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Striscia di Gaza: ai piedi di Rafah

Biden avverte: “Hamas è come Putin, non li lasceremo vincere”, mentre Israele prosegue i bombardamenti su Gaza e il valico di Rafah resta chiuso.

di Istituto Ispi | 21 Ottobre 2023
United Nations Secretary-General Antonio Guterres speaks as he visits the Rafah border crossing between Egypt and the Gaza Strip, amid the ongoing conflict between Israel and Palestinian Islamist group Hamas, in Rafah, Egypt, October 20, 2023. (Ispi)

Hamas come Putin: “rappresentano minacce diverse ma hanno una cosa in comune, vogliono annientare le democrazie vicine. Non possiamo lasciarli vincere”. Dallo studio Ovale il presidente Joe Biden, di ritorno dal viaggio in Israele, ha rivolto un appello agli americani e al Congresso: continuare a sostenere e difendere Israele e Ucraina è “nel nostro interesse, è vitale per la nostra sicurezza nazionale”. D’altronde non si può “ignorare l’umanità di innocenti palestinesi che vogliono solo vivere in pace e avere un’opportunità” ha detto Biden secondo il quale “non si può mollare sulla pace. Non possiamo mollare sulla soluzione dei due Stati”. Nel discorso – pronunciato dallo Studio Ovale per sottolineare la gravità del momento – il presidente ha annunciato che chiederà al Congresso un pacchetto, stimato secondo indiscrezioni della stampa in 100 miliardi di dollari, per finanziare i bisogni della sicurezza nazionale americana sostenendo i partner, inclusi Israele e l’Ucraina. La bozza, riferisce la stampa statunitense, includerebbe 60 miliardi per l’Ucraina e 10 per Israele, destinando 9 miliardi anche per i controlli al confine tra Stati Uniti e Messico e per Taiwan – un tentativo di convincere i conservatori, contrari all’invio di ulteriore assistenza all’Ucraina. Ma la richiesta sarà rivolta ad un Congresso diviso e paralizzato, con la Camera dei deputati finora incapace di eleggere uno speaker dopo la sfiducia a Kevin McCarthy più di due settimane fa.

Bombe su una chiesa

Mentre da Washington Joe Biden avvertiva gli americani che “il mondo è ad un punto di svolta”, sulla Striscia di Gaza continuavano i bombardamenti. Nella notte, uno avrebbe centrato una casa adiacente la chiesa greco-ortodossa di san Porfirio a Gaza City, la chiesa più antica della Striscia diventata nei giorni scorsi un rifugio per centinaia di famiglie sfollate, cristiane e musulmane, non distante dalla parrocchia latina della Sacra Famiglia. Testimoni riferiscono di numerose vittime e feriti, mentre si scava tra le macerie per cercare eventuali sopravvissuti. Il patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme ha condannato l’attacco definendolo “un nuovo massacro” e “un attacco al patrimonio cristiano” di Gaza. Dal canto loro le forze di difesa israeliane (IDF) hanno annunciato di aver colpito “il centro di comando e controllo appartenente a un terrorista di Hamas coinvolto nel lancio di razzi e mortai verso Israele” riconoscendo che “un muro di una chiesa nella zona è stato danneggiato” a seguito dell’attacco. Nelle vicinanze si trova l’ospedale cristiano al-Ahli, dove martedì sera un attacco missilistico le cui responsabilità sono tuttora contestate, ha ucciso decine di civili. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, arrivato questa mattina nel Sinai, ha chiesto un “cessate il fuoco umanitario immediato” per alleviare “una sofferenza umana di dimensioni epiche”. Finora, oltre 4100 palestinesi sono stati uccisi nei raid israeliani a Gaza, tra cui circa 1600 bambini, mentre il bilancio delle vittime dell’attacco di Hamas del 7 ottobre ammonta a più di 1400 persone.

Cisgiordania in ebollizione

Le tensioni continuano ad aumentare anche in Cisgiordania, dove dal 7 ottobre 81 palestinesi sono rimasti uccisi in scontri sia con le forze israeliane che con i coloni, secondo il Ministero della Sanità palestinese. Alla luce dell’attacco di Hamas i residenti in Cisgiordania affermano di temere un’ondata di violenza da parte delle forze armate e di sicurezza israeliane, nonché attacchi di vendetta da parte dei circa 700.000 coloni israeliani che vivono nell’area. Una fibrillazione – alimentata dai raid sulla Striscia di Gaza – che si innesta in un contesto in piena ebollizione: A seguito dell’ondata di attacchi palestinesi contro gli israeliani lo scorso anno, il governo israeliano ha lanciato regolari incursioni e raid contro presunte roccaforti dei gruppi armati presenti nel territorio palestinese. Le violenze che ne sono conseguite hanno determinato un numero record di morti sia palestinesi che israeliani, che non si vedevano da almeno un decennio.

Rafah: tra la vita e la morte

All’ombra di un Medio Oriente sull’orlo del baratro, sabato l’Egitto ospiterà un vertice internazionale per cercare di evitare che il conflitto deflagri in una guerra più ampia. È prevista la partecipazione di un gran numero di leader regionali, ma diverse capitali europee – secondo il Financial Times – non sono disposte a partecipare a causa delle pressioni dei paesi ospitanti per includere un appello per un cessate il fuoco nella bozza di dichiarazione finale e per escludere qualsiasi riferimento esplicito alla legittima difesa di Israele. Intanto il valico di Rafah è rimasto chiuso anche oggi. Le tonnellate di aiuti umanitari finora recapitate nel nord del Sinai sono bloccate al confine che – nonostante gli annunci – resta sbarrato. “Stiamo assistendo ad un paradosso: dietro queste mura abbiamo due milioni di persone che soffrono enormemente, senza acqua, senza cibo, senza medicine, senza carburante, che sono sotto il fuoco, che hanno bisogno di tutto per sopravvivere” ha detto il Segretario Onu Guterres questa mattina. “Da questa parte – ha proseguito indicando il convoglio di aiuti – abbiamo tanti camion carichi di acqua, di cibo, di medicinali, esattamente ciò che serve al di là del muro. “Questi non sono solo camion”, ha affermato, “ma un’ancora di salvezza. Sono la differenza tra la vita e la morte”.

Il commento

Di Ugo Tramballi, ISPI Senior Advisor

“Per il poco che il presidente americano e il premier israeliano hanno offerto all’opinione pubblica, l’impressione è che sia stato il solito spettacolo. Entrambi hanno detto cose giuste: Israele deve difendersi dagli animali chiamati Hamas, indifferenti anche alla vita del loro stesso popolo.

Ma è solo la metà di una verità più complessa. C’è anche l’assedio medievale attorno a Gaza, la brutalità dei bombardamenti, l’arrogante ordine a un milione di palestinesi di abbandonare le loro case in poche ore. Insieme allo stare con Israele “senza se e senza ma”, avrebbe dovuto esserci lo stesso categorico impegno per i palestinesi”. Leggi l’approfondimento

A cura della redazione di  ISPI Online Publications 

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: camera dei deputati, capitali, chiesa, discorso, financial times, forze armate, governo, la stampa, mondo, persone, putin, sanità, scontri, soluzione, stati uniti

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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