• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Slovacchia: Robert Fico è tornato

L’ex premier filo-russo Robert Fico vince in Slovacchia e i ministri degli Esteri Ue si riuniscono a Kiev. Fico – considerato il Viktor Orbàn della Slovacchia – vince le elezioni e si appresta alla formazione di un governo di coalizione che potrebbe minare l’unità occidentale nel sostegno a Kiev.

di Istituto Ispi | 3 Ottobre 2023

Robert Fico – considerato il Viktor Orbàn della Slovacchia – vince le elezioni e si appresta alla formazione di un governo di coalizione che potrebbe minare l’unità occidentale nel sostegno a Kiev. Smentendo i sondaggi, che alla vigilia del voto pronosticavano un testa a testa tra lo Smer di Fico e Slovacchia Progressista, del vicepresidente del Parlamento Ue, Michal Šimečka, in realtà con il 23% il primo ha staccato il secondo, fermo al 18%, di quasi 5 punti percentuali. Terzo, con il 15% il partito Hlas – vero ago della bilancia per la formazione del nuovo esecutivo – mentre solo altri quattro partiti sono riusciti a superare la soglia di sbarramento al 5%. Oggi Fico riceverà dalla presidente della Slovacchia, Zuzana Čaputová, l’incarico di cercare una maggioranza che supporti il governo. In caso di fallimento, il testimone passerà ai progressisti. Ma anche se non è detta l’ultima parola, la vittoria di Fico è comunque un campanello d’allarme: a Washington come a Bruxelles si teme che il ritorno dell’ex premier slovacco – costretto a dimettersi nel 2018 in seguito allo scandalo per l’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak – possa allargare il coro degli scettici in seno al fronte anti-Mosca. Finora, d’altronde, lui non ha smorzato i toni da campagna elettorale e nel discorso della vittoria ha risfoderato la retorica contro Kiev: “La Slovacchia – ha detto – ha problemi più grandi dell’Ucraina di cui occuparsi”. 

In cerca di alleati? 

Con 42 seggi ottenuti Fico dovrà ora necessariamente stringere uno o più accordi di coalizione per raggiungere la maggioranza di 76 seggi su 150 necessaria a governare. Per questo in molti stanno indicando in queste ore nel partito Hlas di Peter di Pellegrini il vero ago della bilancia per la creazione del nuovo esecutivo. Con lui e con il Partito Nazionale Slovacco a bordo, Fico conquisterebbe una maggioranza di 79 seggi. Altra sorpresa delle urne è stata infatti l’incapacità del partito Republika di entrare in parlamento. Tutti i sondaggi prevedevano che la formazione, nata dal partito neofascista SNS, avrebbe superato facilmente la soglia di sbarramento del 5%, ma alla fine ha ottenuto solo il 4,75% dei voti. È la prima volta dal 2016 che nel parlamento slovacco non siederà nessun partito di aperta ispirazione fascista. Mentre le consultazioni procedono, comunque, non è detto che Pellegrni non si lasci tentare dai progressisti per la creazione di una coalizione europeista e filo-Ucraina, in cambio della promessa di ottenere l’incarico di primo ministro: in questo scenario, a Slovacchia progressista si unirebbero anche i cristiano-democratici e i liberali di SaS/Saska, raggiungendo quota 82 deputati. 

Una crepa nel fronte occidentale? 

