Le vicende della Festa di Liberazione e dei gesti incrociati, tra inviti e promesse, di Silvio Berlusconi e Dario Franceschini, hanno dimostrato che i due leader, pur nella quasi oceanica differenza di popolarità e consenso, sono più compagni di quel che sembra. Compagni d’avventura, s’intende. Sembra quasi che abbiano imparato da Facebook. “Io ti invio una richiesta di amicizia, tu mi dai amicizia misurata, fai qualche gesto, vedo come ti comporti e poi mi adeguo. Ti ringrazio con un gesto parallelo”. Ecco. Si attaccano certo, da avversari, non si risparmiano accuse e controaccuse, ma da una mese a questa parte Silvio e Dario sembra abbiano cambiato tappeto: dal ring duro e puro, alla palestra per esercizi. Si comincia con le prime ore del post terremoto. Dario da atto a Silvio che si sta muovendo con tempestività. Poi i due passi incrociati, quasi in un ballo di avvicinamento formale: Franceschini invita Berlusconi a festeggiare il 25 aprile e Silvio lo fa dando omaggiando la Resistenza. Il ferrarese Dario gli da atto del gesto e giusto per non apparire troppo berlsuconiamo rileva tuttavia che doveva farlo già da 14 anni. Ma sono quisquiglie rispetto alla nuova palestra politica. Dario invita Silvio a far ritirare la norma che equipara repubblichini e partigiani. E Silvio non ci mette un pomeriggio a dire: domani do ordine che sia ritirata. E Franceschini ri sorride. Dalle sue parti , nel Pd, perennemente in travaglio, qualcuno lo accusa di fare il gioco di Silvio, il famoso autogol. Ma non è detto. Certo Berlusconi è sempre più popolare e veleggia su una massa di consenso personale ben oltre il 70 per cento, Veronica permettendo, ma anche Dario sembra ricevere benefici, da questo nuovo fair play tra leader, dalla Liberazione al 1° Maggio, rivedendo un po’ la storia di tutti e quella personale. Silvio dimentica per un po’ gli attacchi frontali, son spariti i comunisti, meglio dar la colpa ai giornali di sinistra, con i sondaggi più che generosi, fatti anche da istituti non vicini al Pdl, può permettersi il lusso di “dar ragione” su qualcosa all’avversario. Dario il ferrarese ha piglio e portamento da eterno bravo ragazzo, che ha fatto i compiti e ha studiato, ma dalle sorprese inesplorate, come solo chi è stato veramente giovane democristiano può vantare. Dario il ferrarese ha capito che dal rapporto diretto con il premier può portare a casa qualcosa, per il Pd alle Europee e per sé dopo le elezioni europee e amministrative, Tant’è vero che le ultime dal Pd sono: “Chi l’ha detto che non possa ricandidarmi segretario anche dopo l’autunno”. Il fatto è che questi due leader di partito così diversi per peso popolare, per età, per formazione, per storia, stanno lavorando quasi uguale: ogni giorno un evento, uno sul treno, l’altro alla discarica, uno alla scuola dei giovani l’altro davanti alla tenda scuola, ogni giorno una dichiarazione con botta e risposta, ogni giorno una fuoco di telecamere e di luci su loro due, o principalmente su loro due. Si radicalizza il confronto, si radicalizza l’immagine: uno a uno, Pdl a Pd, senza interferenze di questa o quella seconda fila. Il duello, anche nelle cortesie istituzionali, è tutto loro. Nei commenti che contano infatti, in tv o nei pastoni, sempre meno Bersani e D’Alema e quasi esclusivamente Dario con la sua faccia, la sua voce, i suoi occhiali. Come Silvio, sempre meno Fini, sempre meno Cicchitto, sempre più presente il più popolare e convincente. Magari Silvio e Dario non usano facebook ma l’hanno imparato molto bene. Compagni per un mese e poi si vede.
Fabrizio Binacchi
www.virgola1.splinder.com

Lascia un commento