Si avverte un doppio livello di gestione della cosa pubblica: le cose serie, cioè gli interventi contro la crisi, di pertinenza esclusiva del Governo, le minuzie al Parlamento.

Primo: è il caso di non cullarsi piú sulla illusione che, tolto Berlusconi per Monti, le cose siano diventate piú facili. Le chiavi per risolvere la crisi non stanno a Roma e solo in parte sono a Bruxelles. Sui sacrifici che ci sono stati imposti è lecito dubitare.
Secondo: smettiamola con il tormentone del giudizio asettico dei “mercati” quale cortina di tornasole di ogni decisione e di ogni provvedimento. I mercati non solo non sono sotto una campana di vetro, ma, è fin troppo ovvio, sono esposti ad ogni genere di influenza e manovra. L’Europa partecipa alla guerra divisa, l’Italia sta in Europa ancora piú divisa. Per spiegare le nostre continue sconfitte finanziarie basta e avanza.
Terzo: crescono i timori per il discutibile strappo costituzionale che ha portato al Governo Monti. Se il beneficio è stato poco o nullo sul piano economico e finanziario, il pericolo che durante o dopo la bufera si facciano sentire gli effetti negativi del commissariamento della nostra democrazia è forte. Le tentazioni di un moderno autoritarismo temperato da aspirazioni tecnocratiche sono dietro l’angolo.
Quarto: nel frattempo la bolgia alla Camera sulla richiesta di carcerazione dell’on. Nicola Cosentino ha accentuato, e non ce ne era bisogno, la sensazione di estraneitá della classe politica rispetto ai sentimenti dell’elettorato. Si avverte un doppio livello di gestione della cosa pubblica: le cose serie, cioè gli interventi contro la crisi, di pertinenza esclusiva del Governo, le minuzie al Parlamento, che deve pur fare qualcosa per giustificare la sua esistenza.
E proprio il caso Cosentino offre la misura, impressionante, del grado di degenerazione civile del Paese, non solo della classe politica. C’era da decidere non se il parlamentare dovesse essere sottoposto a processo (lo è gia’) ma se dovesse affrontarlo da libero o da recluso. Sgomenta contare quante volte è stata usata la parola “salvato” per indicare chela Cameraha deciso contro la carcerazione. In uno stato di diritto la regola (per tutti) è che al processo ci si va liberi e la carcerazione viene solo dopo la condanna. E invece ad una parte smisurata di Italiani appare normale che si finisca in prigione prima della sentenza. Peggio: le accuse dei PM sono confuse con le sentenze.
E cosí si capisce come il Parlamento, per l’ennesima volta, abbia affrontato una questione drammaticamente futile in maniera futilmente drammatica.

Perchè in queste condizioni il Premier Monti non sottoscrive urgentemente un protocollo bilaterale con la Svizzera (in Europa non si fanno accordi bilaterali ma validi per tutti) come hanno fatto Germania ed Inghilterra, per segnalare i nomi dei titolari degli oltre 150/MILIARDI DI EURO giacenti oltre conbfine e smascherare così una evasione di dimensioni colossali ?? Del resto Monti non è un politico e non deve andare alla ricerca del consenso !! No ?
Caro Nicola,condivido talune tue preoccupazioni in ordine al commissariamento della democrazia ed il principio che “al processo ci si va da libero”. Chiedo di sapere Cosentino ed i tanti altri suoi simili quali atti hanno formalizzato per rinunciare ad ogni forma di scudo protettivo e presentarsi da “liberi” al Giudice ?
Dove è stata allocata l’etica comportamentale ? Il comune cittadino è in stato confusionale e fà fatica a distinguere “ladri o truffatori” dai “parassiti evasori fiscali”! Lo stato di disagio sociale è alto ed assai pericoloso .I grandi del mondo smettano di far chiacchere e operino per il bene dell’Umanità! Ciao.