
Hamas come Putin: “rappresentano minacce diverse ma hanno una cosa in comune, vogliono annientare le democrazie vicine. Non possiamo lasciarli vincere”. Dallo studio Ovale il presidente Joe Biden, di ritorno dal viaggio in Israele, ha rivolto un appello agli americani e al Congresso: continuare a sostenere e difendere Israele e Ucraina è “nel nostro interesse, è vitale per la nostra sicurezza nazionale”. D’altronde non si può “ignorare l’umanità di innocenti palestinesi che vogliono solo vivere in pace e avere un’opportunità” ha detto Biden secondo il quale “non si può mollare sulla pace. Non possiamo mollare sulla soluzione dei due Stati”. Nel discorso – pronunciato dallo Studio Ovale per sottolineare la gravità del momento – il presidente ha annunciato che chiederà al Congresso un pacchetto, stimato secondo indiscrezioni della stampa in 100 miliardi di dollari, per finanziare i bisogni della sicurezza nazionale americana sostenendo i partner, inclusi Israele e l’Ucraina. La bozza, riferisce la stampa statunitense, includerebbe 60 miliardi per l’Ucraina e 10 per Israele, destinando 9 miliardi anche per i controlli al confine tra Stati Uniti e Messico e per Taiwan – un tentativo di convincere i conservatori, contrari all’invio di ulteriore assistenza all’Ucraina. Ma la richiesta sarà rivolta ad un Congresso diviso e paralizzato, con la Camera dei deputati finora incapace di eleggere uno speaker dopo la sfiducia a Kevin McCarthy più di due settimane fa.

Bombe su una chiesa
Mentre da Washington Joe Biden avvertiva gli americani che “il mondo è ad un punto di svolta”, sulla Striscia di Gaza continuavano i bombardamenti. Nella notte, uno avrebbe centrato una casa adiacente la chiesa greco-ortodossa di san Porfirio a Gaza City, la chiesa più antica della Striscia diventata nei giorni scorsi un rifugio per centinaia di famiglie sfollate, cristiane e musulmane, non distante dalla parrocchia latina della Sacra Famiglia. Testimoni riferiscono di numerose vittime e feriti, mentre si scava tra le macerie per cercare eventuali sopravvissuti. Il patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme ha condannato l’attacco definendolo “un nuovo massacro” e “un attacco al patrimonio cristiano” di Gaza. Dal canto loro le forze di difesa israeliane (IDF) hanno annunciato di aver colpito “il centro di comando e controllo appartenente a un terrorista di Hamas coinvolto nel lancio di razzi e mortai verso Israele” riconoscendo che “un muro di una chiesa nella zona è stato danneggiato” a seguito dell’attacco. Nelle vicinanze si trova l’ospedale cristiano al-Ahli, dove martedì sera un attacco missilistico le cui responsabilità sono tuttora contestate, ha ucciso decine di civili. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, arrivato questa mattina nel Sinai, ha chiesto un “cessate il fuoco umanitario immediato” per alleviare “una sofferenza umana di dimensioni epiche”. Finora, oltre 4100 palestinesi sono stati uccisi nei raid israeliani a Gaza, tra cui circa 1600 bambini, mentre il bilancio delle vittime dell’attacco di Hamas del 7 ottobre ammonta a più di 1400 persone.
Cisgiordania in ebollizione
Le tensioni continuano ad aumentare anche in Cisgiordania, dove dal 7 ottobre 81 palestinesi sono rimasti uccisi in scontri sia con le forze israeliane che con i coloni, secondo il Ministero della Sanità palestinese. Alla luce dell’attacco di Hamas i residenti in Cisgiordania affermano di temere un’ondata di violenza da parte delle forze armate e di sicurezza israeliane, nonché attacchi di vendetta da parte dei circa 700.000 coloni israeliani che vivono nell’area. Una fibrillazione – alimentata dai raid sulla Striscia di Gaza – che si innesta in un contesto in piena ebollizione: A seguito dell’ondata di attacchi palestinesi contro gli israeliani lo scorso anno, il governo israeliano ha lanciato regolari incursioni e raid contro presunte roccaforti dei gruppi armati presenti nel territorio palestinese. Le violenze che ne sono conseguite hanno determinato un numero record di morti sia palestinesi che israeliani, che non si vedevano da almeno un decennio.
Rafah: tra la vita e la morte
All’ombra di un Medio Oriente sull’orlo del baratro, sabato l’Egitto ospiterà un vertice internazionale per cercare di evitare che il conflitto deflagri in una guerra più ampia. È prevista la partecipazione di un gran numero di leader regionali, ma diverse capitali europee – secondo il Financial Times – non sono disposte a partecipare a causa delle pressioni dei paesi ospitanti per includere un appello per un cessate il fuoco nella bozza di dichiarazione finale e per escludere qualsiasi riferimento esplicito alla legittima difesa di Israele. Intanto il valico di Rafah è rimasto chiuso anche oggi. Le tonnellate di aiuti umanitari finora recapitate nel nord del Sinai sono bloccate al confine che – nonostante gli annunci – resta sbarrato. “Stiamo assistendo ad un paradosso: dietro queste mura abbiamo due milioni di persone che soffrono enormemente, senza acqua, senza cibo, senza medicine, senza carburante, che sono sotto il fuoco, che hanno bisogno di tutto per sopravvivere” ha detto il Segretario Onu Guterres questa mattina. “Da questa parte – ha proseguito indicando il convoglio di aiuti – abbiamo tanti camion carichi di acqua, di cibo, di medicinali, esattamente ciò che serve al di là del muro. “Questi non sono solo camion”, ha affermato, “ma un’ancora di salvezza. Sono la differenza tra la vita e la morte”.
Il commento
Di Ugo Tramballi, ISPI Senior Advisor
“Per il poco che il presidente americano e il premier israeliano hanno offerto all’opinione pubblica, l’impressione è che sia stato il solito spettacolo. Entrambi hanno detto cose giuste: Israele deve difendersi dagli animali chiamati Hamas, indifferenti anche alla vita del loro stesso popolo.
Ma è solo la metà di una verità più complessa. C’è anche l’assedio medievale attorno a Gaza, la brutalità dei bombardamenti, l’arrogante ordine a un milione di palestinesi di abbandonare le loro case in poche ore. Insieme allo stare con Israele “senza se e senza ma”, avrebbe dovuto esserci lo stesso categorico impegno per i palestinesi”. Leggi l’approfondimento
A cura della redazione di ISPI Online Publications

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