Purtroppo, le pagine dei giornali pubblicano con sempre maggiore frequenza notizie di persone, spesso diventate “invisibili”, che si tolgono la vita. Risulta facile affermare che i suicidi ci sono sempre stati, ma andando a ritroso nel tempo, riesce difficile ricordare (anche in una grande città come Milano) momenti di indifferenza come quelli attuali.
Il problema del nostro tempo, in Lombardia come nel resto del Paese, è quello della solitudine e dell’indifferenza; si sente parlare di persone che hanno migliaia di seguaci sui “social” poi vai ad indagare, e non hanno neppure un amico, che si possa dire tale. Più cresce questa mania dei “social” più le persone sono sole.
Riesce difficile fermare il cosiddetto “progresso”; sarebbe come voler arginare un fiume in piena, ma bisognerebbe fermarsi un attimo a pensare… Purtroppo, accade che ci si accorge di quanto sia brutta la solitudine, quando avremmo bisogno di aiuto e non c’è nessuno; tranne il 118.
E poi l’arrivo in ospedale senza la presenza di un amico o di un parente. Basta frequentare un pronto soccorso per rendersene conto.
Quello della solitudine è un male oscuro che a volte porta alla malattia, alla demenza, alla depressione, e purtroppo anche al suicidio. Ma perché e come ci si isola? Si rimane da soli anzitutto per egoismo proprio o altrui; pensiamo di essere eternamente efficienti e di non aver bisogno di alcuno, oppure ci capitano dei figli che vivono da alienati e che rifiutano gli anziani lasciandoli soli.
Chi ha avuto la fortuna di vivere in un piccolo paese, prima dell’avvento della televisione, sa che, al di là della cultura popolare che ha portato la tv, al pari e più dei social, ha spazzato via la socializzazione che avveniva nelle piazze e fra le famiglie che si trovavano per raccontarsi. Si dice che la televisione tiene compagnia agli anziani, ma non ce ne sarebbe bisogno se figli e nipoti assolvessero ai loro doveri. Ma l’alienazione porta a considerare di rimanere sempre giovani; non è così e purtroppo ci si accorge dell’errore quando è troppo tardi, attraverso la solitudine che bussa alla nostra porta.
In buona sostanza, i mezzi audio visivi, ci hanno tolto di più di quanto ci abbiano dato. Gianbattista Vico (l’autore della scienza nuova) diceva che solo attraverso l’analisi dei quattromila anni di storia che ci lasciamo alla spalle, potremo sapere dove stiamo andando.
Prendiamo l’esempio di Greta, la ragazzina svedese che guida in mezzo mondo il movimento ambientalista. Interroghiamoci anche sui rapporti umani, oltre che sull’ambiente, cercando di incontrarci e non di parlarci a distanza. Cerchiamo di andare verso la cosiddetta decrescita dell’utilizzo della comunicazione a distanza, ritornando a frequentarci. Tanti, forse i più hanno una bella casa; ma che senso ha sia accogliente se non riceviamo più nessuno nella nostra abitazione e ci chiudiamo nella solitudine?
Roberto Fronzuti

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