A mente quasi fredda, perché poi le notizie diventano ormai vecchie in un giorno o due al massimo, sulla questione Boschi – De Bortoli credo utile scrivere lo stesso qualcosa, anche perché ieri, giorno di esplosione del caso, freschi ancora delle maratone su la présidentielle, è prevalsa soprattutto la necessità di schierarsi, al solito in renziani e anti-renziani, come se il tempo fosse immobile e le cose non cambiassero, oltretutto velocemente.
Mi pare che anche la dottrina economica più avveduta, anche quella ritenuta di destra, alla Milton Friedman per intenderci, abbia messo una volta per tutte paletti certi sul fatto che compito di una banca centrale e di un governo, ognuno coi suoi strumenti, sia tenere in piedi le banche e il sistema finanziario, meglio se utilizzando risorse al suo interno, invece che ricorrere ai cittadini, cioè alle tasse .
Ricordo che la Merkel ha messo 247 mld per salvare le banche tedesche, poi ha fatto approvare una direttiva europea che non lo permette più. Come salvare allora le banche italiane? Se Unicredit si prendeva la banca etrusca, sarebbe stata ottima cosa. Dava forse fastidio a qualcuno che lo si facesse? Comunque se l’è presa, proprio in questi giorni, Ubi banca, dopo che, ma è così dai tempi in questione, era stata depurata dei crediti difficili.
Quanto alla Boschi, ad invitarla per i 15 anni di Unicredit, in rappresentanza del governo, nel nov del ’14 e alle conclusioni del nov ’15, fu proprio Ghizzoni. Due settimane prima della liquidazione dell’istituto in cui il padre della Boschi aveva un ruolo di vicepresidente (è comunque fuori dall’inchiesta aretina per bancarotta fraudolenta). Mi sembra difficile che in quel consesso non ci sia scappato qualche accenno alla questione. E se non ci fosse stato, allora sì -verrebbe da dire- che la Boschi sarebbe, questa volta, da processare, e non solo sui media.
Del resto perché Ghizzoni la invitò? Solo per pavoneggiarsi della sua presenza?
In un simile contesto mi sono parse pretestuose le subitanee e feroci critiche apparse sui giornali e sui social di ieri all’operato della Boschi, accusata di aver fatto pressioni su Ghizzoni appunto per l’acquisto di Banca Etruria. E tuttavia la banca ha escluso che queste ci siano state, senza contare che lo stesso De Bortoli ha affermato, dicono sempre i giornali, di non aver “Mai parlato di pressioni della Boschi su Unicredit”. Forse la spiegazione migliore di tutta la faccenda sta in un libro da promuovere, scritto dallo stesso De Bortoli e presentato ieri a Milano. Libro in cui sono contenute le “rivelazioni”. Vista la portata delle reazioni successive alle prime impressioni, quando si è capito che c’era ben poco di dimostrato, Paolo Mieli ieri ha dato 24 ore di tempo a De Bortoli per portare pezze di appoggio concrete, cioè testimonianze a conferma delle sue tesi, ma la fonte, che secondo affariitaliani è Marina Natale, si è chiamata fuori, non è più in Unicredit, dice, e non ci pensa lontanamente a commentare la cosa; quindi resta in campo solo la parola, anzi lo scritto, di De Bortoli. A questo punto questi sembra abbastanza malmesso nel fronteggiare le critiche per il metodo disinvolto di porre la questione, come nel contrastare la stessa Boschi, che ha annunciato subito di voler sporgere querela.
Che l’Italia abbia bisogno di questo genere di querelles è comunque non immediatamente evidente.
LPF

De bortoli sicuramente asservito ad altri gruppi di potere più o meno occulti e comunque contrari all ascesa di Renzi e company per promuovere un ennesimo libro inchiesta che di inchiesta non ha nulla ha buttato in pasto ai leoni qualche riga di troppo… sponsorizzato da LA7 e via dicendo…
Questa è l’Italia anzi l’Italietta di sempre. Che fa sempre più ribrezzo.. e continuiamo a farci tenere la testa bassa in Europa…
Heri dicebamus … com’era ovvio Ghizzoni non parla coi giornalisti, ma dice “”Se mi convocheranno parlerò alla commissione d’inchiesta: in Parlamento, non sui giornali, risponderò ovviamente a tutte le domande che mi faranno”.
