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Spacchettiamo?!

Domanda alla senatrice Paola Binetti (Margherita): si spacchetta tutti i giorni, nelle aule di tribunale, e se lo si fa per gli eterosessuali sposati, perché non lo si potrebbe fare per quelli che opterebbero per i PACS, compresi gli omosessuali?!

di Redazione Pensalibero.it | 11 Dicembre 2006

Ci sono alcuni personaggi della scena politica italiana che, se non esistessero, bisognerebbe inventarli, perché le loro straordinarie esternazioni su certi temi sono la prova migliore del peggior male che affligge il nostro Paese a tutti i livelli: la malafede, che si esprime nell’ipocrita volontà di non chiamare mai le cose con il proprio nome. Uno di questi personaggi è la senatrice della Margherita Paola Binetti, che non ha ancora deciso se ci è o se ci fa: una cattolica di sinistra, che però pretende dai propri compagni di avventura politica un’ortodossia teologale stile Ratzinger. Un genio – certamente incompreso – del sofisma, che si dice disposta, a proposito di PACS, a “dialogare sui diritti individuali, ma non su quelli di coppia”. Trattandosi di una normativa che dovrebbe regolare le coppie di fatto, senza discriminazione di genere sessuale, una simile affermazione è portentosa, sarebbe da ridere, se non fosse un caso esemplare di ottusità intellettuale. La senatrice, ignorando bellamente la realtà quotidiana, sostiene ad esempio che il diritto ad usufruire della pensione del compagno/a sarebbe impossibile da stabilire nel caso di una persona che abbia contratto più PACS. “Come ci dovremmo comportare nel riconoscimento dei diritti? Spacchettando la pensione?” si chiede angosciata l’eroina teodem, la quale evidentemente ignora gli umilianti parametri che caratterizzano la spartizione della pensione di un pluridivorziato: il riconoscimento economico, infatti, dipende dagli anni di durata del matrimonio e dalla eventuale presenza di figli. “Vince” la porzione più consistente la moglie che ha resistito di più e, per sua fortuna, è riuscita a procreare – dunque si spacchetta, cara senatrice, tutti i giorni, nelle aule di tribunale, e se lo si fa per gli eterosessuali sposati, perché non lo si potrebbe fare per quelli che opterebbero per i PACS, compresi gli omosessuali?!
Ma il punto più basso delle argomentazioni lo si raggiunge con l’ennesimo richiamo alla possibilità di lasciare disposizioni testamentarie. Ora, noi ignoriamo in quale mondo parallelo viva la senatrice Binetti, ma in quello nel quale viviamo noi le disposizioni testamentarie sono sottoposte a vincoli restrittivi molto precisi, perché la legge non consente di escludere i consanguinei. Come ben sanno i molti, troppi conviventi – etero ed omo – che si sono trovati fuori casa il giorno stesso del funerale del proprio compagno/a. Uno stato di cose profondamente incivile, inumano, irrispettoso, figlio di un Paese ipocrita che preferisce non vedere, non sentire, non sapere, piuttosto che prendere atto della diversità delle situazioni.
Il matrimonio non è e non può essere l’unico passaporto per la “normalità” e, soprattutto, per la legalità intesa come rispetto e tutela dei diritti dell’individuo – per il semplice, evidente motivo, che il matrimonio non è per tutti, non è consentito a tutti e dunque non comprende tutte le forme di convivenza che pure esistono nella realtà. E una volta per tutte, chiudiamo lo sterile giochetto nominalista col quale da troppo tempo si divertono i cattolici, teocon, teodem, di destra, di centro, di sinistra: matrimonio e PACS non sono la stessa cosa, e continuare ad affermarlo è solo uno squallido tentativo di fare leva sull’ignoranza, sul pregiudizio e dunque sull’intolleranza. A questo, nel 2006, è ridotta la classe politica italiana. Non c’è da rallegrarsene.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Gabriele Ariola

