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“Stai al volante non sul divano”

Scontri, tamponamenti, urti, collisioni più o meno gravi ma sempre incidenti che si potrebbero evitare con un po’ di educata attenzione.

di Fabrizio Binacchi | 5 Agosto 2019

Sono le distrazioni, ormai, le prime cause di incidenti sulle nostre strade. Anche gravi, anche mortali. Navigatore e telefonino, radio e orologio intelligente, e chissà quale altro marchingegno ci distolgono gli occhi dalla strada e la mente dalla guida. Guida e basta e sarai più tutelato. Fai dieci chilometri di autostrada e un automobilista su tre non ha gli occhi sulla strada.

Ci distraiamo alla guida con tutto e poi succedono gli incidenti. Scontri, tamponamenti, urti, collisioni più o meno gravi ma sempre incidenti che si potrebbero evitare con un po’ di educata attenzione.

“Stai al volante non sul divano”. Ecco potrebbe essere una alternativa allo slogan guida e basta. Stai su un’automobile non su una giostra. Sei alla guida di un autocarro o di un tir non alla caccia al tesoro dei Pokemon. Solo l’altro giorno nuovo tamponamento tra camion nello stesso punto della A14 dove un anno fa era esploso il quartiere.

L’altro giorno  sulla Bologna Taranto zona Romagna per distrazione c’è stato un tamponamento tra tir senza gravi conseguenze per le persone ma disagi inenarrabili di traffico bloccato per una intera regione con dieci chilometri di coda formatisi in mezzora. Non ci siamo.

Facciamoci distrarre quando siamo a passeggiare a piedi in riva al mare magari mettendo delle ciabatte consone all’età e vestendo sempre un abbigliamento consono al luogo e al momento.

Sarà ovviamente meno grave come conseguenze sulla incolumità nostra e degli altri ma distrarsi su vestiti cuffie e infradito è sempre pesante come immagine. Aumenta il numero dei comuni che mettono divieti e adottano norme a regolare come si va vestiti e svestiti in località di villeggiatura e di mare.

Evidentemente c’è un uso eccessivo di canotte e costumi, infradito e pantaloncini, pettorali e toraci.

Diciamolo: se sei a 50 – 100 metri -ma massimo cento metri- da dove il mare tocca la sabbia o la roccia e non hai la maglietta vabbè un giro in torace e a piedi scalzi lo puoi fare. Ma la passeggiata a torace desnudo con un pantaloncino che non copre neanche il costume sulle vie oltre il lungomare è da divieto e da censura. Per buona creanza si diceva una volta.

A un ragazzino che scappa dal mare verso la sala giochi puoi anche consentirlo ma non al signore sulla quarantina che vuole esibire i bicipiti in luoghi non idonei.

Così come l’uso delle ciabatte infradito andrebbe regolamentato tra città e luoghi di mare, tra età anagrafica e età percepita: tutti si possono permettere un infradito in spiaggia, pochi hanno giustificazioni oltre gli anta per un infradito nella piazza cittadina, per non parlare di quelle e quelli che vanno con infradito in chiesa a messa anche in città di mare. E mettetevi una scarpa leggera, suvvia. Non sarà un’ora di cerimonia che vi farà sudare i piedi.

Poi c’è l’emergenza cuffiette musicali. Diciamo che fino ai 20, 25 anni, toh metti anche 27, le cuffie e cuffiette musicali sono uno strumento che si coniuga con la relativa testa dei summenzionati fruitori anagrafici. Ma perché il manager o il falegname di 50 o 55 anni deve portare la cuffia rossa come fosse un teenager?

Non si fa. Anche qui c’è un problema di distrazione, di buona visione  e un grande problema di reputazione. 

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: anni, bologna, censura, cerimonia, chiesa, incidenti, mare, persone, scontri, slogan, tesoro

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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