
Prof. Mayer pensa che il gap tra Europa e Big Tech sia incolmabile?
No, e’ grave, ma non incolmabile. E’ un ritardo tecnologico che riemerge costantemente da 15 anni e che i decisori politici in Italia e in Europa hanno sempre ignorato. Mario Draghi ha sintetizzato l’effetto macroeconomico di questa divergenza: «Dal 2019 il divario di produttività oraria tra Europa e Stati Uniti è aumentato di nove punti percentuali», un indicatore che segnala non solo ritardo tecnologico, ma anche incapacità sistemica di trasformare risparmio in innovazione scalabile. La conseguenza è un ecosistema digitale frammentato, sotto-capitalizzato e dipendente da infrastrutture extra‑UE, soprattutto nel cloud e nell’AI generativa. A questo punto serve una svolta.
Ma é giusto limitarsi ad applicare le tecnologie dei Bigh Tech all’industria europea ?
No. Dobbiamo farlo nell’immediato perche’ non possiamo permetterci di perdere terreno anche nella fase applicativa dell’AI. Tuttavia non basta. Il nocciolo del problema é che a differenza della Cina da troppo tempo la politica in Europa non fa i conti con gli sviluppi, le novità e i tempi della scienza e delle nuove scoperte tecnologiche. Chi crede davvero nell’autonomia strategica dell’Europa dovrebbe battersi per un radicale cambamento di mentalità di cui pochi sono consapevoli.

Si spieghi meglio?
Le rispondo con una realtà fattuale. L’ Europa dovrebbe non dico copiare, ma almeno ispirarsi all’esperienza e alla strategia lungimirante adottata dalla Cina. Quando si visita Shenzhen “patria” di giganti (come Tencent, Huawei, BYD e DJI, ecc.) può sembrare un miracolo puramente autoctono. In realtà Shenzen si é sviluppata grazie ad un’enorme spinta di capitali, capacità tecnologiche e aziende americane, in particolare provenienti dalla California e dalla Silicon Valley. Una trentina tra le maggiore imprese americane ha investito somme enormi in Cina tra il 1990 e il 2010; mi sembra che Microsoft abbia iniziato nel 1992. Nel ventennio 1990/2010 il trasferimenti tecnologico, industriale e di risorse umane dagli Stati Uniti é stata una delle condizioni fondamentali che ha reso possibile l’impressionante ascesa delle capacità tecnologiche cinesi. In altre parole la Cina ha scelto di aprire alle aziende USA con l’obiettivo startegico di far crescere le proprie autonome capacità scientifiche e industriali e non restare acquirenti passivi di soluzioni digitali straniere.
Quando ci si é accorti a Washington che una così intensa cooperazione con la Cina poteva diventare controproducente?
Nel 2012 in un paper Elena Zacchetti ed il sottoscritto hanno segnalato i primi allarmi al Pentagono (Mayer, Marco, e Elena Zacchetti. 2012. Arena digitale e politica internazionale: una chiave interpretativa. Paper presentato al Convegno “Warfare 2012”, (CISSI)
https://www.academia.edu/10339127/Arena_digitale_e_politica_internazionale_una_chiave_interpretativa. All’epoca – nonostante gli accorati appelli del Generale Dempsey – allora numero uno delle Forze Armate – il Senato degli Stati Uniti non é neppure riuscito ad approvare neppure una legge per la Cybersecurity in grado di proteggere le infrastrutture critiche. Ma di quella stagione é rimasta celebre una frase di Dempsey: “I bit and bytes sono pericolosi quanto i proiettili e le bombe”.
Cosa significa per la UE seguire la strategia cinese?
Mi consenta un esempio pratico solo in apparenza provocatorio. La UE potrebbe lanciare una gara aperta a Amazon, Google, Apple, Microsoft, ecc. per la nascita di una joint venture con i partner europei allo scopo di realizzare finalmente il Cloud Europeo di cui da tanto si parla. Mettere in competizione i Big Tech é certamente una scelta importante, ma ciò che é decisivo é che il capitolato di gara della joint venture garantisca che le aziende UE abbiano un ruolo da co-protagonisti sul piano tecnologico, societario e della governance. A mio avviso una simile scelta potrebbe far recuperare in tempi ragionevoli il gap tecnologico tra UE e USA che oggi gli esperti stimano in circa sette/ otto anni se non di più.
In questa prospettiva come vede la nascita di piattaforme europee di AI come la francese Mistral?
