Solo ciò che è stato si può dire del Monte dei Paschi. E come è arrivato a scendere così in basso. Purtroppo, però, è impossibile dire cosa ne sarà.
Meno di tre anni fa, pubblicai su Pensalibero una conversazione con Vittorio Mazzoni della Stella che fece scalpore, tanto che fu ampiamente ripresa da giornali e reti televisive nazionali. E si capisce: Vittorio, a Siena, è uno di quei rari personaggi la cui vita si confonde con quella della città del Palio. E’ stato a lungo sindaco e, poi, vicepresidente della Banca. Anche in questo caso per diversi anni. E in un momento particolarissimo che poi ricorderemo e che rende ancora più pertinente e solido tutto quello che su Siena e la sua più grande Istituzione esce dalla sua bocca.
Una chiacchierata la definii e non intervista. Perché da un tempo lunghissimo ci conosciamo. Abbiamo frequentato nella stessa classe il liceo classico Forteguerri di Pistoia. E, siccome, lo concludemmo nel 1961, fate un po’ voi i calcoli, perché a me viene il capogiro. Dunque, il tono della conversazione fu molto schietto. Come si conviene tra amici in grande confidenza. Ricordo un brano di ciò che mi disse, per sintetizzare le ragioni per le quali, una banca ricchissima, si è ridotta ad una capitalizzazione inferiore a 700 milioni di Euro: roba che se si mettono d’accordo tre o quattro manager con super liquidazioni di fine rapporto, se la potrebbero comprare.
“Tanti anni fa, nel 2003, telefonai ad un bravissimo alto dirigente del Monte dei Paschi e gli domandai perché fosse andato in pensione, dal momento che si trovava in una posizione di rilievo e poteva restare al lavoro ancora per molto tempo. Mi rispose testualmente: “ vedi Vittorio, prima c’erano i democristiani e bisognava svegliarsi a buio perché andavano nel pollaio e mangiavano le ‘ova. Ma ora non basta, questi mangiano le galline!”.
Nella stessa conversazione Vittorio espose con efficacia l’entità della caduta della Banca: ““nel 1997, pur da vicepresidente, ho firmato il bilancio di MPS, già SpA, ma non ancora quotata in borsa. Lo feci in sostituzione di Giovanni Grottanelli De’ Santi che nel frattempo era diventato presidente della Fondazione. Un bilancio certificatissimo, per il passaggio da Istituto di Credito di diritto Pubblico a SpA e per lo scorporo tra patrimonio della Fondazione (all’epoca la più ricca di Italia) e patrimonio bancario. Ecco, tramite quel bilancio, Banca MPS “esibiva” 14.460 miliardi di lire di patrimonio netto ai fini di vigilanza e plusvalenze implicite calcolate prudentemente tra 15.000 e 20.000 miliardi di lire”.
Le ragioni del patatrac le conoscono tutti. Una serie di operazioni sballate, in primo luogo gli acquisti della Banca del Salento e di Antonveneta, pagate entrambe oltre ogni immaginazione al di sopra del loro valore. Per pressioni politiche. Così come alle pressioni politiche è dovuta la seconda grande ragione della caduta verticale di MPS, considerata uno strumento di perpetuazione del potere con cadenze e modalità che ne avevano fatto una sorta di juke box che dispensava favori e quattrini al posto della musica.
Il quadro è questo. Tutti lo conoscono nelle linee essenziali anche se, nello specifico, molti aspetti restano oscuri, ivi compreso il misterioso “suicidio” del capo dell’ufficio relazioni esterne di Rocca Salimbeni, precipitato dalla finestra del suo ufficio. Dopo le dimissioni dell’amministratore delegato Viola (che sarebbero state pretese come condizione per tentare l’ennesimo salvataggio) c’è chi dubita che il salvataggio sia dietro l’angolo. Ma si fa affidamento anche sul fatto che il botto sarebbe troppo grosso perché il sistema bancario ed il governo possano permetterselo.
L’importante è che ne stia lontana la politica. O che sia capace di non ripetere le nefandezze del passato.
Delle quali potrete avere una rinfrescata cliccando sul link sottostante che vi porta alla citata conversazione con l’ex sindaco di Siena ed ex vicepresidenti di MPS, Mazzoni Della Stella.
http://www.pensalibero.it/2013/01/28/mps-prima-andavano-nel-pollaio-a-mangiare-le-uova-ora-le-galline
Nicola Cariglia

continuazione
e qualche cosa è anche avanzato.
La Banca del Salento, con funambolici cambi direzionali da Lecce a Siena, La Banca Agricola
Mantovana e l’Antonveneta, alla cui incorporazione non ho partecipato perché già in pensione, non sono state altro che le classiche gocce che hanno fatto traboccare il vaso.
Quando sono entrato al Monte 1966, dettava legge la DC, ma certi giochini si facevano lo stesso. Vedere tutto questo mette tanta tristezza.
