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Siria: tutte le strade portano a Damasco

Negli ultimi mesi la Siria ha consolidato un percorso di graduale reintegrazione economica e diplomatica, sostenuto dal rafforzamento dei partenariati con le monarchie del Golfo e dall’allentamento del regime sanzionatorio occidentale. Da una parte, questo processo ha favorito nuovi flussi di investimenti e un crescente coinvolgimento della Siria nella politica regionale. Dall’altra, la ripresa economica rimane fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche in corso e dalla persistente instabilità nel Medio Oriente. Sul piano interno, il governo di Damasco si trova a gestire un contesto di sicurezza ancora fragile, segnato da instabilità nelle province meridionali e dalla difficoltà di estendere pienamente il controllo statale su alcune aree periferiche.

di Istituto Ispi | 9 Luglio 2026

di Matteo Colombo e Mauro Primavera*

Negli ultimi mesi la Siria ha consolidato un percorso di graduale reintegrazione economica e diplomatica, sostenuto dal rafforzamento dei partenariati con le monarchie del Golfo e dall’allentamento del regime sanzionatorio occidentale. Da una parte, questo processo ha favorito nuovi flussi di investimenti e un crescente coinvolgimento della Siria nella politica regionale. Dall’altra, la ripresa economica rimane fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche in corso e dalla persistente instabilità nel Medio Oriente. Sul piano interno, il governo di Damasco si trova a gestire un contesto di sicurezza ancora fragile, segnato da instabilità nelle province meridionali e dalla difficoltà di estendere pienamente il controllo statale su alcune aree periferiche. Le tensioni con Israele, insieme alla competizione tra Iran e Stati Uniti nella regione, continuano a rappresentare un fattore di rischio per la stabilità del paese e per la sostenibilità dei programmi di sviluppo. In questo quadro la Siria cerca di bilanciare apertura economica e prudenza strategica, puntando a evitare un coinvolgimento diretto nei conflitti regionali mentre tenta di rafforzare la propria posizione come attore di transito e hub logistico nel Levante.

Quadro interno

Prosegue il lento e complesso recupero dell’economia nazionale grazie al rafforzamento dei partenariati economici con le monarchie del Golfo voluto dal governo e alla progressiva dismissione del regime sanzionatorio imposto da Stati Uniti e Unione Europea. Nonostante gli incoraggianti segnali di ripresa, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran scoppiato nel febbraio 2026 potrebbe compromettere o rallentare i programmi di sviluppo siriani. In risposta alla crisi, il governo ha rafforzato la sicurezza lungo le frontiere con Libano e Iraq; inoltre, il 9 marzo al-Shara‘ ha espresso vicinanza al governo libanese di Joseph Aoun auspicando il disarmo di Hezbollah, che fino al 2024 era intervenuto nel conflitto siriano a sostegno del regime di Bashar al-Assad[1].

Tra marzo e aprile diversi droni e missili iraniani intercettati e abbattuti da Israele e Stati Uniti sono caduti nelle province di Damasco, Dara‘ e Sweida[2]. Le tensioni internazionali si intersecano con la delicata situazione sociale delle province meridionali, epicentro di rivolte e scontri tra le tribù armate druse e l’esercito governativo. L’instabilità del sud è stata l’occasione per Israele per condurre raid aerei contro obiettivi militari siriani con il pretesto di “proteggere” la minoranza drusa[3]. In realtà, gli attacchi di Tel Aviv mirano a indebolire lo stato siriano e, contestualmente, mantenere o espandere la zona cuscinetto tra le alture del Golan (occupate nel 1967) e le aree di Siria controllate da Damasco. L’interventismo israeliano si è ripetuto a maggio quando, a seguito di violenti scontri a fuoco tra l’esercito regolare e le fazioni locali druse, riunitesi in un fronte denominato “Guardia nazionale”, le Forze di difesa israeliane sono intervenute bombardando le province di Quneitra e Dara‘[4]. La prolungata assenza delle istituzioni e la proliferazione di gruppi e bande armate hanno sensibilmente peggiorato le condizioni di vita della regione, favorendo inoltre la ripresa del traffico di Captagon. Il fenomeno è aggravato dal fatto che alcuni membri di spicco della Guardia nazionale avevano lavorato per il precedente regime di Assad sviluppando il business del narcotraffico con il sostegno di Hezbollah[5].  

