Gli stranieri presenti in Italia devono avere gli stessi diritti degli italiani. Ma che fine hanno fatto i loro doveri?

Che non siano solo gli immigrati a parcheggiare sui marciapiedi o in doppia fila, questo purtroppo è notorio ed è inutile ribadirlo.
Quello che, invece, mi preme approfondire è proprio la frase finale: “Qui siamo in Italia, non in Germania”. Il ragazzo nordafricano ha sintetizzato ed espresso benissimo tutta una visione culturale, risultato di un modo di gestire la politica dell’immigrazione che, nonostante alcune leggi si siano fatte, ha sempre dominato nel nostro Paese.
L’ idea dominante è stata, infatti, che agli immigrati vadano innanzitutto garantiti i loro diritti. Sia nel mondo vicino alla Chiesa che in quello della Sinistra, si è costantemente ribadito che gli stranieri presenti in Italia devono avere gli stessi diritti degli italiani, fino alla più recente campagna di propaganda del diritto di cittadinanza per tutti quelli che nascono in Italia (il cosiddetto “ius soli”).
Ma che fine hanno fatto i loro doveri? Quando mai si parla di rispetto delle regole di convivenza, rispetto per i luoghi, rispetto per gli italiani stessi, per le donne, per tutti quei principi sacrosanti che fanno parte della nostra civiltà?
Prendiamo, per esempio, l’assegnazione delle case popolari da parte dei Comuni: quanti alloggi vengono dati alle famiglie italiane bisognose e quanti agli stranieri?
La presidente della Camera, Boldrini, uno dei maggiori esponenti della politica pro-immigrazione, si è costruita in questo modo la sua rapida e brillante carriera, e ha pubblicamente dichiarato che gli immigrati devono venire prima nelle liste per l’assegnazione degli alloggi.
“Terzomondismo all’italiana”, così Sartori, illustre politologo, ha definito sul Corriere della sera la politica dissennata che la Boldrini da un lato e la ministra Kyenge dall’altro stanno promuovendo con determinazione.
E’ anche grazie a loro che un giovane immigrato si sente autorizzato a comportarsi come vuole e, soprattutto, a ribadire con arroganza il proprio “diritto” a infischiarsene di tutto e di tutti: perché questa è l’ Italia non la Germania.

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