
Sta per uscire, in tutte le librerie e su tutti i siti di e-commerce di libri il prossimo 9 ottobre l’ultima fatica del nostro collaboratore ed editorialista Pietro Polieri “Sotto sorveglianza. Vivere in libertà vigilata”.
Si tratta di un nuovo testo che affronta l’attuale e non facile convivenza della società 3.0 con il mondo evoluto dell’ intelligenza artificiale di cui il professor Polieri, in Italia è uno dei massimi esperti.
“Mi auguro costituisca un contributo interessante e utile per la genesi e lo sviluppo di un’interpretazione critica della società contemporanea – afferma il professore dell’Università di Bari – , iper-tecnologicamente onni-sorvegliata e ‘gioiosamente’ partecipe di tale sua stessa sub-ordinazione osservativa e controllativa…o che , per lo meno, possa generare o alimentare proficuamente un dibattito sul tema della sorveglianza digitale, individuale e di massa, mai veramente decollato o mai complessamente articolato/strutturato, forse per timori e/o cautele di sorta.Un sincero ringraziamento alla storica Casa Editrice Marietti1820 di Bologna, che ha creduto (subito) nella bontà di tale progetto, alquanto scomodo e spigoloso”.
Qui di seguito offriamo ai lettori di Pensalibero una interessante recensione del libro.
SCHEDA SINOTTICA DI PRESENTAZIONE
(Pietro Polieri, Sotto sorveglianza. Vivere in libertà vigilata, Marietti1820, Bologna 2023, ISBN: 978-8821113901. Data di uscita: 06 ottobre 2023)
Siamo sicuri che la ‘società disciplinare’ di cui parlava Michel Foucault in ‘Sorvegliare e punire’ sia una configurazione inter-individuale oggi ormai superata? Dopo l’esperienza ‘covidale’ delle restrizioni delle libertà fondamentali, degli isolamenti, dei tracciamenti, dei riconoscimenti facciali, della selezione degli accessi, e quella ‘post-covidale’ della tendenza all’ordinarizzazione di moltissime delle strategie di sorveglianza digitale, individuale e di massa, impiegate durante l’ultima emergenza sanitaria per la pandemia da Coronavirus, non sarebbe forse il caso di provare a identificare nella contemporaneità i tratti specifici di una sua evoluzione fenomenologica e operativa? In questo saggio, denso e acuto, penetrante e pungente, spigoloso e irriverente, emerge, chiaro e distinto, il tentativo di leggere nell’affermazione dirompente della digitalizzazione del controllo sociale, durante e dopo il periodo di eccezionalità ‘politico-sanitaria’, una certa forma di accelerazione, raffinamento e totalitarizzazione del processo di normalizzazione della stra-ordinarietà sorvegliativa degli individui, già ampiamente giustificata e attuata a partire dagli attacchi terroristici alle Torri Gemelle, ma praticata silentemente anche in tempi differenti, caratterizzati da ‘pace apparente’. In tal senso l’intensificazione delle pratiche di sorveglianza elettronica, lungi dall’essere riferibile unicamente alle strategie statuali e/o intergovernative/internazionali di deterrenza rispetto alle attività terroristiche, viene qui presentata come una connotazione propria della costituzione ontologica tanto del capitalismo quanto della società che in esso si incardina, oltre che come cifra distintiva delle dinamiche freneticamente ed eccedentemente trans-attive che entrambi – capitalismo e società – generano e da cui sono circolarmente attraversati. Per questo l’idea di fondo del presente lavoro consiste nell’individuare nella ‘flussica’ capitalistica l’habitat ‘naturale’ della neo-sorveglianza degli individui, o, se si vuole, al converso, consiste nel cogliere nella sorveglianza iper-analiticizzata, ultra-perfezionata e onni-totalizzata grazie alla sua elettro-cibernetizzazione, il luogo fisiologico dello scorrimento del capitale/capitalismo ‘idraulico’-digitale. Quello nelle cui vene circola, ancora oggi scarsamente identificato e studiato, una sorta – parafrasando Foucault – di ‘potere pastorale digitale’, non solo più pervasivo e tecno-intrusivo di quello tipico dei trattati di Polizeiwissenschaft (‘Scienza della Polizia’), di von justiana memoria, ma anche e soprattutto capace di ingenerare nel ‘gregge umano’ l’istanza a richiederlo e bramarlo come componente essenziale della costruzione della propria soggettività. All’insegna, dunque, riprendendo David Lyon, di una nuova e preoccupante ‘cultura della sorveglianza’, in cui tutti sono coinvolti come attori principali e partecipativamente impegnati nei processi di contestuale assoggettamento e soggettivazione, che si svolgono in una dimensione sociale, politica ed economica aperta e fluida, nella quale si estingue facilmente qualunque forma di percezione della propria effettiva condizione di sottomissione e imprigionamento.
CHI E’ PIETRO POLIERI
Pietro Polieri (1974), laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’ è dottore di ricerca in ‘Logos e Rappresentazione (XX ciclo)’ presso l’Università degli Studi di Siena sotto la guida di Gioachino Chiarini, attualmente è assegnista di ricerca in Filosofia del diritto all’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’ con un programma su Intelligenza Artificiale e giustizia predittiva, collocato a cavallo dei Dipartimenti di Fisica e di Giurisprudenza. Inoltre è professore a contratto di Bioetica e filosofia morale presso l’Ateneo barese e di Antropologia filosofica presso l’Università del Salento, oltre che docente di ruolo di Filosofia e Storia nei Licei. È autore di saggi sulla globalizzazione/glocalizzazione, sulla de-territorializzazione, sul libero arbitrio in relazione alla meccanica quantistica, sull’antropologia politica del potere in Michel Foucault. Diplomato in Flauto traverso presso il Conservatorio ‘L. Refice’ di Frosinone e attivo come direttore di coro e di orchestra, è compositore di musica sacra e liturgica ed esecutore in numerose incisioni discografiche.
Redazione

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