Nonostante lo scenario geopolitico critico, caratterizzato da escalation armata e difficoltà negli investimenti, al-Shara‘ è riuscito a evitare il coinvolgimento del paese nel conflitto regionale. Il presidente ha adottato un approccio pragmatico, votato al consolidamento delle relazioni politiche ed economiche con i paesi vicini. A tal proposito, al-Shara‘ ha fatto leva sia sul nuovo corso politico inaugurato nel dicembre 2024 – ostilità a Teheran e al cosiddetto Asse della resistenza; rapprochement con le monarchie sunnite del Golfo; apertura e dialogo con l’Occidente – sia sulla posizione geografica per trasformare la Siria in un “hub energetico” della regione, alternativo ai corridoi marittimi del Golfo[6]. È proprio in risposta a questa esigenza che il 20 aprile le autorità irachene hanno riaperto dopo 13 anni il valico terrestre di Rabia, importante snodo commerciale tra Siria e Iraq, nell’ambito del mega-progetto Development Road[7], che prevede la costruzione di una vasta rete infrastrutturale tra Iraq e Turchia. L’obiettivo di Baghdad consiste nel decongestionare il traffico di autocisterne al valico di al-Walid, per anni unico punto di transito tra i due paesi, e consentire l’esportazione di maggiori quantità di idrocarburi via terra attraverso la Siria, specialmente a seguito della chiusura dello stretto di Hormuz[8]. Per garantire la buona riuscita dei progetti infrastrutturali e dei partenariati commerciali, il governo sta elaborando una nuova politica fiscale che prevede una profonda revisione della legge sugli investimenti. Il disegno prevede consistenti incentivi: ad esempio, si prospetta una forte riduzione, se non l’esenzione totale, delle imposte sul reddito per i piani di sviluppo per l’agricoltura, mentre le industrie che esportano beni e materiali godrebbero di significative agevolazioni economiche; infine, anche gli investitori stranieri potrebbero fruire di esenzioni doganali e altri benefit [9]. Oltre a rivitalizzare l’import-export siriano, questo pacchetto di riforme di stampo liberista si pone l’ambizioso obiettivo di ridurre il ruolo dello stato nell’economia eliminando il sistema di permessi e licenze che, soprattutto durante il regime baathista, aveva innescato fenomeni clientelari avvantaggiando la classe imprenditoriale vicina al circolo presidenziale di Assad.

Le conseguenze del conflitto regionale hanno interessato in particolar modo il settore agricolo. Grazie all’eccezionale quantità di precipitazioni primaverili, i terreni coltivati siriani hanno registrato uno dei raccolti più abbondanti degli ultimi anni. Tuttavia, le piogge intense hanno innalzato il livello del lago Eufrate (ex lago Assad), maggiore riserva idrica del paese[10], che in tarda primavera ha straripato, allagando numerosi villaggi e causando considerevoli danni a strutture e a coltivazioni anche per via del precario stato delle infrastrutture idriche[11]. Nonostante l’ottima mietitura di cereali, i contadini del Rojava hanno protestato contro il significativo rincaro di servizi e materie prime, tra cui sementi, fertilizzanti, pesticidi, permessi di coltivazione e macchinari. Inoltre, la decisione del ministero dell’Economia di fissare il prezzo di grano duro a 46.000 lire siriane per tonnellata, pari a circa 340 dollari, è stata giudicata dai produttori del tutto insufficiente a ricoprire i costi di produzione[12]. Per risolvere la questione, al-Shara‘ ha acconsentito all’introduzione di un sussidio di 9.000 lire siriane per tonnellata di grano[13]. Alle criticità del comparto agricolo si sommano le difficoltà legate al processo di reintegrazione del Rojava. Dopo le campagne militari condotte dall’esercito siriano tra dicembre 2025 e febbraio 2026, il governo ora sta cercando di garantire rappresentanza politica alla minoranza curda. In questo quadro rientra l’organizzazione, a fine maggio, delle elezioni legislative nelle province di Hasakah e Qamishli, previste inizialmente nell’ottobre del 2025 e poi rinviate a seguito della precaria situazione politico-militare della regione[14]. Il voto ha permesso a nove candidati curdi di entrare in parlamento, ma la minoranza etnica rimane scettica sul processo di reintegrazione del Rojava: oltre ai dubbi sulla correttezza delle procedure elettorali e al boicottaggio da parte di diversi gruppi curdi, esponenti vicini al Partito dell’unione democratica (Pyd) sostengono la necessità di ampliare il gruppo parlamentare ad almeno 28 deputati nel rispetto della rappresentanza demografica dei curdi, che rappresentano circa il 20% della popolazione siriana[15].

