto il naso. Ma da qui a punirlo, questo sgangherato pool di inesperti,   mettendo a rischio la propria salute e la propria vita, uscendo alla rinfusa, disordinatamente non rispettando  distanze e senza DPI,   ce ne corre.

Come il marito che si tagliava per far dispetto alla moglie.

Carla Ceretelli

Cara Carla, proprio perché ti voglio bene e soprattutto perché le nostre divergenze mai hanno fatto velo alla nostra amicizia, non posso fare a meno di manifestare il mio disaccordo. Oltre tutto è noto che Pensalibero accoglie, per missione, direi, le opinioni di tutti e ognuno è responsabile delle proprie. Secondo la mia opinione, sulla questione immigrati, è fuorviante e spesso, certo non da parte tua, ipocrita, contrapporli agli Italiani bisognosi. La contrapposizione vera è tra regolarizzati che percepiscono i loro emolumenti con i contributi, minimi sindacali di paga, e imposte versate; e clandestini costretti a lavorare al nero, sottopagati, protagonisti loro malgrado di evasione fiscale propria e strumento di evasione fiscale altrui. Sono due modelli “di sviluppo” ed io scelgo il primo. Con immutata amicizia. (n.c.)

Pubblicato in : EditorialeTag: buon senso, caritas, democrazia, dimissioni, emergenza, euro, evasione, evasione fiscale, governo, lavoro, Pensalibero, persone, razzismo, slogan

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. carla ceretelli

    13 Maggio 2020 alle 10:55

    Caro direttore, mi pareva di aver chiarito il mio pensiero, non contrapponendo ma mettendo sulla stessa barca italiani in difficoltà, sfruttati come gli i immigrati nel lavoro sommerso. Ho parlato anche di accoglienza dignitosa che al momento risulta davvero difficile.. Ma evidentemente non è stato così, non sono stata chiara. Gli Italiani sono regolari, ovviamente, ma non nel lavoro,e spesso sfruttati come gli immigrati. E, dato che la finalità della regolarizzazione è proprio sul lavoro, non vedo distonie. Se il lavoro c’è che ci sia per tutti senza sfruttamento, ma, ripeto, se non c’è per tutti, mi dispiace se lo dice anche il bieco Salvini, ma, ripeto e ribadisco, prima gli italiani. Ora sta per uscire il decreto. Attendo godot.. Con immutata stima e affetto, Carla

    Rispondi
    • n.c.

      13 Maggio 2020 alle 13:28

      Cara Carla, per me Salvini non è bieco. Molto rifletto, invece e come è giusto, su chi gli va dietro. Ti abbraccio.

      Rispondi

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