In USA il finanziamento pubblico c’è, ma è vincolato alla spesa elettorale e non al numero di voti presi ed è regolato da un tetto massimo: chi intende spendere oltre quel tetto rinuncia al finanziamento pubblico e ricorre esclusivamente a quello privato.

Mettiamo subito in chiaro: negli USA il finanziamento pubblico c’è, ed è addirittura doppio, cioè riservato al candidato Presidente ed ai partiti in corsa per Senato Federale e Camera dei Rappresentanti. Ma, a differenza nostra, è vincolato alla spesa elettorale e non al numero di voti presi ed è regolato da un tetto massimo: il candidato (o il partito) che intende spendere oltre quel tetto rinuncia al finanziamento pubblico e ricorre esclusivamente a quello privato.
Quindi, soldi sì ma perché vengano spesi (e millimetricamente documentati) nella ricerca del consenso e non erogati a titolo di “premio” per i voti presi.
Il paradigma da cambiare, in Italia, è questo. Al netto del fatto che molti gruppi parlamentari della 2° Repubblica non avrebbero avuto diritto a nulla perché fuori dalla logica costituzionale di cosa sia un partito (art. 49), il vero scandalo sono stati “partiti” come la Lega Nord o l’Italia dei Valori che, a fronte di irrisorie giustificazioni di spese di campagna, si sono ritrovati pieni di soldi, utilizzati in seguito in modo molto disinvolto.
Cioè partiti e partitini che sono risultati più un investimento (redditizio) finanziario per i loro “proprietari”, piuttosto che strumenti della democrazia rappresentativa.
Quindi, per evitare campagne elettorali accessibili solo a miliardari di proprio o viziate da lobbie troppo interessate, basterebbe, fissato il tetto massimo “all’americana”, rimborsare lo speso ai partiti che accedono all’elezione, su documentazione certificata e depositata. Se i partiti, nel loro preventivo (obbligatorio, a questo punto) pensano di superare il tetto, niente rimborso pubblico e solo raccolta (illimitata) privata. Più semplice di così?!
Naturalmente, oltre a ciò, legge per la completa defiscalizzazione delle sottoscrizioni ai partiti, accesso pieno degli stessi all’8×1000 (se coerenti con l’art.49) e nuova regolamentazione dell’IVA fornitori per prodotti, servizi e consulenze per organizzazioni politiche.
Ai gruppi parlamentari fondi vincolati e limitati per il loro funzionamento (personale e strutture) e dovere di comunicazione.
La politica deve essere vista e conosciuta, l’offerta elettorale deve essere diffusa e raggiungibile, così la scelta sarà forte, matura e ponderata. Senza una parte “pubblica”, cioè nostra, di sostegno alla politica democratica questa corre il rischio di sfuggirci di mano, consegnando il nostro diritto di scelta nelle mani di colossi mediatici e gruppi d’interesse e pressione che, al nostro posto, selezionano l’offerta.
Basta fare il tutto in modo trasparente ed equilibrato, come succede in un paese “normale”, passando dalla sovraesposizione urlata alla sobrietà repubblicana, regolata con una semplice legge di 3 o 4 articoli.
(Per saperne di più su quello che succede in altri grandi Paesi: “Fino all’ultimo centesimo – soldi e politica in USA, GB, Francia, Germania e Spagna”. A cura di Antonella Carenzi – Ed. L’Ornitorinco – € 12,00)

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