Sul fronte della giustizia, il governo è riuscito a localizzare e trarre in arresto esponenti militari che avevano servito sotto Assad e che sono accusati di gravi crimini di guerra e violazione dei diritti umani. Tra essi figura Amjad Youssef, arrestato il 24 aprile nel Ghab dopo mesi di latitanza. Uomo dell’intelligence militare sotto il regime baathista e membro della famigerata Divisione 227 del ramo regionale dei servizi segreti, Youssef è ritenuto il responsabile del “massacro di Tadamon” avvenuto il 13 aprile 2013, all’inizio della guerra civile. Il ministero dell’Interno ha diffuso un video dell’epoca in cui si vede Youssef spingere centinaia di ribelli anti-Assad all’interno di una fossa comune nel quartiere damasceno di Tadamon per poi procedere, subito dopo l’esecuzione, a dare alle fiamme i corpi e a coprire la fossa con una ruspa[16]. Un altro aspetto della questione securitaria riguarda la lotta contro le cellule residue dello Stato islamico (IS) e dei gruppi armati a esso affiliati. In un messaggio diffuso a inizio febbraio dal portavoce Abu Hudhayfa al-Ansari, l’organizzazione ha annunciato l’avvio di una nuova fase di operazioni in Siria allo scopo di rovesciare il regime di al-Shara‘, curiosamente definito dal gruppo “apostata e laico”[17]. Tuttavia, i dati raccolti finora evidenziano un generale ridimensionamento delle capacità operative di IS. In primo luogo, l’azione governativa e la cooperazione con Ankara hanno conseguito risultati significativi: a inizio marzo, ad esempio, il dipartimento Antiterrorismo e le Forze della sicurezza interna hanno arrestato, con l’assistenza dell’intelligence turca, una cellula jihadista pronta a far esplodere un’autobomba parcheggiata in una zona sensibile della capitale[18]. In secondo luogo, la nuova geografia politica del Rojava ha privato IS della sua consolidata strategia basata sul sostegno alle tribù arabe in chiave anti-curda; uno schema, questo, che a seguito della riconciliazione tra i clan locali e il governo centrale, risulta ormai inapplicabile[19].

Relazioni esterne

Negli ultimi mesi la Siria ha consolidato il processo di reintegrazione diplomatica ed economica avviato dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad. Il cambiamento più significativo riguarda il fronte europeo: l’11 maggio 2026 il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di ripristinare la piena applicazione dell’Accordo di cooperazione UE-Siria del 1977, parzialmente sospeso dal 2011[20]. La decisione segna un passaggio politico rilevante, perché colloca Damasco non più soltanto all’interno di un quadro umanitario e securitario, ma anche dentro un nuovo percorso di normalizzazione economica e istituzionale con Bruxelles. Secondo il Consiglio dell’Unione, il ripristino dell’accordo intende sostenere la transizione siriana, la ripresa economica e la normalizzazione delle relazioni bilaterali.

La normalizzazione con l’UE è stata accompagnata da uno scambio di visite diplomatiche a livello bilaterale con i paesi europei. Con la Francia, la priorità è rimasta la sicurezza: il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot si è recato a Damasco nel febbraio 2026, in un viaggio volto a ottenere garanzie sul contrasto a Daesh e sulla gestione dei dossier di sicurezza ancora aperti[21]. Parigi teme in particolare un aumento delle capacità operative dello Stato islamico in seguito alla riorganizzazione del controllo nel nord-est siriano e al nuovo equilibrio tra Damasco e le Forze democratiche siriane (Sdf), nonostante tale minaccia ancora non si sia concretizzata.

