A Berna, capitale confederale della Svizzera, solitamente non vedi ammassamenti alle fermate del tram. Tre, cinque persone, forse sette all’ora di punta. Loro i tram filano lisci tra piazze e torri facendo un rumore lieve. Berna ti da l’idea di essere una città comoda. Ci sono stato un mese, di novembre, due anni fa. Ho ancora ricordi limpidi di vivibilità e sostenibilità. Biciclette ovunque e treni veloci, tram ogni due minuti e un panorama di ordine pulito: una città in cui ti senti bene.
Ho fatto una piccola ricerca e ho scoperto che a Berna hanno studiato e investito nella mobilità interna e nella interconnessione funzionale. Tradotto: hanno analizzato bisogni e problemi e hanno dato delle risposte con progetti e strumenti. Una roba che normalmente i cervelli umani sanno o saprebbero fare anche singolarmente. Anzi più singolarmente che unitamente, perché un po’ non sempre la somma o la sintesi delle soluzioni offre la soluzione migliore.
Sognando città comode. Immaginando città he funzionino, a misura di bisogni di vita. Senza code agli sportelli o ai semafori, e senza folla alla fermata dei tram, degli autobus e della metro. E’ stato detto che questa seconda ondata di Sars Cov2 è soprattutto un contagio da spostamento, da mobilità: tutte e tutti in bus, tutte e tutti in treno, tutte e tutti in metro di corsa a scuola, a lavorare, a commerciare a fare la nostra vita, e il virus si è sparso. Scuole e uffici erano stati programmati per la sicurezza, gli spostamenti sono stati lasciati quasi al caso. Non bello.
Quanti di noi chiusi in casa e aspettando segnali colorati di una qualche libertà di movimento e spostamento stiamo sognando che finito tutto là fuori possa aspettarci una città finalmente comoda dove si leggono i cartelli, dove gli uffici pubblici funzionano senza coda e senza ressa, dove il tram sono puntuali e a misura di essere umano, dove gli orari sono diversificati, per venire incontro alle esigenze di tutti, dove puoi sbagliare negozio e puoi ricevere una risposta ugualmente gentile, dove ogni tanto c’è un civic-point che ti aiuta a trovare un indirizzo, una soluzione, un consiglio per sbrogliare una questione e andare avanti nella vita.
Sognando un città dove arrivi in biciletta alla stazione e hai il posto per ricoverarla senza la certezza che ti sia rubata, sognando una città in cui puoi guardarti attorno meravigliandoti dei cornicioni che non vedevi da anni pur passandoci tutti giorni, dove se perdi un bus sai che dopo due minuti ne arriva un altro vuoto e magari pulito, dove puoi mangiare qualcosa di buono e sano di corsa all’angolo della via o se hai tempo e soldi stare due ore nel ristorante del piacere della gola.
Se ci si pensa non è poi così difficile realizzare una città comoda: basta mettere d’accordo offerte e bisogni, movimenti e frequenze, spazi e tempi. I mezzi di trasporto e gli snodi di mobilità in questo progetto di comodità non sono solo importanti ma essenziali.
A Bordeaux c’è un turbo tram che collega la periferia più estrema al centro storico: scivola sul binari come se fosse un treno veloce giapponese, e sfiora le mura della Cattedrale come i palazzi storici o solca le vie dei negozi con leggerezza e puntualità; è un turbo tram democratico come ho avuto modo di scrivere perché per effetto delle piattaforme dedicate il suo piano è sempre alla stessa altezza del piano stradale raggiunto, mica poco: ci si entra con la bicicletta e in carrozzina, ci si sale senza gradino camminando come in casa, immaginate la comodità per bambini e carrozzine, per anziani e portatori di disabilità e fragilità. Viva il tram di Bordeaux.
A Berna la stazione ferroviaria è un esempio di snodo intelligente di intermodalità non solo di trasporti tra treno, biciclette, auto, piedi, motori e via elencando ma anche di interconnessione tra ambienti e servizi. Scendi dal treno fai due-tre rampe di scale o prendi due scale mobili e sei all’ingresso di una Facoltà universitaria o di una Dipartimento di ateneo. Pensate la comodità.
Poi se vuoi esci dal complesso vetro e acciaio e sei già in centro per sgranocchiare un panino o una fetta di torta. Se non hai bisogno di centro puoi passare dal binario del treno all’aula o al laboratorio senza “uscire”.
A Brescia la metropolitana ha cambiato la vita di città: dallo stadio al centro via Polo universitario e ospedale è stato un investimento in mobilità sostenibile e ha reso oggettivamente la città della Loggia più comoda per studenti e lavoratori, per pensionati e turisti.
Mi è capitato di viaggiare sulla Metropolitana di Brescia qualche anno fa e mi sembrava di stare in un salotto. Dove potevi portarti anche la bicicletta o potevi immaginare di pilotare sedendoti sulle poltroncine di testa. La comodità di una città passa ovviamente anche dalla sua capacità di informare e fare rete di vantare un sistema di banda ultra-larga che possa arrivare nelle case di tutti ma proprio di tutti ed essere facile e immediata, disponibile e sicura, sentirci cittadini al primo clic. Sognare si puo’, tentare si deve.
Qualcuno in giro ci sta riuscendo, non possiamo escludere che prima o poi anche noi possiamo avere città o quartieri corrispondenti non solo ai sogni ma ai bisogni. Collegando spazio e tempo, intelligenza e sentimenti.
Fabrizio Binacchi

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