    14 Dicembre 2006 alle 20:30

    Mi sento liberalsocialista,quanto cioè,questa la mia convinzione,più concretamente e realisticamente di sinistra possibile.
    Il comunismo è, di per sè stesso,antiliberale.
    Quasi sempre,anche antisocialista.
    Avversa ed osteggia, di fatto e con metodi non sempre leciti,cioè quella che cosidero,confortato dalla Storia e non solo da convinzioni in me profondamente radicate, l’unica strada percorribile.
    La sola che può coniugare i diritti sociali a quelli individuali,nella libertà.
    In tal senso non posso che essere anticomunista,con tutto me stesso.

    I diritti civili(aborto,divorzio,etc. ..ieri,Pacs,eutanasia,etc…. oggi)non vanno post-posti a quelli sociali.Devono procedere insieme ad essi.
    Appartengono a tutti,anche ad un povero sanculotto qual sono.
    Tornando all’anticomunismo,
    ricordate di quando il PCI,per cavarsi d’impaccio,definì il divorzio una “questione borghese” ?

    Rispondi
  2. malabrocca

    14 Dicembre 2006 alle 10:10

    Allora parliamo di PACS.
    Chiamateli col nome che più vi aggrada, quello che conta veramente è che non si può far finta di niente, il problema esiste e va affrontato. Nelle questioni personali e nei rapporti tra persone, non si può continuare, ipocritamente, a far finta di niente. I cattolici hanno tutto il diritto di affermare che la famiglia fondata sul matrimonio non va indebolita, perché il matrimonio,cattolico, è alla base di tutto il loro credo sul modello di società.Noi non cattolici,abbiamo tutto il diritto di chiedere garanzie alla persona indipendentemente dai dogmi religiosi e quindi di chiedere,tra l’altro, anche i PACS. Uno non esclude l’ altro. Solo persone in malafede e/o non ragionevoli possono pensare che dare diritti ai componenti le coppie di fatto posa ,in qualche modo, interferire sui matrimoni cattolici.Chi crede, si sposa in chiesa, (salvo poi divorziare, vero Casini, vero Berlusconi, basta avere mezzi e potere), chi non crede o crede in un’altra religione o crede nel libero “essere” sceglie altre vie, non per questo deve essere considerato “figlio di un dio minore“.
    Qualcuno afferma che chi sta assieme senza sposarsi in comune lo faccia per mantenere privilegi come le pensioni di reversibilità e/o eludere il fisco, ecc., non ditemi che il modo di ovviare a questi egoismi non si possa trovare perché non è vero, quando si legifera,bisogna tener conto anche di questo.Un conto sono i diritti, un conto sono i furbi. Diritti tanti e per tutti, furbi il meno possibile.

    Rispondi
  3. Gino Di Maro

    13 Dicembre 2006 alle 15:37

    Infatti Chiara
    ho domenticato di aggiungere un post scritum di scuse a Te perchè abbiamo fatto del Tuo interessante articolo sui PACS un luogo improprio di discussione politica.
    Colgo l’occasione per invitare GM, malabocca (veramente una mala bocca!) e tutti a trasferirci altrove anche se l’argomento, cara Chiara, quello sull’anticomunismo (e sui due anticomunismi) è molto interessante.
    Scusaci ancora.
    Sinceramente
    Gino

    Rispondi
  4. Chiara

    13 Dicembre 2006 alle 14:53

    Ma non stavamo parlando di PACS?!

    Rispondi
  5. Gino Di Maro

    13 Dicembre 2006 alle 13:37

    Caro malabocca (peraltro di Magenta dunque mio compatriota) sei una mala bocca sul serio!
    Gridare ” …la propria avversità contro quel comunista di Prodi, che deve andare a casa…” non c’è nulla di male anche perchè lo grido anche io.
    Quello che mi colpisce è che dopo aver gridato (o anche prima) non si sa dare un contenuto all’opposizione.
    Che “… due tipi di anticomunismo…” è quello su cui voglio provocare una discussione tra i laici e socialisti e non solo.

