
La giornata di oggi, giovedì, ci offre – in mezzo alla tempesta finanziaria generale e al crescente surriscaldamento politico interno – due buone notizie: la Lega, per bocca del suo leader, conferma il “no” a governi di larghe intese; Mario Draghi, nuovo Presidente della BCE, allenta la politica monetaria.
Cominciamo dalla seconda, di cui forse è più immediato dire. C’è anzitutto da notare che la decisione costituisce un primo importante segno di discontinuità rispetto alla gestione Trichet. Il taglio di un quarto di punto era tra le ipotesi sul tavolo, si, ma per il prossimo mese di dicembre. In una contingenza come quella presente penso modestamente che Draghi abbia optato con la dovuta tempestività per la scelta più saggia che punta a dare ossigeno (o per lo meno a contribuire a dare ossigeno) alla situazione economica e finanziaria di Eurolandia. Il rigore deve semmai concentrarsi, oggi, sulle decisioni di bilancio dei Paesi UE, in particolar modo di quelli ‘critici’: Grecia, Italia e Spagna.
Il termine “rigore” ci riporta alle decisioni del Governo italiano, che al momento paiono di levatura modesta, frutto di veti incrociati tra singoli e tra formazioni alleate, soluzioni alla meno piuttosto che progetti di respiro. Allora, perché plaudire alla posizione di Bossi (e di Alfano) per cui si escludono soluzioni di convergenza tra forze politiche di ‘maggioranza’ e di ‘opposizione’ ? E’ evidente: se esistono gravi difficoltà nella ricerca di un accordo tra Pdl e Lega, cosa ci fa pensare che un Governo più ampio potrebbe compiere le scelte che servono al Paese? Sarebbe una ennesima iattura, comoda, molto comoda per la politica e per i politici, inutile e anzi dannosa per l’Italia.
Non c’è niente da fare: quando e se il Governo Berlusconi staccherà la spina, sarà più onesto e utile tornare alle urne. Così anche le operazioni manovriere e scorrette, insieme alle invocazioni inconcludenti (quelle delle opposizioni, che continuano a chiedere il famoso passo indietro a Berlusconi senza dirci quali saranno i vari passi successivi, perché non lo sanno neppure loro), avranno finito di intristire il già deteriorato quadro politico.

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