
Il primo recital per pianoforte solo nella Sala Zubin Mehta ha avuto quale protagonista il russo Grigory Sokolov, uno dei maggiori interpreti mondiali dello strumento a tastiera. Il concerto, frutto di una coproduzione tra la Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e Amici della Musica di Firenze, è avvenuto di fronte ad una sala strapiena e ansiosa di ascoltare lo straordinario pianista, che si è presentato con un programma molto raffinato e interessante, comprendente opere dei tedeschi Beethoven, Brahms e Schumann.
Del musicista di Bonn Sokolov ha eseguito le 15 Variazioni e fuga in mi bemolle maggiore op. 35, composizione del 1802 nota soprattutto per il fatto di essere basata su un tema che nel giro di pochi anni sarebbe stata utilizzata nell’ultimo movimento della celebre “Eroica”. L’artista russo ha affrontato l’opera con piglio deciso e sicura autorevolezza, scolpendo con precisione e intenso vigore dinamico le variazioni più monumentali, mentre sottolineava con cura l’intenso fraseggio di quelle più liriche; Sokolov al tempo stesso riusciva a conferire all’opera un solido senso di unitarietà ed una rigorosa coerenza strutturale.
Tutt’altro clima espressivo caratterizzava i poetici Tre intermezzi op. 117 di Brahms, nei quali il pianista ha avuto modo di delineare con bravura le colorature prevalentemente tenui di questi brani, proponendo, in particolare, dei pianissimi rarefatti e sognanti nell’iniziale ninna-nanna, per poi esaltare l’intensa inquietudine del secondo pezzo e infine restituire in maniera incantevole l’atmosfera crepuscolare dell’ultimo.
Nella seconda parte della serata Sokolov si è cimentato con una della più affascinanti raccolte schumanniane, la Kreisleriana, lavoro di notevole dimensioni e intriso di un’appassionata carica romantica; qui infatti Schumann enfatizza al massimo grado il suo binomio dialettico Florestano/Eusebio, ovvero slancio impetuoso in contrasto con la dolcezza più riflessiva. Terreno espressivo quanto mai consono alle caratteristiche di Sokolov, che qui ha mostrato un acceso virtuosismo ed un’esaltante carica ritmica, coniugandoli – in perfetto equilibrio – con le sfumature intimiste e rarefatte sparse nell’opera; alla fine, come in Beethoven (ma certamente in questa visionaria raccolta di Schumann l’impresa era assai più difficile) l’eccezionale pianista russo restituiva l’immagine completa di questo mosaico con ammirevole chiarezza e mantenendo una tensione continua, grazie anche alla sua potenza comunicativa.
Successo eccezionale di pubblico, ripagato con la consueta generosità da Sokolov, che ha elargito ben sei bis, nel segno di Brahms, Skriabin, Rachmaninov (tre brani) e Bach.
Luca Summer

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