    Rispondi
  6. malabocca

    13 Dicembre 2006 alle 12:08

    GM di Rubano da PD, è in “buona compagnia.Oggi ci sono almeno due tipi di anticomunismo, uno è quello secolare basato sul rifiuto del totalitarismo e del massimalismo che mi ha sempre visto, come penso anche Di Maro, in prima fila a combatterlo.Ilsecondo, quello berlusconiano, effimero, inventato, non motivato se non per indicare il nemico politico.Questo “anticomunismo”, è più pericoloso del comunismo stesso perchè prescinde da ogni ideologia e/o disegno politico e si alimenta nel qualunquismo, nell’ignoranza(politica), persino nel razzismo ed è finalizzato solo a distruggere politicamente, moralmente, personalmente gli avversari, visti, non come antagonisti politici o persone che la pensano in altro modo ma come ostacolo alla propria esclusiva totale ed indiscussa liberta, liberta di fare e dire qualsiasi cosa, senza limiti. Quindi, i veri comunisti sono proprio loro.
    Un esempio di ciò che scrivo ? Semplice, per chiamare comunista Prodi, non basta una bella fantasia, bisogna proprio non sapere cos’è il comunismo e cos’è Prodi.Gli intervistati alla manifestazione di Roma, tutti, non hanno saputo fare un’affermazione politica di contenuti, come GM di Rubano da PD, hanno saputo al massimo affermare la propria avversità contro quel comunista di Prodi, che deve andare a casa. Che squallore.

    Rispondi
  7. Chiara

    13 Dicembre 2006 alle 09:30

    Sì, è vero, desideravo evidenziare che, al contrario di quanto sostenuto da un amanica di politici in malafede in tutti gli schieramenti, c’è un grave vuoto legislativo riguardo il diritto di famiglia ed anche quello privato chre necessita di essere colmato, se vogliamo un giorno arrivare a dirci un Paese civile.

    Rispondi
  8. Gino Di Maro

    13 Dicembre 2006 alle 09:07

    Caro Franchini
    quella che Tu chiami la mia “tensione politico/istituzionale” è tale e vuole rimanere alta ed è finalizzata a provocare una discussione profonda, anche nelle diversità di vedute che rispetto, sull’anticomunismo, sull’antiulivo sull’antiunione.
    Io anticomunista lo sono da ragazzino ed il comunismo di guai all’Umanità ne ha fatti tanti.

    Rispondi
  9. franchini

    12 Dicembre 2006 alle 17:28

    Con sorriso affetuoso: compagni, amici, lettori, calma!
    Non tramutiamo la riflessione, dolente, che ci trasmette la Boriosi, in una testimonianza diversa.
    Ben si comprende il sottinteso dello scritto di Gianpaolo -diciamo, stupito, amareggiato- così come la tensione politico/istituzionale che muove Gino.
    Ma -ma, ancora- la Boriosi intende condurci -sbaglio?- alla analisi della provvisorietà e superficialità del legiferare in Italia -di destra e di sinistra-. Sulla capacità al legiferare. Basti pensare come al diritto di famiglia modificato, con l’introduzione del divorzio, non ci sia curati di apportare modifiche, conseguenti, alle disposizioni succesorie. Che, alla fine, in una economia di mercato, liberista, sono quelle che interessano ai più. Il resto è discussione infinita che , nel caso provocato, non porta da nessuna parte, se non ad incomprensioni superflue.
    Sinceramente,
    franchini

