Era stato insieme con Iannuzzi, Roccella, Rossi Barone e pochi altri il redattore nel 1947 della Dichiarazione di Goliardia al Caffè Florian di Venezia. Quel documento, per intenderci, che incomincia “Goliardia è cultura, intelligenza, amore per la libertà ” e che è stato il manifesto e la speranza, breve per altro, di una generazione intera di giovani italiani.

Di questa parte di storia, dove Stanzani fu protagonista, si parla poco e il tentativo di scriverla si è perduto con la morte di Paolo Ungari. Marco Pannella, che è stato un protagonista di quella esperienza, ma non firmatario della dichiarazione di goliardia come, sbagliando, Radio Radicale ha detto, dovrebbe occuparsi di più di rievocarla come radice sua e di una classe dirigente che, per essere chiari, ha fallito il suo compito ed è quasi completamente scomparsa. Ma quel momento, quell’istante, di allegra speranza e di recupero della tradizione dei clerici vagantes del basso medioevo è stato qualche cosa di inimitabile e grandioso perlomeno nella storia personale di quelli che, anche più tardivamente, l’hanno vissuto. Nell’Italia miserabile e odiosa nella quale viviamo sembra quasi un sogno, anzi “l’ombra di un sogno fuggente”, ricordare la dichiarazione di goliardia che vale la pena qui ripetere in ricordo e in onore di Sergio Stanzani piccolo ingegnere di Bologna che sorridente e beffardo l’ha firmata al Caffè Florian tra un Campari e e una risata:
“Goliardia è cultura e intelligenza. È amore per la libertà e coscienza della propria responsabilità di fronte alla scuola d’oggi e alla professione di domani. È culto dello spirito che genera un particolare modo di intendere la vita, alla luce di un’assoluta libertà di critica, senza pregiudizi di fronte a uomini o istituti. È infine espressione delle antichissime tradizioni che portarono nel mondo il nome delle nostre libere università di scholari.”

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