La visita di Ahmed al-Shara‘ in Germania a fine marzo si è focalizzata soprattutto sulle questioni economiche e migratorie. Berlino ospita una delle più grandi diaspore siriane in Europa, con quasi un milione di siriani presenti nel paese. I colloqui si sono concentrati sulla ricostruzione e sull’eventuale ritorno volontario di parte dei rifugiati, ma il tema resta politicamente sensibile: le dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz su un possibile ritorno dell’80% dei siriani entro tre anni hanno suscitato critiche interne e preoccupazioni da parte di Ong e settori dell’economia tedesca, soprattutto per il ruolo ormai strutturale svolto da molti siriani nel mercato del lavoro e nei servizi pubblici[22]. Al-Shara‘ ha invece dichiarato di contare sulla diaspora siriana per la ricostruzione del paese[23].

Anche il Regno Unito ha rafforzato i contatti con Damasco. Durante la visita di al-Shara‘ a Londra, il presidente siriano ha incontrato re Carlo III e il primo ministro Keir Starmer. I colloqui si sono concentrati sulla sicurezza regionale, sul conflitto con l’Iran, sulla cooperazione antiterrorismo, sulla gestione delle migrazioni e sul controllo dei confini, inclusa la prevenzione dei traffici illeciti. La visita conferma che Londra considera la Siria un potenziale interlocutore per quanto riguarda la sua politica regionale[24].

Questi sviluppi si inseriscono in un più ampio allentamento del regime sanzionatorio occidentale. Gli Stati Uniti avevano già revocato gran parte delle sanzioni economiche sulla Siria nel 2025, pur mantenendo misure mirate contro attori legati all’ex regime[25]. La revoca del Caesar Act ha inoltre ridotto il rischio di sanzioni secondarie per soggetti stranieri intenzionati a operare nei settori infrastrutturale, energetico e industriale siriani. In questo senso, più che una piena normalizzazione politica statunitense, si può parlare di una progressiva riapertura economica, ancora condizionata alla stabilizzazione interna e alla postura regionale di Damasco.

Sul piano della sicurezza, negli ultimi mesi la Siria è stata coinvolta nei meccanismi regionali e internazionali di contrasto allo Stato islamico. Lo scorso 9 febbraio Riyadh ha ospitato una riunione dello “Small Group” della Coalizione globale anti-Daesh su Iraq e Siria, co-presieduta dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita[26]. La partecipazione siriana a questo formato segnala un mutamento importante: Damasco viene sempre più trattata come interlocutore necessario per la gestione della sicurezza nazionale, a discapito delle Sdf. La stessa Arabia Saudita ha accolto positivamente gli accordi di cessate il fuoco e integrazione tra il governo siriano e le Sdf, evidenziando il ruolo congiunto di Riyadh e Washington nel sostenere la de-escalation[27].

Sul piano regionale, la diplomazia siriana è stata altrettanto intensa. Il ministro degli Esteri Asaad al-Shaibani e il presidente Ahmed al-Shara‘ hanno moltiplicato gli incontri non soltanto con le monarchie del Golfo ma anche con gli altri paesi arabi. Il Golfo resta però il fulcro della nuova strategia siriana. Nell’aprile 2026 al-Shara‘ ha visitato Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti in un tour incentrato su investimenti, ricostruzione e relazioni regionali[28]. Per Damasco il capitale del Golfo è essenziale per rilanciare infrastrutture, energia, finanza e servizi; per Riyadh, Doha e Abu Dhabi, la Siria rappresenta invece un’opportunità per ridurre l’influenza iraniana, consolidare la stabilizzazione araba del Levante, ottenere ritorni economici nel processo di ricostruzione e aprire nuove rotte commerciali.

