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Sogno di una notte di mezza estate 

È straordinario come il titolo di una commedia scespiriana possa combaciare con un’operazione politica di un non avveduto Presidente del Consiglio. Coincidono: la perfetta centralità della stagione estiva con il blitz finanziario del governo, l’arte della commedia teatrale con l’identico genere rappresentato sul palcoscenico della politica internazionale, la grossolanità delle amorose trame con l’infantilismo politico di una compagine governativa.

di Vincenzo Olita | 21 Agosto 2023
Sala del Consiglio dei Ministri (Fonte Governo.it)

È straordinario come il titolo di una commedia scespiriana possa combaciare con un’operazione politica di un non avveduto Presidente del Consiglio. Coincidono: la perfetta centralità della stagione estiva con il blitz finanziario del governo, l’arte della commedia teatrale con l’identico genere rappresentato sul palcoscenico della politica internazionale, la grossolanità delle amorose trame con l’infantilismo politico di una compagine governativa.

Eravamo assuefatti alla sprovvedutezza di un certo estremismo progressista, oggi abbiamo consapevolezza della presenza di una leadership situazionale che implementa con sagacia il suo potere connettivo, basato su rapporti amicali, frutto di una buona capacità empatica, con autorevoli personaggi all’infuori della sua struttura e per questo funzionali solo al consolidamento della sua posizione.

In altri termini: siamo innanzi ad un micro culto della personalità, piccolo ma che trascina l’interessata al di là dei canoni e della stessa essenza dell’operare politico. Una improvvisata coalizione governativa, un partito con una servizievole e acquiescente classe dirigente, una evanescente opposizione intenta ad indicare e rimarcare lontane e distanti collusioni ideologiche e culturali con il fascismo – che gli incriminati considerano poco più del nulla – consentono al Presidente di lavorare essenzialmente per la sua immagine e per la sua permanenza a Palazzo Chigi.

Il suo entourage ha riscoperto il già fallimentare motto berlusconiano: ”La nostra è la politica del fare” che gli consente di agire in nome e per conto di un pragmatismo astratto avulso da una definita connotazione culturale ed ideologica. La politica per cosa e in nome di cosa, l’agire in assenza di un sistema di pensiero capace di dare coerenza alle scelte e all’azione politica è destinata al fallimento. “Puoi ingannare tutti per poco tempo, o qualcuno per tanto tempo, ma non puoi ingannare tutti per tanto tempo”, Abraham Lincoln 1858.

Ritornando al sogno, il Presidente, appunto, aveva sognato che con un intervento sulle banche avrebbe realizzato una magistrale operazione di accrescimento del suo consenso. Avrebbe rassicurato i richiedenti di mutui a tasso variabile, avrebbe depotenziato la strategia dell’opposizione che a gran voce e avventatamente richiedono tassazioni su extraprofitti di vari comparti produttivi, avrebbe esaltato il ruolo del Governo rispetto ad un settore e ad un ambiente ritenuto, erroneamente, lontano dalla sfera d’influenza politica.

Quindi: un sogno ad elevata positività, ma giusto un sogno di una notte di mezza estate. Andando in ordine inversamente proporzionale al peso delle aspettative, notiamo che le opposizioni, con una doppia posizione, non hanno certo esaltato l’operazione governativa. Da un lato, con un finalmente hanno capito, hanno esaltato sì la loro posizione che da tempo richiedeva queste   tassazioni. Dall’altro, evidenziando confusione e pressappochismo nella stesura del decreto hanno avuto buon gioco nel ricalcare l’inconsistenza dell’azione governativa.

I percettori di mutuo, sono quasi sette milioni di cui un milione l’ha sottoscritto a tasso variabile, in tutti i casi, non essendo ancora chiaro l‘ammontare dell’introito della tassazione e le modalità d’intervento per le famiglie indebitate è del tutto aleatoria la prospettata rassicurazione.

Certa, invece, è la traslazione dell’incremento dei costi sulle spese sostenute dai clienti del sistema bancario, del resto, è una costante dell’ultimo ventennio.

I sondaggi riportano la buona percentuale di consensi su questo provvedimento; certo, sommando parti dell’elettorato filogovernativo, con quello dell’opposizione, con i non votanti arrabbiati e infervorati contro il sistema creditizio si arriva ad una cospicua maggioranza che, nella logica delle cose, non significherà maggior consenso né tantomeno incremento elettorale per il Presidente.

