Un elefante in un negozio di cristalli. Ci è
venuta in mente questa scena per sintetizzare il comportamento della neo
presidente della Banca Centrale Europea (BCE), Christine Lagarde.
I cristalli, delicatissimi, cioè la situazione
economica, energetica e sanitaria che il Mondo sta affrontando e subendo, sono
venuti giù frantumandosi in mille pezzi: le borse in picchiata e lo spread
impennato.
“Non siamo qui per ridurre gli spread”
è stata la spallata alla cristalleria della Lagarde.
Eppure, Christine Lagarde non è una sprovveduta:
è stata più volte ministra francese: del Commercio Estero, dell’Agricoltura e
Pesca, dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego, poi direttrice del Fondo
Monetario Internazionale e, ora, presidente della BCE.
Il rumore dei cristalli ha coperto quello che
c’è di positivo nelle proposte della BCE: invariati i tassi; finanziamenti
agevolati per le banche, per finanziare l’economia reale; ampliamento del
Quantitative easing di 120 miliardi e rinvio degli stress test sulle banche.
I frammenti di cristallo dispersi nell’aria, con
la luce rifratta e riflessa dalle schegge, hanno, però, illuminato la scena e
reso chiaro ai nostri governanti che la BCE non può sostituirsi alla Politica;
e che fisco, sanità, trasporti, educazione, lavoro e produttività sono temi dei
quali deve occuparsi la Politica, non quella dei singoli Stati, ma quella di
uno Stato unitario, che si chiama Stati Uniti d’Europa.
Se ce ne fosse bisogno per capirlo, è lì a
dimostrarlo l’effetto globale, sanitario ed economico, della infezione virale.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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