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Sovranità monetaria: “vaccino universale”

Due sono le alternative: lasciare lo Stato in mano a chi ne ha fatto cosa propria, (banchieri esattori burocrati politici e giudici) e fare i funerali al mercato, allo Stato e agli italiani. Oppure, esercitando la sovranità monetaria, fare i funerali a banche e fisco, riportare in vita il mercato e salvare in un colpo solo popolo e Stato.

di Franco Luceri | 19 Aprile 2020

Il covid-19 non estinguerà la razza umana come il meteorite i dinosauri; ma i 5 milioni di “animali da soma” italiani: imprenditori e lavoratori autonomi, che hanno sul gruppone il peso del Popolo da occupare e dello Stato da finanziare a colpi di balzelli tributari, li ha già messi tutti a dieta e agli arresti domiciliari. 

Ora, riportare in vita il mercato, senza uccidere finanza e fisco di “buon appetito” sarà lavoro da padreterno. Alle attuali condizioni sanitarie, pur sacrosante imposte dallo Stato, le poche imprese che ripartiranno saranno in grado di produrre, se tutto andrà da dio, il 30-50% del reddito pre covid, che ai banchieri e agli esattori basterà giusto per dichiararle fallite.

Pensare che la sola economia privata possa continuare a farsi carico del costo astronomico del funzionamento (scusate malfunzionamento) dello Stato con tassi e tasse rapina, servizi da terzo mondo, corruzione astronomica e giustizia a babbo morto è roba da matti.

Quindi dalla sera alla mattina lo Stato dovrebbe caricarsi in gestione tutte le imprese, conservare in servizio lavoratori e imprenditori entrambi a stipendio finché dura l’emergenza pandemica.
Quando l’economia riprenderà a produrre e l’ecatombe di imprese sarà scongiurata, lo Stato potrà ritornare a fare lo Stato ( non certo la repubblica delle banane come prima e come sempre ) restituendo agli imprenditori imprese e profitto tassabile e ai lavoratori un salario dignitoso.
Ma pensare che lo Stato possa continuare ad inventare regole senza né capo né coda a danno dei cittadini e incassare tasse  per questo lussuoso dis-servizio ammazza popoli non si può più.
Da domani lo Stato dovrebbe esercitare il suo potere sovrano stampando denaro, perché ha due sole alternative: continuare a lasciare lo Stato in mano a chi ne ha fatto cosa propria,  (banchieri esattori burocrati  politici e giudici) e fare i funerali al mercato, allo Stato e agli italiani. Oppure, esercitando la sovranità monetaria, fare i funerali a banche e fisco, riportare in vita il mercato e salvare in un colpo solo popolo è Stato.
Perché solo una classe dirigente di matti poteva arrivare a pensare che la sola produttività dei piccoli Imprenditori che in Italia sono il 95% potesse bastare a mantenere i laboratori, finanziare lo Stato, e in aggiunta fronteggiare a debito, a cambiali, qualunque imprevedibile emergenza ignota persino al mondo scientifico: come calamità, carestia, pandemia, recessione, guerra, ecc. ecc. persino tenendo agli arresti domiciliari improduttivo e malato un intero Popolo.

Il vaccino per tutti gli ingovernabili castighi di Dio di cui sopra è uno solo: è la SOVRANITÀ MONETARIA, che i Padri Costituenti ebbero il buon senso di piazzare all’articolo 1 della Costituzione, perché fosse inequivocabile che in Italia la proprietà della moneta appartiene al popolo che non è da asservire o sterminare, ma servire.

Invece, violando spudoratamente l’Atto Costitutivo, nel 1981 la classe politica ha consegnato il popolo italiano e lo Stato in mano ai banchieri privati prima italiani e poi europei, che ci strangolano da 20 anni, arrischiando guerra civile e default.

Di questa “bestialità” finanziaria e fiscale, i frutti marci che abbiamo raccolto prima della pandemia sono già copiosi. E non oso immaginare la qualità e quantità di quelli che potremmo subire in futuro.

Franco Luceri 

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, buon senso, classe dirigente, classe politica, costituzione, emergenza, finanziaria, fisco, futuro, italia, la repubblica, lavoro, mercato, mondo, popolo italiano, recessione, repubblica, tasse

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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