Il Complesso d’Inferiorità.
Il primo a parlare di “complesso” fu Carl Gustav Jung , per identificare quelle sensazioni incoscienti che condizionano la nostra esistenza, che nascono e vivono in noi attraverso sintomi con tonalità nevrotiche dalle quali la nostra personalità prende vita.
Jung annunciò che non sono i sogni, l’espressione dell’inconscio, ma il complesso stesso.
Il complesso è la sintesi tra carattere e società, ovvero le nevrosi di relazione tra l ‘Io e il Sè.
Tra tanti complessi ho scelto di trattare quello d’inferiorità che da origine a diversi comportamenti, sentirsi superiori o inferiori sono sentimenti contrastanti, ma rappresentano delle identità legate.
L’egocentrismo patologico è la conseguenza estremizzata del complesso d’inferiorità. soprattutto nei bambini. Esso è una specie di complesso di superiorità, realtà correlata al noto complesso d’inferiorità. Sentirsi molto forti o molto deboli è espressione di meccanismi psicologici che sostengono e difendono, ma anche grande fragilità…
Secondo Alfred Adler, un bimbo sperimenta una sensazione di insicurezza causata dalla scarsa conoscenza di ciò che lo circonda e dall’incapacità nell’agire in modo autonomo.
Il senso d’inferiorità, se sviluppato in ambiente sfavorevole, invece di svanire si rafforza e accompagna l’individuo per tutta la vita.
L’inferiorità viene gestita attraverso compensazioni che a volte diventano sovracompensazioni e possono sfociare in Egocentrismo Patologico.
L’E.P. è la spinta egocentrica tipica dell’infanzia e resta una chiave di lettura per l’età adulta in seguito.
L’egocentrismo non ritiene valide le alternative di pensiero rispetto al proprio e questo atteggiamento riguarda ogni azione sociale o della vita del soggetto.
Le persone che tentano una comunicazione verbale con l’egocentrico, non ottengono nessuna attenzione, perché è inesistente la comprensione da parte sua, esiste solo la coincidenza di alcuni aspetti della visione del mondo.
Proprio per questo motivo, all’egocentrico è associata la tendenza alla solitudine e la scarsa capacità di poter costruire relazioni basate sulla reciprocità.
La fragilità tipica del bimbo può essere superata o supportata da una fantasia inconscia di grandezza che traveste i propri fallimenti dietro l’incapacità ad essere compresi.
L’egocentrico patologico si nasconde in un individuo sensibile che si autosvaluta, nascondendosi dietro un’immagine grandiosa ma fantastica. Nonostante si tratti di una maschera, i soggetti si rivelano sprezzanti ed arroganti, amando essere il centro dell’attenzione. crede che gli siano dovuti riconoscimenti e trattamenti particolari ed a volte, nel caso in cui non gli fossero accordati, manifesta un forte senso di rabbia.
Quest’atteggiamento di superiorità è una forma di compensazione e gli altri vengono cercati solo per adorare un mito inesistente, che, senza le conferme esterne, crollerebbe.
Dr.ssa Matilde d’Alessandro
Dott.ssa Matilde d’Alessandro
Esperta in Ansia, Disturbi Associati e D.A.P.
Napoli
320 7585631.
© Matilde d’Alessandro
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