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Stati Uniti d’Europa. Ungherexit?

Rimane la questione di fondo: può uno Stato violare le norme della comunità della quale fa parte e, contestualmente, godere dei vantaggi economici che ne derivano dal farne parte?

di Primo Mastrantoni | 23 Novembre 2020

Se un Paese non vuole rispettare le regole che, insieme ad altri, si è dato è bene che esca dalla comunità.

Ci riferiamo all’Ungheria che ha posto il veto alla adozione del bilancio dell’Unione europea, comprensivo del Recovery Fund, che prevede ben 750 miliardi di finanziamenti, dei quali 209 per l’Italia, che servono per affrontare la crisi dovuta alla pandemia.

Per l’approvazione del bilancio europeo occorre l’unanimità dei voti, sicchè l’Ungheria, con il suo voto contrario, ha bloccato i finanziamenti per affrontare l’emergenza sanitaria provocata dalla infezione virale.

I fondi comunitari sono vitali per l’Italia che ha una economia in fortissima sofferenza, se non in crisi.

L’Ungheria si oppone al bilancio comunitario poiché occorre rispettare alcune condizionalità, in particolare quella sullo Stato di diritto, che caratterizza l’essere dei Paesi membri della Ue.

L’Ungheria è stata più volte condannata dalla Corte di Giustizia europea per violazione degli accordi che aveva sottoscritto.
E’ appena il caso di ricordare che il premier ungherese, Viktor Orban, si è rifiutato di accettare i profughi sbarcati in Italia, violando gli accordi relativi alla ripartizione dei rifugiati in Europa, con buona pace di Salvini e Meloni.
Altre condanne riguardano la libertà di stampa, di insegnamento e l’utilizzo dei fondi comunitari.

Il modo per aggirare il veto ungherese ci sarebbe: basterebbe estrapolare il Recovery Fund dal bilancio europeo e trasformarlo in un trattato intergovernativo, cosicchè gli Stati che aderiscono potrebbero ricevere i 750 miliardi, mentre l’Ungheria ne rimarrebbe fuori.

Rimane la questione di fondo: può uno Stato violare le norme della comunità della quale fa parte e, contestualmente, godere dei vantaggi economici che ne derivano dal farne parte?
No, evidentemente.
Allora è bene che esca dalla comunità. L’Ungheria fuori dalla Ue non sarebbe un dramma.

Dovremmo cominciare a pensare a l’Ungherexit.


Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Pubblicato in : EditorialeTag: aduc, crisi, emergenza, europa, italia, meloni, stati uniti, unione europea

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Segretario ADUC

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