Caro Cariglia,
sono anche io un ex montepaschino, ai piani molto bassi, e contrariamente a quanto affermato
da Mazzoni della Stella, che ho conosciuto quando prestava servizio in quel di Napoli, la crisi
patrimoniale che affligge MPS parte da molto lontano, dai finanziamenti di tutti i generi erogati
“graziosamente” alle incorporazioni della Banca Popolare Siciliana di Canicattì e della
Popolare di Nicastro di Lamezia Terme, all’inizio degli anni ’90, e posso dire che sono stati dei disastri in piena regola. Dopo pochi mesi le Banche si sarebbero potute acquisire in amministrazione controllata, con grande risparmio di soldi, sudore e lavoro.
Solo a Lamezia sono rimasto ben 12 mesi e innumerevoli sono stati i viaggi in Sicilia.
Non posso dire, per carità cristiana e per dovere d’ufficio, quello c he è stato rinvenuto nelle
casseforti e in numerosi cassetti, posso solo dire che alcuni clienti con posizioni a contenzioso, con la vendita delle azioni al MPS, azioni ormai da considerare carta straccia,
hanno messo in regola le loro posizioni
Caro Nicola,
La ricchezza di un paese è data dal suo patrimonio immobiliare, industriale comprendente l’agricoltura e più importante di tutto quello umano, tutti questi oggi devono competere nel panorama Mondiale perchè prendono lì il loro valore definitivo, in base al rapporto con gli eguali fattori degli altri paesi.
Il fattore umano-culturale dell’Italia è storicamente rovinato da comunismo e cattolicesimo, questo con l’assolutezza Papale ha scoraggiato il pensiero critico, quello per la sua irrazionalità porta ugualmente ad un singolo dittatore, perché al di fuori della razionalità i pensieri non si sommano ma si torna alla prevalenza del fascino animale del singolo dittatore, con cui nessuna base razionale permette un vero dialogo.
Valutazione Italia da uno a dieci 2-
Il patrimonio immobiliare Italiano, sempre dal punto di vista del mercato Mondiale è sostanzialmente caraterizzato da due grandi eccellenze dli edifici del 500 e 700 con gli ante 500 di Venezia, e una discreta mediocretà dell’ 800, contornate da mostrosità orribili costruite in tutti gli altri secoli e che non vengono in alcun modo differenziate, provocando la caduta in abbandono o a terra di capolavori, mentre si risanano villette degli anni 60, tutto deprezzato con la tassazione criminale del patetico figlioccio del Napolitano impazzito dal comunismo, Monti.
Valutazione 5+
Industria e agricoltura risentono di ogni vincolo legislativo e contrattuale, praticamente in un paese come l’Italia dove non si può licenziare e si è obbligati ad assumere portatori di handicap, a prescindere dalle loro capacità, dei veri e propri figli di un Dio imperiale, assumendone totale responsabilità quale datore di lavoro, più che una madre per i figli, ma come si dice, chi più di mamma inganna e quindi ambedue si reggono solo sull’inganno, la FIAT che cercava di fare davvero industria se ne è andata, ma ci restano i Dalla Valle e infinite cooperative fasulle da sostenere.
Valutazione 4-
Bene come salvare il MPS ma anche la crescita delle eccellenze tipo assicurazioni generali e fermare gli omicidi industriali tipo Olivetti e Montedison?
Mi sembra di ricordare che la sola Interbanca posseduta da Antonveneta valeva in buone mani, più che oggi tutta MPS e per chi non ricordasse, fu alla base di tutte le innovazioni nel capitale delle industrie Italiane nel decennio che vide il passaggio di mano di Omnitel, Tim, Telecom e infinite altre aziende che Mediobnca non sapeva più servire.
È tutto questione di velocità che a sua volta dipende da una certa libertà regolamentare e ambiziosità imprenditoriale, la voglia di riuscire, quello che manca a Renzi, ma quel cretino non capisce neanche che se domani nomina Prodi Presidente di MPS, il valore di questa in borsa centuplica in un anno????.
Valutazione del Renzi 0-
Per gli analisti del Financial Times gli istituti italiani come il MPS sono compromessi col territorio di appartenenza, per cui derivano elargizioni senza garanzie o garanzie aleatorie a famiglie e imprese grazie agli intrecci parentali e amicali in odore di affinità politica, quindi mafiosa, con le varie mini cordate che saccheggiano quel territorio. Perciò il nucleo del dissesto del MPS va cercato in questo meccanismo micro clientelare piuttosto che in operazioni sbagliate di alta finanza. Per gli analisti italiani il crollo di MPS invece sarebbe esclusivamente attribuibile alla crisi immobiliare che ha impoverito le garanzie sui prestiti, garanzie quasi tutte fondate su beni immobiliari. Credo che gli analisti del Financial Times abbiano colto nel segno E sull’evoluzione del MPS la vera storia deve essere tutta scritta, a partire dalla necessità di comprendere come in pochi decenni sia avvenuto l’arricchimento diffuso di un territorio del centro Italia privo di grandi concentrazioni industriali e sostanzialmente affidato al fai da te dell’industria turistica. In poche parole è la storia della corruzione della sinistra italiana a dover essere inserita e scritta all’interno della storia del MPS e non viceversa, per cui non vedo come la politica possa essere esclusa dal salvataggio del Monte pur ridotto a istituto assolutamente periferico e marginale. Il MPS è stato portato alla rovina dai miasmi della politica, non dalla politica.