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Soviet fiscale

di Davide Giacalone | 9 Dicembre 2013

Tasse, tasse e ancora tasse

I poveri commercialisti sono in via d’estinzione. Tutta colpa del satanismo fiscale.

fiscoIl satanismo fiscale ha già trasformato i commercialisti da professionisti al servizio del cliente in esattori al servizio dello Stato, ma a spese del contribuente. Non satollo di tale prodigio, considerando ancora eccessiva la libertà concessa ai sudditi, s’appresta a chiudere i commercialisti e consegnare l’intera materia fiscale ai Caf (centri di assistenza fiscale), quindi ai sindacati. La sovietizzazione avanza al galoppo, ma senza neanche l’aspirazione teorica alla ricchezza collettiva, puntando direttamente alla miseria generale. La prima trasformazione ha richiesto diversi passaggi, ma il punto di svolta è arrivato con l’abominio dell’abuso di diritto. Da quel momento il professionista non è più responsabile solo nei confronti del cliente (come è giusto, perché se commette errori nell’assisterlo deve risponderne), ma anche verso lo Stato, attribuendogli una responsabilità nel caso in cui abbia consigliato o coadiuvato il cliente nel tentare di pagare meno tasse, pur rispettando formalmente la legge. Peccato che le leggi si possono rispettare solo formalmente, giacché attribuire un valore all’animo con cui decidesti d’applicarle è conforme alla dottrina teocratica.

Dopo questa mutazione genetica, ora si punta all’estinzione del commercialista: è bastevole cambiare norme e scadenze in modo forsennato, talché quello sia costretto a rifare costantemente da capo tutti i conti e stamparne i risultati, moltiplicando ore e costi del lavoro, nonché esporlo al costante rischio di dare al cliente informazioni sbagliate, non dovute all’ignoranza del professionista, ma a un governante che fa il gioco delle tre carte. A quel punto o si accresce la parcella, in questo modo aumentando la tassa sul pagamento delle tasse, oppure si chiude l’ufficio e si passano tutte le pratiche al sindacato, che lavora non a spese del cliente, ma di tutti quelli che pagano le tasse.

Faccio un esempio: gli acconti (Irpef, Ivie, Ivafe, Irap e cedolare secca) si dovrebbero pagare entro il 30 novembre di ogni anno. Sono scadenze che dovrebbero restare fisse nei decenni, diminuendo di numero. Ma il caos era tale che si aspettava una proroga. Sapete come e quando il governo ha deciso di comunicarlo? Con un decreto legge del 30 novembre, pubblicato in gazzetta la sera. Ed era sabato. Dato che la scadenza era, il 2 dicembre, hanno pensato bene di cambiare, ovviamente aumentando, alcune aliquote. Per giunta arrecando mortale offesa alla lingua e al buon senso, dacché solo al manicomio si chiama “acconto” il 102,5% di un’imposta. Chi pensava di avere più giorni ora deve correre entro il 16, ove non voglia pagare sanzioni più alte, mentre gli interessi si pagano (e calcolano) giorno per giorno. Il tutto senza contare che l’innalzamento degli anticipi Ires e Irap si mangiano allegramente quella burla del taglio del cuneo fiscale. A ruota arriva il circo dell’Imu, che non pochi contribuenti dovranno pagare il 16 dicembre e il 16 gennaio, nel mentre i comuni cambiano le rendite. Il tutto da calcolare e consegnare mentre si mozzica il panettone.

Con gli esempi potrei continuare, ma non basterebbero tutte le pagine di questo giornale. Morale: i commercialisti, che non possono scaricare sui clienti il costo della follia s’avviano all’estinzione. E la politica? Lì o sono evasori, o scemi, o mestieranti dell’imbroglio. Opto per un mix. Lo dimostra il fatto che si continua a discutere se introdurre o meno una patrimoniale, facendo finta di non sapere che ne esistono già parecchie. E tutte in crescita, dalla casa alla monezza. Dal primo gennaio cresce anche l’imposta di bollo: patrimoniale introdotta nel 2012, all’1 per mille; portata all’1.5 nel 2013 e ora al 2. Che nome strano, cos’è? Quel che ci viene tolto per il solo fatto di avere comprato depositi. Anche solo per avere usato i conti deposito. Ma se non usi quelli ecco che potresti essere chiamato a rispondere, con i tuoi soldi, messi nel conto corrente bancario, per il fallimento della banca. Ergo: se ti proteggi ti tasso di più, se ti esponi allora paghi l’incoscienza.

Satana se la ride e si frega le mani per il riccometro. Che in verità è un poverometro, perché i dati diffusi dall’Agenzia delle entrate dimostrano che il 10% dei contribuenti paga più del 50% del gettito Irpef. Verrebbe voglia di fare un monumento ai ricchi, di andare a ringraziarli. Se non fosse che leggendo i dati t’accorgi che i “ricchi” sarebbero quelli con un reddito di 2600 euro netti al mese. Questi sono i ricchi, nella terza potenza economica dall’area più ricca del mondo? Questi sono solo onesti. Salutiamo il poverometro, dunque. Quando i satanisti sbaglieranno i conti e vi supporranno boiardi russi, non potrete neanche correre dal commercialista, che a sua volta è un povero. Dovrete andare al sindacato. Salutatemi baffone.

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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