
Il recente ciclo di elezioni regionali in Spagna si è chiuso con un verdetto pesante per il Partito Socialista del Primo Ministro Pedro Sánchez. Il segnale più inquietante è arrivato dall’Andalusia, la regione più popolosa del Paese e per decenni storica roccaforte della sinistra. La netta sconfitta subita dai socialisti rappresenta un colpo storico e umiliante per un partito che un tempo dominava questo territorio, perso per la prima volta solo nel 2018, e che oggi si ritrova ridimensionato a forza di opposizione con appena 28 seggi su 109.
Il chiaro vincitore della tornata elettorale è il Partito Popolare conservatore guidato dal presidente regionale Juanma Moreno, che ha conquistato ben 53 seggi. Si tratta tuttavia di una vittoria a metà, poiché i conservatori hanno perso la maggioranza parlamentare assoluta. Questo dettaglio ha un forte rilievo nazionale, poiché costringerà il PP a cercare il sostegno del partito di estrema destra Vox per poter governare. Questa alleanza, già sperimentata in altre realtà regionali, rischia di spingere l’intera coalizione conservatrice su posizioni molto più radicali in vista delle elezioni generali.
Il crollo verticale del centrosinistra andaluso affonda le radici in diversi fattori. Da un lato ha pesato il tragico incidente ferroviario avvenuto a gennaio nella provincia di Córdoba, costato la vita a 46 persone; il blocco dei collegamenti nel sud del Paese è diventato un tema centrale della campagna elettorale, permettendo alle opposizioni di attaccare frontalmente la gestione dei trasporti da parte del governo centrale. Dall’altro lato, la scelta di candidare María José Montero si è rivelata una mossa strategica fallimentare. Pur avendo forti radici andaluse, le sue dimissioni da vice primo ministro per correre nella regione hanno finito per legare indissolubilmente la sua immagine a quella di un governo Sánchez in forte difficoltà nei sondaggi. Secondo i politologi, questa mossa ha permesso ai popolari di ignorare la candidata locale per trasformare le elezioni in un duro referendum contro l’esecutivo di Madrid.
Questa sconfitta corona una striscia negativa per i socialisti, battuti anche in Estremadura, Aragona e Castiglia e León. Sebbene le voci di corridoio ipotizzassero che una simile débâcle potesse spingere Sánchez alle dimissioni o a elezioni anticipate, specialmente sotto il peso degli scandali di corruzione che lambiscono il suo partito, il Primo Ministro si è mostrato determinato a portare a termine la legislatura fino al 2027. Sánchez rivendica la natura insolita ma legittima del suo governo di coalizione e cerca conforto nel passato, ricordando come a un crollo regionale nel 2022 fosse seguito un forte recupero socialista alle elezioni generali dell’anno successivo. Il premier intende inoltre sfruttare la perdita della maggioranza del PP per insistere sul suo storico avvertimento agli spagnoli: la destra moderata non può governare senza l’appoggio degli estremisti.
Per il leader andaluso Juanma Moreno la vittoria resta amara. Nonostante il dominio territoriale del PP in tutte e otto le province, la perdita di cinque seggi e della maggioranza per un soffio rappresenta una battuta d’arresto per la sua “Via andalusa”, un modello centrista e moderato distante dai toni accesi della politica madrilena. Questo mezzo passo falso sposterà inevitabilmente l’attenzione del leader nazionale del PP, Alberto Núñez Feijóo, verso il modello alternativo di Isabel Díaz Ayuso. La presidente della Comunità di Madrid ha ottenuto la maggioranza stringendo l’occhio al populismo di destra, e le sue congratulazioni a Moreno per aver sconfitto Sánchez suonano per molti come una conferma della superiorità della linea dura.
In questo scenario, l’estrema destra di Vox festeggia il proprio ruolo di ago della bilancia. Anche se ha guadagnato un solo seggio arrivando a quota 15, il partito è pronto a vendere caro il proprio sostegno parlamentare. I negoziati si preannunciano complessi, poiché Vox intende imporre la “priorità nazionale” per l’accesso ai servizi pubblici a scapito degli stranieri, una misura che Moreno ha sempre contestato apertamente per difendere il contributo dei migranti all’economia locale.
Infine, la frammentazione a sinistra mostra segnali contrastanti. Se il Partito Socialista piange, la formazione locale di estrema sinistra Adelante Andalucía celebra un ottimo risultato conquistando otto seggi complessivi e intercettando l’elettorato diffidente verso i partiti legati a Madrid. Il loro exploit è avvenuto però a spese di Por Andalucía, la coalizione legata a Podemos e Sumar. Le persistenti difficoltà di Sumar, partner di minoranza del governo nazionale, complicano ulteriormente la ricerca di alleanze stabili per Sánchez in vista della sfida democratica del 2027.
Marco Tabili

Lascia un commento