    Rispondi
  10. Gino Di Maro

    11 Dicembre 2006 alle 13:06

    Approfitto di questa lettera un pò astiosa per aprire una discussione su un certo anticomunismo, o un certo rituale anti ulivo o antiunione per porre un dibattito sull’anticomunismo quello vero.
    E sull’anticomunismo vero attendo posizione alte soprattutto da Socialisti di un certo spessore come il mio compagno Mercanzin, vittima – e ben lo sappiamo – del comunismo!
    Se su D’Elia e dintorni c’è una questione di fondo non capisco sul resto.
    I trans e gli omosessuali non possono candidarsi?
    Lo sa chi lo scrive queste cose di come è piena la società di queste PERSONE?
    per favore rispondetemi?
    resto alibito nel passaggio contro la Senatrice Giuliani.
    Si limitasse a riscaldare il seggio in Senato ed a prendersi solo lo stipendio, griderei anche io allo scandalo.
    Lo sa chi scrive che la Senatrice Giuliani, sicuramente dedicandolo alla memoria del figlio, si batte per i diritti di chi soffre, extracomunitari compresi?
    A Crotone c’è andata la Giuliani non certo altri.
    Gino

    P.S.: la morte di Carlo Giuliani è una pagina ancora oscura della Ns storia insieme ad altri. Per favore non generiamo confusione!

    Rispondi
  11. G.M.

    11 Dicembre 2006 alle 12:10

    Cari amici, la “degenerazione depravata” non fa rabbrividire solo nel montato caso “pacs”, assunto come decisione principale, direbbe Stefano Passigli docente di scienza della politica, per nascondere le vere intenzioni di chi ci governa. Al quale certamente queste “stupidaggini” interessano poco, mentre interessa molto di più il “potere”.
    Pensate a come sono stati reclutati i deputati, soprattutto a sinistra, in questa tornata elettorale.
    Mogli fratelli, “trans” ecc. senza voti, ma che servono a tenere compatta una coalizione che se avesse “teste pensanti” non sarebbe mai nata . Pensiamo che i maggiori usufruitori dei “voti diversi”, sono in rifondazione che ha oscurato la “rosanelpugno” (antesignano nelle battaglie per i diritti civili e individuali), nel piazzare il “terzo sesso” al posto del “quarto stato”, magari lamentandosi perché i “virili” e le “virago” di Mirafiori hanno fischiato i rappresentanti sindacali.
    Ma la peggiore di tutte l’ho intravvista oltre a D’Elia e similari – nella sen Giuliani – madre di Carlo – che ritengo, con poca capacita politica, ma con molta rabbia per la morte del figlio, si sia assicurata un vitalizio non indifferente.
    La verita è che senza una dirittura morale e un grande ideale uno Stato non potrà mai essere credibile.

    Rispondi
  12. Gino Di Maro

    11 Dicembre 2006 alle 11:38

    Sull’ipocrita questione dei PACS si rispecchia quello che sarà il Partito Democratico prima ancora di formalizzarlo e, credetemi, senza bisogno o meno di entrare nel PSE. In Europa sono persone serie e Rutelli e C. saranno messi in angoluccio purchè non fanno chiasso!

    La battaglia delle coppie di fatto non passerà nell’attuale centrosinistra. Purtroppo una certa enfasi, in cui sono stati trascinati tanti (ed io stesso) ed è stata trascinata anche l’ottima Vladimir Luxuria, è stata subito vanificata non meno dell’aspettativa che in tanti avevamo sui diritti degli extracomunitari, diritti che per tanti aspetti possono andare insieme.
    Diritti che qualificano o meno l’Italia in una certa concezione.

    Su queste due questione bisogna dare battaglia.
    Sui PACS bisogna stanare l’ipocrisia come ci tenta l’ottima Chiara (di nome di fatto) e la battaglia deve andare nella direzione di minacciare lo sciopero del voto dei diretti interessati (omosessuali e non) per poi arrivare ad una possibile sintesi che potrebbe essere individuata in un referendum.

    Quanto ad “alcuni personaggi della scena politica italiana che, se non esistessero, bisognerebbe inventarli…”, devo discordare alla grande perché la politica non è divertimento. Certe persone andrebbero eliminate. Non fraintendetemi: non in senso fisico, ma almeno non elette in Parlamento. E sono diverse!
    Gino Di Maro

    Rispondi

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