A chiedere, ma sul serio, non per strillonaggio mediatico, una commissione sulle banche tra l’altro e’ Matteo Renzi.
Cosi’ stanno le cose.
Grazie Tullio Pascoli, non mi aspettavo che qualcuno si ricordasse di quel libro di 5/6 anni fa, ormai quasi introvabile (ma chissa’ … una nuova edizione non e’ da escludere).
In effetti l’ho scritto perche’ mal capito.
Il nostro Paese, dopo tanti anni di governi statalisti ha tanto bisogno di conoscere la modernità del Liberalismo…
Mi fa piacere che usi il termine Liberalismo e non Liberismo, invenzione tutta italiana. All’ingrosso, area crociana.
Luciano Priori Friggi è autore – fra l’altro – di un saggio che considero importante, perché dedicato ad uno dei primi teorici dello Stato Minimo (RICOMINCIARE DA BASTIAT). Il pensatore francese Frédéric Bastiat, molto noto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, purtroppo è praticamente sconosciuto in Italia un po’ come lo stresso ignorato Bruno Leoni che costituisce un’altra importante colonna del liberalismo moderno. Eppure, oltre un secolo e mezzo fa Bastiat aveva ipotizzato la privatizzazione della maggior parte dei servizi tanto cari agli statalisti nostrani e principalmente a Keynes.
Bastiat è stato un economista brillante che anticipa il pensiero liberale della Scuola Austriaca (Ludwig von Mises ed il Premio Nobel F.A. von Hayek) e di Chicago Murray Rothbard e l’altro Premio Nobel Milton Friedman); pertanto, all’osservazione dei nostri giorni, le sue tesi si rivelano oltremodo attuali.
Infatti, già allora favorevole alla globalizzazione, suggeriva non solo scuole private, ma anche sistemi di sicurezza, di salute e previdenza, ma perfino di giustizia gestiti privatamente -in questo caso -, con gli arbitrati che, di fatto, ormai cominciano a sostituire le dispute giudiziarie fra le parti litiganti, sostituendo i lenti tribunali immensamente più lenti ed onerosi.
Soluzioni modernissime, dunque, che a poco a poco, direi spontaneamente, si stanno imponendo, dimostrandosi molto più efficienti, meno costose e definitivamente più adeguate ai nostri tempi, anche perché riconoscono ai singoli cittadini sovrani di aver raggiunto una certa maturità, in cui l’individuo può ormai assumersi una maggiore responsabilità per le proprie scelte fatte o da fare.
Introdurre al lettore italiano queste tesi, poco conosciute, di per sé, merita una menzione, soprattutto in un momento in cui qualcuno vorrebbe che il potere pubblico torni di nuovo a salvare un’ALITALIA che a questo punto dev’essere lasciata al suo amaro destino o che se ne occupi la libera iniziativa, così come avvenuto con SWISSAIR a suo tempo e tante altre organizzazioni incapaci di far pareggiare i propri bilanci.
Ecco il passaggio preciso del libro di De Bortoli, che non avevo al momento della scrittura dell’articolo: «Maria Elena Boschi nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit… chiese a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria». E ancora: «Ghizzoni incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere».
Questo “rivolgersi” sarebbe avvenuto nel corso dei festeggiamenti per i 15 anni di Unicredit, come riportato nell’articolo.
Piuttosto Mieli che tira in ballo Ghizzoni , “se entro 24 ore …” … che cosa dovrebbe smentire? mica e’ lui oltretutto la fonte. E poi fonte di che? mica De Bortoli nel libro tira in ballo Ghizzoni come fonte, semplicemente non fa nomi.