
Cosa racconterà mai Matteo Collura, siciliano, biografo di Sciascia, di quel mito che , quasi aura dovuta, pervade e sembra permeare “per grazia di Dio” i siciliani?
Incuriosita ho iniziato a leggere e ho scoperto, fin dalle prime pagine che la Sicilia va scoperta ogni giorno per essere amati a nostra volta e quell’emozione che ti coglie è data da un senso di possesso (della terra nei tuoi confronti) che è allo stesso tempo una sorta di repulsione come se la Sicilia ti volesse ma ti respingesse allo stesso tempo.
La mia non vuole essere un’esegesi del testo di Collura ma mi piace segnalarvelo e cercare di spingervi a leggerlo.
Parla di donne questo libro: di donne del popolo e di donne veramente grandi, parla di Franca Viola e del suo rifiuto al matrimonio riparatore alla metà degli anni ’60, rifiuto che avrebbe portato, solo nel 1981, a riconoscere che la violenza sessuale sia da considerare non come atto contro la morale ma contro la persona,
Parla di madri, quelle madri costrette “all’urlo nero” davanti al cadavere del figlio, quelle madri costrette a gridare “figgiu beddu, chi ti ha tradito?” Perché per una madre sia essa siciliana sia dell’area mediterranea il figlio è sempre bello e può essere un bandito come Salvatore Giuliano o un magistrato come Paolo Borsellino.
Ma racconta anche dell’ardore dell’uomo siciliano ed introduce il mito facendo risalire l’uso della “fuiutina” (i due innamorati si allontanavano da casa anche solo per una notte e ai genitori, davanti al fatto compiuto, non restava che accettare il matrimonio) nientemeno che a un dio (Ade rapisce Persefone) e se ancora non lo sai scopri come divennero cognati Vittorini e Quasimodo. Scopri come l’amore portò Bellini, ancora giovanissimo, a morire solo, malato, abbandonato dall’ultima sua conquista, nei pressi di Parigi e capisci ancora di più e meglio la tragedia de “Il bell’Antonio” di Brancati o l’insoddisfazione del protagonista di “Don Giovanni in Sicilia”.
In Sicilia, l’isola in cui “il diavolo ha preso moglie” (appunto Ade che preso dalla bellezza di Persefone la vuole a tutti i costi) tutto diventa mito e tutto è mistero. Anche la mafia rischia di diventare mito nei libri e nei film di chi non tutto conosce e non tutto approfondisce mentre chi la conosce e mette in guardia (Sciascia appunto) viene emarginato e guardato con sospetto. Basti pensare al “Salvatore Giuliano” di Michael Cimino in cui il bandito viene presentato come un novello Robin Hood.
E l’isola si scopre luogo in cui tutto può accadere, tutto è possibile perché lo Stato è lontano anni luce sia dai vessati che dai vessatori e così Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e le loro scorte vengono sacrificati mentre la mafia può vantarsi di aver dato una lezione all’intero Paese.
Spariscono documenti importanti, forse i nomi “importanti” di veri collusi con la mafia, spariscono la borsa di Dalla Chiesa e quella di Borsellino. Si ritrovano entrambe ad anni di distanza ma vuote. Dell’agenda rossa di Borsellino si sono perse le tracce mentre dopo 31 anni solo ieri è riapparsa ovviamente vuota la borsa del Generale Dalla Chiesa. Sicilia terra di miti e di misteri dunque, ieri come oggi.
Ma oltre questo la Sicilia è una terra di bruciante bellezza, una terra aperta all’accoglienza, una terra la cui popolazione ha respirato la cultura di tanti altri popoli, una terra che ti apre nuovi orizzonti. Una terra che vale la pena di visitare, una terra in cui l’odore del mare si mischia con quello dei gelsomini, una terra che al tramonto tinge di rosa i templi greci e romani. Da conoscere e amare, soprattutto dopo aver letto il libro di Matteo Collura “Sicilia la fabbrica del mito”. Longanesi editore 2013-

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