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Stati Uniti d’Europa. Ceta e Ue. C’e’ piu’ di qualcosa che non funziona

di Vincenzo Donvito | 24 Ottobre 2016

E’ saltato il vertice Ue-Canada del prossimo 27 ottobre, per cui il trattato Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) al momento rimane in aria. E’ notorio che l’opposizione della regione belga della Vallonia ne ha impedito la ratifica. Vari i motivi e le interpretazioni, politiche ed economiche: alla Vallonia non tornano i numeri a saldo della liberalizzazione del mercato di alcuni prodotti tra lei e il Canada e -perche’ no-, visto che la Vallonia e’ a conduzione socialista e il governo centrale belga non lo e’, non e’ da escludere una ripicca politica o un metodo per alzare il prezzo in merito ad alcune rivendicazioni che abitualmente non vengono prese in considerazione se non si fa parte della medesima parte politica.
A leggere i resoconti semplici del trattato (per chi vuole ci sono da leggere 2344 pagine di un arido testo di interpretazione non semplice: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/FR/TXT/?uri=COM:2016:444:FIN), dalla parte dei consumatori, non ci e’ sembrato un ostacolo alla crescita quantitativa e qualitativa degli scambi commerciali, anzi: un elenco di opportunita’ nel rispetto degli specifici standard senza, soprattutto, far venire meno alcune conquiste che caratterizzano il mercato europeo rispetto a quello canadese (sanitari essenzialmente). Dalla parte delle imprese, invece, quando si produce e si vuole esportare (e anche prodotti di una certa qualita’ e notorieta’, come e’ per quelli italiani ed europei in generale) e si hanno mercati col quasi totale abbattimento dei dazi, l’opposizione ci sembra incomprensibile, se non per coloro che -solo per prendere voti facendo riferimento all’irrazionale basso ventre- ragionano coi muri, col finto chilometro zero, con la lotta al
diverso per il solo fatto che e’ oltre il proprio giardino (tutta roba finta, tra l’altro, su cui i sostenitori non fanno altro che far credere di non vedere: dalla cultura al cibo, dai servizi ai prodotti in generale). E qui entriamo nell’eterna diatriba/lotta tra coloro che sono convinti di fare gli interessi della collettiva a patire dal proprio potere (che spesso si appaga finendo per esaurirsi con la conquista in se’ dello stesso), e quelli che mettono la propria esperienza e disponibilita’ per la collettivita’ in se’: elementi che si confondo anche in questi contesti, da un parte e dall’altra, nonostante le frequenti e roboanti dichiarazioni e prese di posizione per il bene comune. Entriamo anche nella psicologia della comunicazione di massa? Lo lasciamo ad altri momenti. Qui ci “fermiamo” ad alcune considerazioni sul libero mercato e sulle istituzioni che dovrebbero favorirlo… con un paletto (altrimenti si sa dove si comincia, ma non si finisce mai): la democrazia.
Domanda: e’ democratico un sistema che per approvare una qualche norma ha bisogno del consenso totale di tutti gli attori, proprio come nel nostro caso del Ceta? La risposta e’ ovvia. Come e’ ovvia quando, per esempio, per l’ingresso di un nuovo membro nell’Ue (c’e’ la lista d’attesa abbastanza lunga da quando non c’e’ piu’ il “muro” di Berlino e di Srebrenica), vengono fatte le pulci alla democrazia dei pretendenti… per farlo entrare in un sistema che e’ la negazione della democrazia.
Siamo per questo spietati perche’ non vogliamo considerare -nella fattispecie- le ragioni della Vallonia (quindi di una minoranza 1-), oppure giochiamo all’ingrosso come fa qualunque Parlamento o consiglio democratico per approvare o meno una disposizione?
C’e’ qualcosa che non funziona nella nostra Unione. E questo e’ solo l’aspetto del giorno. Se pensiamo alle politiche di accoglienza dei migranti, inoltre, ci vengono anche i brividi… ma non facciamo il minestrone di cui sopra…
C’e’ qualcuno che ha voglia di metterci mano o dobbiamo assistere alle Brexit di turno come se nulla fosse?

1 – che poi, tra gli attuali oppositori al Ceta ci sarebbero anche Romania e Bulgaria ma che, piuttosto che per i loro formaggi e i loro beni da importate ed esportare, sembra che facciano bizze per come vengono oggi trattati i loro cittadini per i visti col Canada: i minestroni non sono il forte dell’economia e della politica internazionale… ma questa e’ una nostra valutazione di realismo politico.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, consenso, considerazioni, consumatori, democrazia, disposizione, euro, europa, governo, massa, mercati, mercato, merito, opposizione, parlamento, stati uniti, Stati uniti d'europa, valutazione

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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