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Stati Uniti d’Europa. Più difficili senza la UK, ma possiamo e dobbiamo farcela

Dopo la Brexit speriamo che ci possa esser chiaro che è bene non lasciare nessuno in secondo piano (per quanto ingombrante e massiccio sia stato il secondo piano dell’Uk).

di Vincenzo Donvito | 15 Dicembre 2019

La molto larga vittoria dei Tories in Uk è un nuovo punto fermo da cui partire. Innegabilmente la scadenza del prossimo 31 gennaio per la Brexit verrà rispettata e, forse, vista la certezza di una spalla istituzionale consolidata, il deprimente teatrino britannico a cui abbiamo assistito in questi ultimi tre anni e mezzo subirà un fermo. Sarà un bene per chi continua ad essere nell’Unione Europea e coloro che (speriamo) entreranno più o meno a breve e – ci auguriamo per i britannici – un bene per chi ha scelto di andarsene? Non lo sappiamo.
Al momento una cosa è certa. La presenza dei britannici è stata un bene, pur se hanno continuato con la loro tipica spocchia che ha visto in prima linea la conservazione (a ragion veduta – loro – a questo punto) della Lira Sterlina. Una presenza benefica perché è servita a portare ed alimentare nel sistema giuridico ed istituzionale dell’Unione tutta la loro secolare tradizione di libertà e diritti che, nei secoli recenti e soprattutto nel Novecento, ci hanno difeso dalle più orrende derive. Ed anche nell’Unione la presenza dell’Uk ha sicuramente dato i suoi contributi fondamentali per l’affermazione dei diritti degli individui, da quelli consumeristici a quelli civili. Quando nel nostro Continente alcuni diritti erano solo chimere di piccole minoranze istituzionali ed enormi realtà di maggioranze che vivevano l’assenza sul proprio corpo, in Uk questi diritti erano consolidati da tempo: due soli esempi, l’aborto e il diritto al consumo.
Quindi, grazie britannici. La vostra presenza è stata veramente utile e ci spiace che non possa più continuare ad esserla. Ci sareste serviti ancora tanto, pur coi vostri rituali monarchici che, ad un repubblicano convinto e militante come me, pur cogliendo l’essenza e il significato politico e storico, sono sempre apparsi goffi. E proprio perché lo abbiamo appreso da voi, monarchici (in numerosa compagnia di altri Paesi dell’Ue) e repubblicani, avevamo imparato a rispettarci e vivere insieme.
Ci auguriamo che questo nostro divorzio non-consensuale non abbia per voi conseguenze per la vostra stessa esistenza. Il record di consensi dello Scottish National Party non si può escludere che potrebbe essere foriero di un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia, che essendo un territorio molto filo-Ue, in questo nuovo contesto Brexit potrebbe trovare quella linfa separatista che nel vecchio referendum non era stata sufficiente ad ottenere il risultato sperato dai promotori.

Per noi che restiamo nell’Unione, e che auspichiamo un suo allargamento a tanti per i quali sarebbe un bene reciproco (per esempio l’Albania… e la Turchia, se e quando avrà capito di continuare o meno di affidarsi ad Erdogan), e che abbiamo fatto tesoro di tutto il positivo che ci avete insegnato e portato in questi anni di “matrimonio”… per noi che restiamo ora si apre una sfida ancora maggiore che in passato.
Non più difficile.
L’Ue è una potenza economica in grado di competere con grandi come Usa e Cina e ora anche Uk, ma ha delle palesi debolezze: prime fra tutte la mancanza di una politica fiscale unica e l’assenza di un esercito altrettanto unico. Siamo bravi per quanto riguarda le politiche monetarie con una Banca centrale che ha mostrato di svolgere il ruolo determinante per cui era stata concepita; non abbiamo le dogane e per questo siamo tutti più prosperosi, abbiamo un sistema di giustizia in grado di raddrizzare i vari svarioni di alcuni nazionalismi, etc etc…. ma siamo ancora a livello larvale.
Una cosa abbiamo imparato dalla Brexit e speriamo che sia di lezione: occorre andare avanti tutti insieme.
Su questo ci sono diverse opinioni: non è di oggi che si parla di Ue a due velocità, sostanzialmente i più ricchi e i più poveri (in cui la limitatezza della zona Euro ha una sua funzione). Ma dopo la Brexit speriamo che ci possa esser chiaro che è bene non lasciare nessuno in secondo piano (per quanto ingombrante e massiccio sia stato il secondo piano dell’Uk). Siamo, per l’appunto, l’Unione Europea, qualcosa di più di un accordo politico, economico e commerciale tra Stati sovrani, visto che presupposto dell’Ue è proprio fare a meno di un po’ della propria sovranità. C’è una dura e in un certo senso contraddittoria realtà con cui occorrerebbe subito cominciare a fare i conti, l’esistenza di meccanismi gestiti non dall’Unione ma dai singoli Stati sovrani (il Mise – il cosiddetto salva Stati- per fare solo l’ultimo esempio che ha “appassionato” il nostro Paese) e addirittura quel mix di Unione e non-Unione che è la Commissione, l’organo esecutivo
dell’Ue. E non solo.
Il superamento di questa realtà i federalisti come noi lo chiamano Stati Uniti d’Europa. Da uno slogan dovremmo passare ai fatti. Ed oggi lo faremo senza Uk. Ribadiamo ancora il ringraziamento per quel che l’Uk ci ha insegnato, ma sicuramente non faremo tesoro del suo far girare il mondo intorno alla loro sovranità. Sarebbe troppo stretta – anche una sovranità del continente europeo – per le sfide europee e mondiali che dobbiamo affrontare.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

 

Pubblicato in : SituazioneTag: aduc, anni, banca centrale, cina, commissione, conti, euro, lira, mondo, referendum, slogan, stati uniti, tesoro, usa, zona euro

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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