Parallelamente, Damasco ha cercato di mantenere una posizione prudente rispetto alla più ampia crisi regionale che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele. La leadership siriana sembra puntare a evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto, mantenendo aperti canali diplomatici con diversi attori regionali e limitando, per quanto possibile, la presenza di reti armate collegate a potenze esterne. Questa neutralità, tuttavia, resta fragile: le tensioni nel sud del paese, in particolare a Sweida e nelle aree druse, mostrano quanto rapidamente le dinamiche interne siriane possano assumere una dimensione regionale. In questo contesto si inserisce la posizione della Siria in Libano. Nel marzo 2026 è infatti emerso che gli Stati Uniti avevano incoraggiato il governo siriano di Ahmed al-Shara‘ a valutare un dispiegamento di forze nel Libano orientale per contribuire al disarmo di Hezbollah[29]. Damasco ha rifiutato la proposta, temendo che un coinvolgimento diretto potesse trascinare il paese in un nuovo conflitto regionale, alimentare tensioni settarie e compromettere il fragile processo di stabilizzazione interna. La Siria si è perciò limitata a rafforzare presenza militare lungo il confine libanese, con l’obiettivo di ridurre il contrabbando e controllare i flussi di armamenti[30].

Per quanto riguarda la Turchia, si segnala il tentativo di Ankara di puntare sulla Siria per quanto riguarda il rafforzamento delle reti regionali di scambio, anche come alternativa allo stretto di Hormuz. È in questo contesto che si inserisce la riapertura del valico di Akçakale dopo 12 anni di chiusura per consentire un rapido accesso delle merci turche in Siria[31]. Inoltre, la Turchia ha rilanciato il progetto di riaprire e modernizzare la ferrovia dell’Hijaz, che collegava Istanbul alla Mecca[32]. Si segnala inoltre l’apertura di un nuovo canale diplomatico tra Siria, Turchia e Ucraina. Il 5 aprile 2026 durante la visita di Volodymyr Zelensky a Damasco, si è infatti tenuto un incontro trilaterale tra le delegazioni di Ucraina, Siria e Turchia[33]. Secondo fonti ucraine, i colloqui hanno riguardato sicurezza regionale, cooperazione militare e nuove opportunità di collaborazione. La presenza turca è particolarmente significativa: Ankara punta a mantenere un ruolo centrale nella transizione siriana, mentre Kyiv vede in Damasco un possibile spazio di cooperazione nel contrasto alle tecnologie militari iraniane, in particolare nel campo dei droni. Questo formato indica anche un progressivo allontanamento della Siria dall’orbita russo-iraniana, pur senza implicare una rottura completa con gli attori che hanno storicamente avuto influenza nel paese.

Nel complesso, gli ultimi mesi mostrano una Siria impegnata in una doppia operazione: da un lato, cercare legittimazione internazionale attraverso la normalizzazione con Europa, Stati Uniti e paesi arabi; dall’altro, attrarre investimenti per la ricostruzione e rafforzare la stabilità interna. Tuttavia, il processo politico post-bellico resta fragile. Infatti, la reintegrazione economica sul piano internazionale avanza più rapidamente della ricostruzione del nuovo quadro istituzionale siriano, dove persistono problemi per quanto riguarda la capacità dello stato di fornire servizi, amministrare la giustizia e garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Inoltre, permangono le tensioni nel sud e la pressione israeliana, mentre la crisi regionale con l’Iran continua a limitare la sovranità effettiva di Damasco. La Siria appare dunque meno isolata rispetto al passato, ma non ancora pienamente stabilizzata né in grado di controllare autonomamente tutti i dossier strategici che la riguardano.

Matteo Colombo e Mauro Primavera

*Istituto Ispi

[1] “Syrian president declares support for Lebanon’s effort to disarm Hezbollah”, Al Arabiya English, 9 marzo 2026.

[2] “Syria exposed to missiles amid ongoing Israel-Iran attacks”, Enab Baladi, 2 marzo 2026.

[3] S. Granville, “Israel strikes Syria after Druze clashes”, BBC, 20 marzo 2026.

[4] “Clashes erupt in Suweida between Syrian forces and Druze militia”, The New Arab, 4 maggio 2026.

[5] C. Lister, “How Israel-Backed Sweida Became Syria’s Narcotics Capital”, New Lines Magazine, 19 maggio 2026.

[6] H. Haid, “Syria Between Shockwaves: How the War on Iran Is Reshaping Its Transition”, Arab Reform Initiative, 9 aprile 2026.

[7] “Iraq reopens border crossing with Syria shut for nearly 13 years”, The New Arab, 20 aprile 2026.

[8] “Iraq reopens Rabia border crossing to boost fuel oil exports via Syria”, Reuters, 20 aprile 2026.

[9] “Syria’s New Investment Law and the Return of State-Mediated Market Access”, Middle East Institute, 21 maggio 2026.

[10] “Syrian authorities warn of possible Euphrates flooding in Raqqa and Deir Ezzor”, SANA, 25 maggio 2026.

[11] B. Alkasem, “Euphrates flood deprives east Syria farmers from crops”, Al Monitor, 1° giugno 2026.

[12] “Abundant Harvest, Shocking Prices: Anger Among Hassakeh Farmers Threatens the Future of Syrian Wheat”, Syrian Observer, 22 maggio 2026.

[13] C. Lister, (@Charles_Lister, X),  “Important & encouraging step by President al-Sharaa, offering SYP 9,000 per ton incentive to wheat farmers, on top of the Economy & Industry Ministry’s SYP 46,000 pricing that had triggered days of protests by farmers across #Syria.”, 21 maggio 2026.

[14] “Preliminary results announced for People’s Assembly elections in Hasakah, Kobani”, North Press Agency, 24 maggio 2026.

[15] S. Frantzman, “Syria holds elections in Kurdish-majority areas, finds Assad-era chemical weapons”, Long War Journal, 30 maggio 2026.

[16] Q. Noor, (@QUSAY_NOOR_, X), “The Butcher of #Tadamon.” The interrogation of Amjad Youssef by the #Syrian #Ministry of #Interior after he was arrested.”, 25 aprile 2026.

[17] B. Kotan, “Islamic State calls for attacks on Syrian government”, Middle East Eye, 21 febbraio 2026. 

[18] “Syrian security forces foil ISIS plot targeting Damascus”, SANA, 3 marzo 2026. 

[19] S. al-Kanj, “ISIS Shifts Priorities, Seeks to Raise Cost of Rule in Syria”, Al-Sharq al-Awsat, 22 aprile 2026.

[20] Council of the European Union, “Syria: Council restores full application of EU-Syria Cooperation Agreement”, 11 maggio 2026.

[21] “France tells Syria anti-ISIS fight is its ‘absolute priority’”, Al Arabiya English, 5 febbraio 2026.

[22] “Merz criticised after calling for Syrians in Germany to ‘go back’ home”, Associated Press, 30 marzo 2026.

[23] “Sharaa discusses return of refugees, Syria’s reconstruction in visit to Germany”, The Arab Weekly, 31 marzo 2026.

[24] “Syria’s interim president discusses Iran war with British PM in London”, Euronews, 31 marzo 2026.

[25] U.S. Department of State, “Syria Sanctions”.

[26] U.S. Department of State, “Joint Statement on the Global Coalition to Defeat ISIS Meeting on Iraq and Syria”, 9 febbraio 2026.

[27] “Saudi Arabia Welcomes Ceasefire and Integration Agreement Between Syrian Government and SDF”, Saudi Press Agency, 22 maggio 2026.

[28] “Syria’s president arrives in Qatar for talks after Saudi Arabia visit”, Euronews, 22 aprile 2026; “President al-Sharaa visits United Arab Emirates on Gulf tour”, SANA, 23 aprile 2026; “Syrian president arrives in UAE on 3rd stop of Gulf tour”, Anadolu Agency, 22 aprile 2026.

[29] “US encourages Syrian action against Hezbollah, Damascus is hesitant, sources say”, Reuters, 17 marzo 2026.

[30] “Israel refrains from striking Lebanese-Syrian border crossing after mediation efforts, source says”, Reuters, 7 aprile 2026.

[31] “Turkey reopens Akçakale border crossing with Syria after 12 years”, Arab News, 30 maggio 2026.

[32] “Turkiye targets railway revival circumventing Hormuz”, Logistics Middle East, 30 marzo 2026.

[33] “Zelensky arrives in Syria for talks with leadership amid Middle East war”, Kyiv Independent, 5 aprile 2026.

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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