Le idee di possono plasmare altrimenti sono dogmi. Per procedere occorre sfrondarsi dei pregiudizi. Si chiama laicità.
Praticamente quasi tutti e tre i poteri dello Stato nelle mani di un uomo solo. Non più magistrato non perchè dimissionario ma in prepensionamento. Con mentalità inquisitoria, anche inconscia, propria dei giudici. Vice capo dello Stato, dato che le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato. Ora attendiamo che venga presentato come Capo del Governo, dato che è consuetudine che un leader di partito venga indicato, quasi automaticamente.
E intanto a 72 anni si è preparato, oltre alla lautissima pensione che gli spetta, un lavoretto che non lo butterà giù dalla poltrona, quale che sia, ma gli assicurerà un vitalizio, o simile, altrettanto lauto. E tutto ciò, guarda caso, a sei mesi circa dalla prossima tornata elettorale.
Vero è che ci vogliono i voti, ma è indecentissimo conflitto di interessi a livello istituzionale, solo ipotizzarlo. Non come Silvio al quale è stato imputato per decenni il conflitto soltanto perchè possidente di reti televisive.
Se poi si pensa allo slogan del partito cascano le braccia. Se un cotanto uomo al quale gli italiani attraverso i loro rappresentanti hanno affidato la garanzia e il controllo di Palazzo Madama ed eventualmente della Repubblica, è stato capace di partorire, con i suoi sodali, una tale definizione ossimorica, non possiamo proprio meravigliarci degli strafalcioni di Giggino, che non possiede certo un tal sfarzoso e vistoso curriculum.
Intanto incontriamo Il sindaco di Milano che ostenta un’ideologia che ha fatto un tot importante di vittime. Non oso esternare numeri che di sicuro qualcuno le ha contate e ne sa più di me. Ma non può essere ridotta a una goliardata, come quella di Dario che salutava il sindaco di Venezia col sorridente allah akbar, così per scherzare dopo due giorni da un attentato terroristico. Una figura istituzionale non è la sora Cesira e deve evitare inopportuni, quanto meno, atteggiamenti e comportamenti.
Quanto alla situazione politica, stendiamo un velo pietoso. In queste condizioni ci ha messo lo scontro indefesso incessante e permanente di una finta destra sinistra, anzichè una giusta alternanza democratica, dove ognuno aveva un alibi di ferro per dimostrare che era l’opposizione a sfasciare l’Italia.
La credibilità è stata ormai digerita dagli elettori, quindi i medesimi sapranno come contenersi, anche se si tentasse un, cosiddetto, inciucio. Ma io lo chiamo unità nazionale.
Infatti la politica ora è come un incontro di pugilato. Squadre avverse di tifosi urlanti si accalcano attorno al ring per incitare i loro nanetti politici a vincere e tutelare sempre più e meglio i loro interessi personali o al massimo corporativi. Con un governo di coalizione, alias Nazareno si potrebbe tornare a riservare il ring ai due campioni che non hanno concluso l’incontro perchè espulsi da arbitri cornuti o venduti, o da oscure manovre di palazzo. Auspicando una competizione amichevole, a piccoli colpi, supportata da destra e sinistra non per tutelare interessi parziali, ma il bene comune, il diritto ad un decente futuro. Raccogliendo ciò che di buono è sparso, accantonando ciò che divide.
Una finalità così ambiziosa, per uno Stato così malridotto, c’è voluto poco a sabotarla. L’attentato mediatico è perfettamente riuscito, i due pugili suonati sono stati buttati fuori dal ring. Se li avessero lasciati liberi entrambi di tentare il salvataggio dell’Italia, poi non avrebbero avuto uno straccio di giustificazione per l’eventuale fallimento.
Invece, i nemici di chi governa, chiunque sia, più stupidi dello scemo del paese, hanno fatto carte false per procurargli un alibi di ferro, con la stessa finta persecuzione, e, anzichè espellere il vecchio dalla politica, lo hanno laureato leader indiscusso della destra. Per chi lo ama e per chi lo odia.
Le idee di possono plasmare altrimenti sono dogmi. Per procedere occorre sfrondarsi dei pregiudizi. Si chiama laicità.
Carla Ceretelli

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Tra l’altro, sarebbe troppo chiedere al signor Grasso quanto e come ha lavorato il Senato da lui ( tuttora ) presieduto ? Quanto sia stato capace di riidurre le spese del palazzo, per esempio: da quelle degli stessi senatori , agli stipendi, ai benefìci, ai giorni di ferie dei commessi e degli altri dipendenti.
Via, esimio presidente Grasso ! Legga , o si faccia leggere, questo eloquente articolo di Pensalibero. E – ci faccia il piacere – si ritiri. Grazie.
Grazie, Professore, della tua condivisione.. sicuramente il Presidente prenderà atto del tuo consiglio, leggerà e si ritirerà ;)