Se anche Fico dovesse riuscire a formare un governo, commentano diversi osservatori, l’Europa avrebbe comunque argomenti convincenti per neutralizzare la sua retorica. In campagna elettorale, ad esempio, l’ex premier ha promesso agli slovacchi un ampio aumento della spesa pubblica, una promessa che non riuscirà a mantenere senza i 6 miliardi di euro del Recovery Plan previsti per il paese. Inoltre, le preoccupazioni per il fatto che la Slovacchia, con lui al governo, non invierebbe “neanche una munizione” all’Ucraina andrebbero fortemente ridimensionate. Bratislava ha già consegnato tutto ciò che aveva dal punto di vista militare, ed è in Europa tra gli ultimi paesi in termini di aiuti all’Ucraina, persino dietro alla neutrale Austria. Eppure, sarebbe un errore sminuire la portata politica della vittoria di Fico in Slovacchia, descritta come un successo del buonsenso dalla stampa russa e dagli ambienti vicini al Cremlino. “Il compito dell’Occidente ora non è perdere la Slovacchia e impegnarsi in modo costruttivo con Fico – osserva l’analista slovacco Milan Nič, del German Council on Foreign Relations – ma penso che Mosca stia celebrando quella che sarà vista come una crepa nel fronte dell’Europa orientale e il segno che l’Ungheria non è più sola”. 

Solidarietà in stand-by? 

La portata dell’esito elettorale in Slovacchia è tanto più significativa in quanto arriva in un momento in cui si moltiplicano i segnali di affaticamento dei confronti della guerra. Negli Stati Uniti lo shutdown evocato per settimane è stato evitato all’ultimo minuto grazie ad un compromesso tra repubblicani moderati e democratici, ottenuto stralciando dalla legge di bilancio i 6 miliardi di dollari di aiuti per l’Ucraina richiesti da Joe Biden. L’intesa ‘regala’ ai legislatori altri 45 giorni di tempo per trovare un accordo sul budget, mentre consente alle casse delle agenzie federali di continuare a ricevere fondi almeno fino a metà novembre. Il compromesso però arriva come una doccia fredda per europei e ucraini, al punto che per rassicurarli è dovuto intervenire il presidente americano in persona, garantendo che gli Stati Uniti “non si tireranno indietro” e non abbandoneranno Kiev. Il timore però è che la solidarietà si stia raffreddando e che il tempo contribuisca a logorare la compattezza degli alleati alle prese con gli effetti collaterali del conflitto. Anche per questo, contrastare cioè l’idea di un fronte occidentale stanco e diviso oggi nella capitale ucraina si è tenuta una riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue convocata da Josep Borrell. L’Alto rappresentante per la Politica estera ha voluto sottolineare che si tratta del primo incontro in assoluto di tutti i 27 Stati membri al di fuori dell’Ue, dichiarando che “il futuro dell’Ucraina è all’interno dell’Unione europea”.  

Il commento  

Di Antonio Villafranca, direttore della Ricerca ISPI 

“C’è un evidente fil rouge che lega la vittoria di Fico in Slovacchia al posticipo (senza aiuti a Kiev) dello shutdown negli USA: la crescente stanchezza sui costi del supporto all’Ucraina. Malgrado le rassicurazioni di Biden, i Repubblicani si spostano sempre più verso il “disimpegno” trumpiano, mentre l’Europa si scopre più disunita sul tema cruciale della guerra. Non è più il solito Orbàn ma anche – e paradossalmente – gli ex ‘falchi’ Slovacchia e Polonia. In gioco non sono solo i 24 miliardi di dollari all’Ucraina promessi da Biden o i 20 miliardi di euro proposti da Borrell ma soprattutto la credibilità dell’Occidente agli occhi del mondo”. 

A cura della redazione di  ISPI Online Publications

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: bruxelles, campagna elettorale, costi, discorso, effetti collaterali, elezioni, euro, europa, fallimento, futuro, governo, lega, Liberali, parlamento, punto di vista, sostegno, spesa pubblica, stati uniti, stia, usa

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    4 Ottobre 2023 alle 22:35

    E questo che cosa vuol dire, signor Villafranca?
    La Polonia continuerà a sostenere l’Ucraina perché sia Tusk che Duda, sono dalla parte di Kyiiv . Questo perché laPolonia sa benissimo di che razza sono fatti i Moscoviti.

    Nemmeno gli USA né la Gran Bretagna, lasceranno sola l’Ucraina perché non dimenticano i crimini compiuti dai cosiddetti russi. Nemmeno dimenticanonche c’è un mandato di cattura internazionale su Putin.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti