Da uno studio dell’Anci risulta che siamo uno degli Stati che investe meno nelle opere pubbliche, ma soprattutto che non sappiamo usare i fondi europei.

Anche se in quasi tutti i paesi UE 27 si registra una leggera flessione del grado di decentramento degli investimenti, in “Crisi e investimenti locali in Europa” Galeone e Meneguzzo fanno notare come i paesi a vocazione federale riescano a mantenere più degli altri un livello di investimenti locali al di sopra della media europea. Tra i paesi a vocazione unitaria invece, con un -0,6% nel periodo 1999-2012, l’Italia registra uno scarto negativo degli investimenti pubblici locali, ma comunque superiore al dato medio UE 27 (-1,3%).
“Bisogna riattivare gli investimenti a livello locale per rilanciare la crescita in particolare sul fronte delle infrastrutture – afferma il segretario generale di Anci-Cittalia Pierciro Galeone – L’Italia deve seguire la strada dei paesi europei che sono riusciti a stabilizzare il calo degli investimenti nonostante la crisi se nel nostro paese si intende realmente dare un’attuazione concreta ai processi di decentramento attraverso un piano preciso di investimenti locali. In tale ottica – prosegue – è necessario non solo aumentare le risorse disponibili ma soprattutto agevolare la spesa in conto capitale attraverso un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità”. Ma su queste interessanti tesi contenute nel libro di Galeone e Meneguzzo è necessario tornare sulle note scritte la scorsa settimana sulla nostra rappresentanza parlamentare a Strasburgo al pari della presenza e del ruolo dei nostri funzionari e dirigenti italiani all’interno delle Commissioni, in pratica i ministeri del governo europeo. Se non riusciamo questa volta a superare le logiche di divisioni partitiche e se non riusciamo a mantenere le beghe nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama a Strasburgo e a Bruxelles continueremo ad essere la burletta italiana e non dovremo stupirci più di tanto dei sorrisetti dei capi di Stato Europei e addirittura quelli del presidente della Commissione. E’ fondamentale che i parlamentari eletti oggi si impegnino a portare meno concittadini ed elettori di collegio in visita turistica presso la bella sede del Parlamento, ma invitino sempre più spesso sindaci, presidenti di Provincia, assessori ed imprenditori locali presso le sedi della Commissione, magari mettendoli in rete con i colleghi europei per cercare di intercettare i fondi diretti che l’Europa mette a disposizione degli enti locali. Insegnare che forse le migliaia di gemellaggi già in essere tra i nostri comuni e gli altri dell’Europa possono aver un’importanza fondamentale se ad esempio si decide di restaurare il teatro locale. Se anche il comune gemellato intraprende una iniziativa simile con un progetto (la buttiamo li a casaccio) per rilanciare la tradizione operistica italo-francese, la comunità europea mette a disposizione dei fondi che altrimenti il nostro caro sindaco italiano non saprebbe come reperire avendo bloccati gli oneri di urbanizzazione dai vincoli stretti del patto di stabilità interna. Ma per fare questo è altresì necessario che comuni ed imprese siano in grado di presentare dei progetti europei ovvero redatti da professionisti competenti e abilitati da Bruxelles. Questi sono i ruoli che nei prossimi mesi devono giocarsi parlamentari europei, sindaci, assessori e perché no anche dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani che potrebbe allargare i suoi orizzonti e denominazione come nuova Associazione Comunitaria dei Comuni Europei.

Carissimo Luciano,
sono d’accordo e bisogna distinguere i piani, Renzi e il suo governo continuino senza indugi nella grande e difficile opera di modernizzazione e moralizzazione della pubblica amministrazione italiana, avviando al contempo una vera ed efficace riforma per lo snellimento delle procedure anministrative. Noi da mesi queste cose le stiamo dicendo su Pensalibero, prima al Governo Monti, poi a quello di Enrico Letta e da settimane anche all’ex sindaco di Firenze. Altra cosa è la nostra nuova rappresentanza al parlamento di Strasburgo. I nuovi eurodeputati secondo noi dovrebbero impegnarsi davvero a far arrivare più risorse economiche da Bruxelles per far ripartire la nostra asfittica economia, lasciando a casa le beghe italiane quando sono a rappresentarci a Strasburgo. Spero di aver chiarito a sufficienza il nostro punto di vista. Grazie per l’intervento, buona giornata, Cesare
Ah si? E sai che rispondono ” in Europa? Ti dicono: ” tu chiudi prima le municipalizzate fatte apposta per dare stipendi ai tuoi amici e che sono in perdita perenne dai tempi di Augusto”!!!!
e noi ribattiamo…abbiamo cominciato a farlo e ognuno si guardi a casa propria, visto che i “campioni” europei di moralizzazione della vita pubblica italiana, a parte la Merkel, perdono tutti le elezioni a casa propria e a differenza nostra hanno avuto grandi privilegi dalla Commissione europea….il discorso è lungo e complesso…..forse però sarebbe meglio che noi a differenza loro imparassimo un po’ di più a lavarci i panni sporchi in casa senza fare in Europa sceneggiate alla “Mario Merola”…….. ma il nostro spirito carnascialesco è famoso nel mondo….”per una battuta ci faremmo ammazzare” e tra Renzi, Grillo e Berlusconi è una gara continua a chi la dice per ultimo!
Con quale faccia ci presentiamo a chiedere nuovi fondi in Europa quando l’Italia non riesce a spendere i fondi europei e decine e decine di opere pubbliche sono bloccate per beghe burocratiche, indagini giudiziari, crisi delle imprese.
Concentriamoci su questi obiettivi.