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smarrimenti – n. 33

di Matilde D'Alessandro | 6 Marzo 2016

SMARRIMENTI

Nel processo educativo è necessaria la presenza di un padre e di una madre, oppure “bastano” due mamme o due papà?

 

Ultimamente, accezioni come utero in affitto e stepchild adoption (quest’ultima veramente offensiva nei confronti del “dolce stil novo”) sono entrate prepotentemente nel lessico popolare, grazie soprattutto al martellamento mediatico, finalizzato, in particolare, a rendere giustizia al desiderio di talune coppie di realizzarsi mediante una genitorialità, altrimenti loro preclusa, laddove non impossibile… Col superamento del concetto tradizionale di coppia, emerge la necessità di specificare che questa problematica riguarda sia coppie eterosessuali che omosessuali.

Non si vuole, in questa sede, trattare circa il diritto per tutti ad amare ed essere amati, nè chiarire il significato della parola “amore” in tutte le sue sfaccettature, ma dei riflessi che la realtà scaturente dalle accezioni, di cui sopra, può avere sul suo protagonista principale, di cui facilmente ed incredibilmente si tende a dimenticare la centralità… Il Figlio!

Ritenendo superfluo parlare della genitorialità di coppie etero, poniamo particolare attenzione alle coppie omosessuali, nella cui comprensione il sentire comune appare soffrire di una sorta di attrito di primo distacco, dato il recente loro riconoscimento…

Per contro, oramai sono in molti ad affermare che anche una coppia omosessuale può crescere un figlio serenamente…

Ebbene, parliamone!

La letteratura in materia di psicologia non è ancora aggiornata al costume etico-sociale attuale. Seppure in considerazione di tale limite, al momento non si può che riportare ciò che essa afferma, cioè che in un processo educativo equilibrato occorre la presenza di una mamma e di un papà, che giocano ruoli e funzioni diverse  e complementari nel trasmettere valori e competenze.

Il soggetto (figlio o figlia) ha bisogno dell’esperienza della differenza, cioè un” codice affettivo materno”, basato su protezione, cura ed accoglienza incondizionata, ed un “codice etico paterno”, fondato su responsabilità, regole e spinta emancipativa, fondamentale per un’evoluzione dell’identità personale.

Numerosi sono gli studi sull’attaccamento alla madre, così come negli ultimi tempi è stata enfatizzata la “centralità” della funzione paterna, man mano che  il figlio cresce. Numerosi studi, altresì, affermano che in situazioni familiari caratterizzate dall’assenza di un genitore, o dalla carenza di una delle due funzioni genitoriali, si possono riscontrare grosse difficoltà anche a lungo termine.

 

Raffaella Iafrate e Giancarlo Tamanza, psicologi, avanzano tre possibili obiezioni:

1) Esperienza positiva in cui è venuta a mancare una figura genitoriale, i figli crescono sani e sereni anche con la sola MADRE o il solo PADRE

2) La funzione di confonto o differenziante può essere sostituita da altre figure di riferimento come i nonni, quando denotano affetto, solidità e coerenza, amici e reti di sostegno esterne.

3) Le funzioni genitoriali a volte sono interscambiabili.

 

Una possibile opposizione a queste obiezioni può aversi capovolgendo la prospettiva dal punto di vista dei genitori a quello del figlio e considerando che le differenze di genere e di generazione sono inscritte nella procreazione e sono metafora della vita psichica.

Ed è in questo caso che ci si rende conto che un figlio è SEMPRE GENERATO da due e da due DIVERSI, un MASCHIO ed una FEMMINA, due stirpi familiari, due differenti storie intergenerazionali e sociali che si fondono!

Le differenze (di genere, di stirpe, di storia) non solo consentono la procreazione, ma consentono che a sua volta il figlio diventi  generativo, strutturando la propria identità personale con il bisogno di riconoscersi nel suo punto di origine. Senza origine non c’è identità e l’origine non può che riguardare la madre ed il padre!

E’ fondamentale che, anche nella crescita nella relazione madre-figlio, ci sia un riferimento ad una terza figura: il padre, poiché è quest’ultimo che istituisce  la differenza/differenziazione dall’originaria simbiosi con la madre, favorendo la sua piena umanizzazione.

Molti psicologi studiano le problematiche dei bambini cresciuti all’interno di una relazione omosessuale.

Uno di questi studi è quello del sociologo Mark Regnerus, della Texas University, il quale è un pioniere nel metodo impiantato, in quanto si basa sul più grande campione rappresentativo casuale, facendo parlare i figli delle coppie omosessuali, oramai cresciuti , e dimostrando che il 12% di questi pensa al suicidio (contro il 5% delle coppie etero), sono più propensi al tradimento, spesso disoccupati, ricorrono più facilmente alla psicoterapia e sono seguiti da assistenti sociali. Inoltre, spesso presentano patologie trasmissibili sessualmente, sono meno sani, più poveri e più inclini alla criminalità.

Regnerus non vuole giudicare l’operato delle coppie dello stesso sesso, ma prende semplicemente atto della diveristà di questi figli, che si traduce in un problema laddove la società non è ancora pronta ad accettarli.

Un secondo studio è di Loren Marks, il quale critica duramente la posizione dell’APA     (American Psychological Association), secondo la quale i figli delle coppie lesbiche e dei gay non sarebbero così svantaggiati rispetto ai figli delle coppie etero. La studiosa ha analizzato 59 casi citati dall’APA per sostenere la sue tesi ed ha dimostrato che essi mancano di:

1) Campionamento omogeneo

2) Gruppi di confronto

3) Caratteristiche del gruppo di confronto

4) Presenza di dati contraddittori

5) Portata limitata dei bambini osservati

6) Scarsità di dati a lungo termine

7) Mancanza di potenza statistica

La conclusione è che le tesi sostenute, comprese quelle dell’APA, non sono empiricamente giustificate.

Alle critiche ricevute i due ricercatori M. Regnerus e L. Marks hanno esaurientemente risposto che i bambini nati da padri e madri biologici con matrimonio duraturo, sono i più adatti ad avere una vita adulta di successo.

A valle di tutto questo, resta la sensazione di come tutto sia in qualche modo opinabile, per cui non resta che rifarci al Manzoni.

“Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza!”

Pubblicato in : Primo pianoTag: figlio, genitori, madri, opposizione, processo, punto di vista, sostegno

Info Matilde D’Alessandro

Esperta in Ansia, Disturbi Associati e D.A.P.
Napoli
320 7585631.
smarrimenti@pensalibero.it

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