E già il consenso: sarebbe interessante misurare quello dei piccoli risparmiatori detentori di titoli azionari di Istituti bancari o di aziende del settore energetico coinvolgibili, sulla spinta delle opposizioni, nel prelievo extraprofitti. Immaginiamo l’Enel: 31% proprietà dello Stato, con più di 60 miliardi di debito, impegnata nella transizione energetica che viene penalizzata dall’extraprelievo. Da un lato siamo a partite di giro, dall’altro ad un’ulteriore improvvisa e improvvida mortificazione del risparmio.

Paradossale la difesa della tassazione della leader di maggioranza: “Siamo intervenuti su un profitto ingiusto determinato da un delta negativo per i clienti delle banche”. Bene, con il profitto ingiusto, siamo innanzi ad uno sconosciuto concetto economico, finora riportabile nell’ambito del diritto penale.

Da oggi chi e come stabilirà la connotazione di profitto ingiusto?

Ci proviamo noi. Considerando che il prezzo dei carburanti subisce continui aumenti e il Governo, con l’introito di accise ed IVA, va incamerando un extraprofitto di quattro miliardi è evidente che siamo in presenza di un profitto ingiusto dovuto ad una speculazione su speculazione. E potremmo continuare, certi che è stato creato un pasticciato e velenoso precedente in grado di falsare anche il mercato azionario.

Ma questo poco importa ad un socialismo di destra.

Del resto, non è nuova il Presidente ad inaspettate decisioni penalizzanti per diritti acquisiti e legiferati, come il consistente taglio degli aumenti pensionistici operato nel gennaio 2003.

Una destra di governo che non assicura certezza di diritto, su questo terreno, non è lontana da una sinistra demagogica e populista.

L’incertezza per investitori stranieri e domestici aiuta una valutazione positiva del sistema Italia? Affidiamoci ad una riflessione! Quale il ruolo, quale la missione di un governo in democrazia? Che tipo di leadership dovrebbe esprimere il responsabile del governo? Intanto, una citazione di Seneca, da me minimamente rivisitata: “Filosofia e dottrina politica dovrebbero insegnare ad agire, non a parlare”. Profondamente vero, se il personale politico avesse scienza e coscienza di un disegno strategico del suo impegno, se non anteponesse il principe degli obiettivi personali, cioè la durata del mandato, agli obiettivi complessivi dell’organizzazione, se riuscisse ad armonizzare il potere personale con quello della posizione occupata.

Un leader politico è efficace quando la sua attività induce l’apparato nel suo complesso a perseguire risultati di gruppo. Bertrand Russell definisce il potere, con una serrata logica matematica, come: “La produzione degli effetti voluti”.

Nel caso della tassazione degli extraprofitti gli effetti ricercati non collimano affatto con quelli prodotti; l’informazione finanziaria internazionale, a partire dal

Financial Times, ha parlato di gaffe del governo e della Robin Hood tax che danneggia la reputazione dell’Italia e la credibilità del primo ministro nel presentarsi come responsabile amministratore.

Si potrebbe continuare, inutilmente.

Questo Paese abbisogna che si ricompatti la sua società civile, che smetta di presentare una catastrofica burocrazia come corpo separato dalla politica, che si doti di un’amministrazione efficace ed efficiente, che smetta di considerare l’azione politica come momento e occasione di gran parole. Così come, ha bisogno che il suo popolo non rincorra chimere pronte ad ecclissarsi come stelle nella notte di San Lorenzo; per il sogno di una notte di mezza estate è stato già dato.

Vincenzo Olita

(Direttore Società Libera)  

Pubblicato in : EditorialeTag: banche, classe dirigente, consenso, consiglio dei ministri, costi, democrazia, fallimento, fascismo, financial times, finanziaria, finanziaria internazionale, governo, italia, iva, leadership, mercato, opposizione, palazzo chigi, personaggi, populista, presidente del consiglio, san lorenzo, sistema bancario, socialismo, stranieri

Info Vincenzo Olita

Laureato in sociologia, si è occupato di sociologia del lavoro e di gestione delle risorse umane in aziende di grandi dimensioni. Dirigente del Partito Repubblicano, è stato Consigliere regionale in Lombardia. Negli anni ‘90 ha fondato il mensile Nuove Direzioni e dato vita alla casa editrice di matrice liberale Società Aperta. Interessato alla sociologia politica, nel 1997 è tra i fondatori dell’Associazione culturale Società Libera, di cui diventa presidente nel 2016, un esempio di istituzione privata che si occupa di cultura politica senza essere parte politica. Dal 1998 ad oggi è Direttore di Società Libera

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