Attento a non sdrucciolare su un terreno che a chiamarlo scivoloso è come fare solletico ad un ippopotamo, cedo alla tentazione di scrivere brevemente sullo sgradevole episodio delle offese arrecate a Giorgia Meloni dal prof. Giovanni Gozzini.
E’ significativo che proprio la segretaria di Fratelli d’Italia sia stata nella circostanza di gran lunga la più composta nelle reazioni. Si, proprio lei, definita dal professore con epiteti che è giusto non ripetere nemmeno a sua difesa, ha dimostrato uno stile sorprendente nella giungla della politica italiana. Da lei sono uscite parole misurate che le fanno onore. Parole lontanissime dalle sguaiatezze delle opposte tifoserie che hanno colto l’ennesima occasione per offrire il consueto spettacolo di un Paese in preda alle convulsioni di una guerra civile da operetta. Il professor Gozzini, per poche volte che lo abbia incontrato e letto per gli incarichi da lui ricoperti, non è il classico “intellettuale di sinistra con la puzza sotto il naso”. Al contrario, piuttosto che al birignao sembra affezionato a non perdere, dall’alto di una cultura ben documentata dai suoi libri, un legame che è sincero con il modo di esprimersi e di comportarsi del popolo fiorentino il cui linguaggio non è certo lieve. E nemmeno penso che gli si possa applicare il consueto cliche dell’intellettuale di sinistra ottusamente convinto che sia da buttare via tutto ciò che sta a destra. Piuttosto, come si suole dire in questi casi nella sua e nella mia città, “gli sono presi i cinque minuti del bischero”. Lei, signora Meloni, come capita a tanti leader, indossa talvolta la maschera da dura che, sono certo, non rappresenta la sua vera personalità. Perché spesso la abbiamo vista sorridente e, soprattutto, sottilmente ironica. Si trova ora nella posizione giusta di spiazzare tutti coloro che cercano pretesti per rinfocolare luoghi comuni e alimentare i propri pregiudizi di parte. Inviti a cena il prof. Gozzini. Lei non ha certo bisogno di consigli, ma nemmeno di avvocati di ufficio. Inviti il prof Gozzini a cena, non per fare di questa storia una questione privata fra due persone. Al contrario, si tratterebbe di un messaggio rivolto a tutto il Paese per dire basta al clima da guerra civile.
Nicola Cariglia

La signora dovrebbe invitare a cena questa specie di estremista acculturato? Forse per avallare agli insulti? Se il troglodita fosse una persona oltre che di cultura, anche di buone maniere, sarebbe lui a inoltrare l’invito. Ma che cosa si può pretendere da un cretino di sinistra? (vedi Sciascia)
Piuttosto, come si suole dire in questi casi nella sua e nella mia città, “gli sono presi i cinque minuti del bischero” Mitico Direttore!
L’onorevole Meloni, confermando le qualità personali che il direttore stesso le riconosce, ha già fatto molto in questa crcostanza. Quella del professor Gozzini è stata un’esplosione di violenza verbale spiacevolmnte sorprendente sotto tutti i punti di vista . E’ lui , semmai che dovrebbe scrivere direttamente a Giorgia Meloni per ritirare le oscenità ( purtroppo non semplici bischerate ) pubblicamente riversate sulla signora parlamentare e chiedere umilmente scusa: per avere alimentato – lui con altri come lui, che non demordono – quel “clima da guerra civile” al quale il direttore fa riferimento.
Insomma: ci sono due eserciti in guerra (da operetta). E nessuno può disertare o dire sono stufo/a perchè i tanti combattenti degli opposti fronti pretendono che la guerra non debba cessare. Non mi piace.
Caro Nicola, mi sembra che l’episodio Meloni-Gozzini debba essere inquadrato nella giusta cornice. Dopo il Vaticano II il cattolicesimo politico ha trasformato in livore e anatema tutto quanto è avvertito come opposizione. Cadendo in questa trappola Berlinguer cadde nel compromesso storico. Ovviamente il livore ha svariate misure, a seconda dell’oggetto e del soggetto in gioco. A partire dai sessanta il cattolicesimo politico interpretò l’antifascismo con livore e ottusa faziosità, tanto da sottrarne ai laici il valore fondante per la repubblica, e i laici amanti del piccolo è bello, non se ne accorsero. Da allora l’antifascismo o è dimenticato o è un credo esaltato, quindi infrequentabile. La famiglia Gozzini, insieme a milioni di famiglie acculturate in quegli anni è arroccata a pieno titolo nell’antifascismo livoroso, da cui la stessa comunità ebraica prende le distanze, maturazione impossibile per il cattolicesimo politico, tanto più moderato e sereno e tanto più immerso nel livore a ciò che gli si oppone. Toccava ai laici veri impedire che l’antifascismo diventasse una risciacquatura cattolica, tenuta in piedi non più da un sentire autentico ma da filmacci dozzinali e dozzinali commemorazioni. Se la Meloni non fosse in odore di antiche nostalgie, certo il buon Gozzini non si sarebbe scatenati. Del quale Gozzini non posso non ricordare un episodio che mi riguarda. Quanto tanti anni fa misi in dubbio su una rivista l’epopea da Stalingrado dell’episodio fiorentino di Paisà, il nostro, allora direttore del Gabinetto Vieusseux, impiantò nel cortile dei Palazzo Strozzi uno schermo dove detto filmato era proiettato da mattina a sera. Gli fui grato, perché mi aiutò a comprendere come il cattolicesimo politico avesse distratto non solo la sinistra, ma l’intera politica italiana, dissoluzione inarrestabile e tutt’ora in atto.
siete dei buonisti quando vi siete infilati nella merda fino al collo! falsi prima e dopo
Più raffinato il suo linguaggio del suo intelletto. Complimenti!
Questo lo può solo ipotizzare, non sapere. Persone di grande intelletto si sono espresse sovente in maniera triviale e volgare. Del resto, avrebbe mai detto che il linguaggio del professore, che lei ben conosce, è più raffinato del suo intelletto?
Mi scusi Berlanda, lei può anche avere ragione; ma le apparenze le remano decisamente contro. Stiamo sottilmente dibattendo attorno a questa preziosissima espressione linguistica del sig. Luciano Rossi: “siete dei buonisti quando vi siete infilati nella merda fino al collo! falsi prima e dopo”. Che significa, ce lo può spiegare? Chi si è infilato “nella merda fino al collo”. E perchè? Ma soprattutto chi siamo noi? Ed i compagni di viaggio che consentono al detto Rossi di poter dire “vi” e non “ti”? Lo sa l’esimio linguista che che in vita nostra abbiamo contrastato nei fatti, non sulla tastiera, i violenti, con le parole e con i fatti, di tutte le confessioni? Quanto al professore che ben conosco, appunto lo ben conosco. E sono in grado di sapere che intelletto e linguaggio, in lui, vanno di pari passo.
Certo, il signor Rossi si esprime come sa e per questo prendo le sue difese. Ma il signor Gozzini non merita comprensione.
E perchè mai le offese verso di me del sig. Rossi sono da lei giustificate? Vede, io ho invitato la signora Meloni ad un gesto nobile per contrastare i molti sig. Rossi che offendono forse senza rendersene conto, e qualche sig. Berlanda che li giustifica perchè dello stesso orientamento politico. Cosa che capita di qua e di là del Piave.