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Sprechi di Stato e non sanno dove

di Fabrizio Binacchi | 18 Novembre 2013

Ci tartassano e lo Stato spende come in Svezia e Finlandia ma  abbiamo servizi pubblici tendenti a Paesi in via di sviluppo, a confronto.

sprechiIl professore di economia della Bocconi ha l’aria sconsolata. Non serve neanche il nome, fa testo l’Università. Dice davanti alle telecamere: se noi in Italia abbiamo una spesa pubblica elevata (circa 810 miliardi di euro l’anno, vuoto-per-pieno, come si dice) cioè in proporzione come i Paesi del Nord Europa considerati modello, ma non abbiamo il livello dei loro servizi (istruzione, sanità, assistenza, welfare, ecc) vuol dire che c’è spreco. S.p.r.e.c.o!?  Ma guarda!!. Sprechi di idee e di buonsenso, innanzitutto. Anno del Signore 2013, quasi anno nuovo  2014, e scopriamo una rivoluzionaria verità. Che in Italia c’è una spesa pubblica elevata, pagata da tutti noi che paghiamo le tasse, e non da quelli che le evadono o ne pagano una minima parte, ma non abbiamo quello che nei Paesi evoluti e modello del Nord viene ridato ai cittadini con quella spesa pubblica e cioè: adeguato tasso di assistenza, idonei livelli di sostegno sociale e di welfare, adeguati parametri di istruzione e sostegno alla formazione e lavoro. Come dovrebbe essere in un Paese normale settima ottava potenza industriale del mondo. Potenza? Industriale? Insomma ci tartassano e lo Stato spende come in Svezia e Finlandia ma  abbiamo servizi pubblici tendenti a Paesi in via di sviluppo, a confronto. Una volta si diceva a livelli sudamericani o da Paesi delle banane ma adesso nemmeno più quei confronti vanno bene perché ci sono paesi sudamericani che ci danno punti e paesi della banane che hanno trovato vie di sviluppo e di crescita che noi non immaginiamo nemmeno. Sprechi di Stato e  non sanno nemmeno dove. Facciamo una ipotesi. Mettiamo insieme 40 saggi non delle riforme istituzionali che tanto lì è roba quasi da primo anno di scienze politiche basta mettersi d’accordo e l’architettura istituzionale la trovi in cinque giorni lavorativi, ma 40 saggi di economia pubblica e di finanza internazionale. Volete che in 10 giorni lavorativi 40 saggi di economia non sappiano davvero trovare nell’elenco di oltre 800 miliardi di spesa pubblica una decina di miliardi da dirottare, isolare, estrapolare, per cominciare a dare lo start alla crescita. Si baloccano da mesi su un miliardo di qua, un miliardo e mezzo di là due miliardi che non si trovano. Eppure la montagna della spesa è li pronta ad essere analizzata. Cos’hanno fatto in tanti mesi gli addetti alla spending review, revisione della spesa, che capitoli di bilancio stanno analizzando? Dove si appuntano le attenzioni? Su 800 miliardi di spesa pubblica volete che non si riesca a trovare nemmeno l’1 per cento da indirizzare su spesa più pubblicamente produttiva come quella che serve per innescare la crescita? E sarebbero da soli 8 miliardi, cioè più del doppio di quello che serve e fa litigare  ministri e parlamentari tra cuneo fiscale, detrazioni, sostegni e ammortizzatori sociali. Rispondono dallo Stato: è ma sa nella spesa pubblica ci sono Sanità, Trasporti, Pensioni, amministrazione dello Stato… e via elencando. Appunto e volete darci da bere che in tutta quella serie lunga di capitoli non ci siano spazi, spazietti, non marginali per trovare un “tesoretto” minimo. La sensazione vera è che nemmeno lo Stato sappia dove spende bene e dove spende male, e quindi dove spreca. Sembra esserci una specie di Grande Fratello di Stato, forse la burocrazia, forse la tecnocrazia che spesso prendono il posto della politica nelle spese dello Stato. Chissà se anche alla Ragioneria generale dello Stato hanno tutti i numeri giusti? Tutto diventa incerto, etereo: potremmo avere un tesoretto e nemmeno lo sappiamo oppure potremmo avere ancora più debiti di quelli che abbiamo e lo scopriremo al prossimo ragioniere che passa.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. michele d.

    20 Novembre 2013 alle 14:37

    ci sono una montagna di enti inutili senza alcuna funzione ( cosa ci sta a fare l’ente assistenza garibaldini? L’ente zolfo siciliano? ecc)che ci costano 20 miliardi di euro l’anno, cominciamo da lì! Ci sono 8000( ottomila) società regionali, comunali e provinciali in perenne perdita e che ci costano non meno di 50 miliardi di euro l’anno costituite solo per mantenere clientele politiche e sistemare parenti ed amanti, vuoi che non troviamo qualche risparmio ad abolirle e sorvegliare che non ne costituiscano di nuove?

    Rispondi

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