Portando Mistral all’interno dell’infrastruttura protetta di IBM, le aziende creano un proprio recinto sicuro. Addestrano l’AI sui propri dati senza che occhi esterni possano intercettarli. Mistral è il campione nazionale francese IBM è il gigante storico americano. Questa collaborazione é un esempio concreto di quanto suggerisco. Anche Google é parte del gioco. Oggi senza dare troppo nell’occhio i Big Tech trattano separatamente e singolarmente con i Big tech. Pensiamo a Google con Thales
o a TIM con Microsoft
https://www.gruppotim.it/it/archivio-stampa/mercato/2026/CS-Microsoft-TIM-19-02-2026.html . Il guaio é che in queste condizioni
il potere negoziale delle singole imprese europee é inevitabilmente minimo. I Big Tech hanno il coltello dalla parte del manico come si evince sin troppo chiaramente da questa figura
Mi viene in mente per associazione il caso di Gazprom che sino al 2022 nel comparto dell’energia trattava separatamente con 27 entità europee. Per Gazprom era sin troppo facile attuare la politica del dividi et impera e fare la parte del leone.
Nel 2025 cosa é successo in termini di investimenti pubblici in AI negli Stati Uniti, in Europa e in Cina?
Negli USA per quanto riguarda i programmi federali (DoD, DARPA, NSF, NIST, NIH, ec.) la stima più accreditata è tra i 25 e 30 miliardi di euro, in Cina 56 miliardi, per quanto riguarda la UE é difficile ricostruire, ma con stima disponibili per i soli programmi Horizon e Digital Europe del 2025 non si arriva a 2 miliardi. Al di la’ della cifra modesta gli investimenti pubblici in Europa in ambito digitale ed in particolare dell’Intelligenza Artificiale hanno presentano forti cricità relative rispetto alle modalità di intervento.
Cosa intende per criticità?
Non esistono ancora dati ufficiali, ma dalle stime si nota una marcata dispersione di risorse probabilmente originata già da una marcata frammntazione in sede di call. Per quanto rigurda i progetti di AI generativa finanziati da Horizon nel 2024 la stima é di una trentina con un finanziamento medio di circa 6 milioni. Per quanto riguarda, infine, la stima di progetti di AI generativa di Digital Europe nel 2025 si prevedono una decina di progetti per un importo medio di 8 milioni. Per quanto riguarda la rete e il programma Gaia X siamo di fronte ad un centinaio di progetti con una stima media di 7 milioni per ciascuno.
Ma i fondi europei per la AI non sono destinati ad aumentare?
Si. E’ stata stata annunciata la nascita di un fondo di 20 miliardi relativi all’acquisto di supercomputer al fine di creare nuovi Hub in giro per l’Europa in giro per l’Europa https://www.startmag.it/innovazione/unione-europea-supercomputer-intelligenza-artificiale/. Oltre alla tradizionale dispersione in troppi rivoli ora c’ si aggiunge il rischio opposto ovvero quello della sindrome “cattedrali nel deserto” di cui parla Politico in un interessante articolo di un paio di settimane fa. https://www.politico.eu/tag/supercomputers/ . A proposito di Bihg Tech nel Parlamento Europeo si é stata anche focalizzato l’attenzione sul ruolo monopolitstico di NVDIA che il progetto europeo potrebbe “inconsapevolmente” rafforzare. https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-10-2026-001255_EN.html E’ chiaro che non basta comprare supercomputer; i decisori politici della UE dovrebbero confrontarsi con i maggiori scienziati mondiali di AI e delineare una strategia europea di medio e lungo periodo. C’é ancora troppa confusione come segnala il rapporto del CEPS sulle cosidette Gigafactories. https://www.ceps.eu/the-eus-gigafactory-strategy-needs-a-goldilocks-approach/ .
Qualcosa cambierà nella visione della UE?
Spero proprio di si. Intendiamoci é logico che le istituzioni europee reagiscano alle pesanti accuse della Casa Bianca e desiderino al più presto imboccare la via dell’autonomia strategica. Il problema é però é definire una strategia vincente sia in termini di risorse che di interazione con le Bigh Tech. Quando la sola Open AI decide di investire 500 miliardi non si può nascondere la povere sotto il tappeto. Dobbiamo tenere gli occhi ben aperti e sapere che le risposte affrettate e le scorciatoie possono trasformarsi in boomerang per l’Europa, non sarebbe la prima volta.
Luigi Mazzoni

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