Michele Taddei
In una sala san Pio al Santa Maria della Scala di tanti anni fa Giampaolo Pansa disse che “in ogni città ci sono persone che non si può non conoscere. A Siena una di quelle è Gianni Resti”. L’occasione era la presentazione del suo libro “In punta di piedi” e il giornalista e scrittore si era appassionato così tanto che comprò una casa in centro e scelse di viverci per qualche tempo. Eravamo alla fine del Novecento, a quell’epoca la Città sembrava tornata la capitale d’un tempo, autosufficiente e indipendente. La Banca che faceva acquisti di altri istituti di credito (Agricola Mantovana prima e Banca 121 poi), la neonata Fondazione che, sostituendosi al vecchio istituto di diritto pubblico trasformato in società per azioni, erogava contributi ogni anno sempre più milionari, l’immagine di “Buongoverno” che riuscivano a trasmettere in Italia le sue istituzioni pubbliche, Comune ma anche Università.
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