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Senza una politica autorevole l’Italia va a ramengo

di Nicola Cariglia | 23 Settembre 2013

Gli ultimi impietosi dati della situazione economica italiana affermano che stiamo arrancando più degli altri Paesi europei.

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Il Presidente della Repubblica parlando al convegno per onorare la memoria del suo consigliere giuridico D’Ambrosio, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe. Come molti ricorderanno, D’Ambrosio è deceduto sotto il peso del sospetto (infondato) di avere fatto pressioni indebite sulla magistratura palermitana che indagava sull’ex ministro Mancino nella surreale inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato – Mafia.

Naturalmente Napolitano, per stile personale e per antico vizio della nostra classe politica ha usato il bilancino ed ha distribuito colpi tra il cerchio e la botte. Ma essendo egli, per Costituzione, il capo supremo dell’ordine giudiziario, il suo riconoscimento delle non poche responsabilità delle nostre toghe può essere considerato definitivo. Ed il problema, appare chiaro, non è delle leggi ma di chi le applica. Basti pensare alla riforma del processo penale del 1989. Fu presentata, giustamente, come una rivoluzione, con l’ambizioso e civile obbiettivo di creare condizioni di parità fra pubblica accusa e difesa. A un quarto di secolo di distanza tutti possono vedere come è finita. E non è problema di leggi, ma di come esse vengono applicate. Valga d’esempio l’abuso della carcerazione preventiva, trasformatasi in odiosa forma di tortura per estorcere confessioni e chiamate di correo o addirittura in anticipo della pena.

E la politica? Semplicemente si è ritirata.  Non ha saputo o voluto affrontare il problema o non lo ha affrontato nella giusta maniera. A sinistra è prevalso e prevale l’opportunismo. I favori concessi ai tempi nefasti di Tangentopoli sono stati restituiti alla magistratura con interessi a tasso di usura, tanto che la sinistra italiana è l’unica, al mondo, che abbia fatto delle manette (per gli altri) e della mancanza di garantismo la propria bandiera.

A destra, meglio da parte dei seguaci di Berlusconi, il tema delle garanzie e della deformazione della funzione giurisdizionale, viene spessissimo declinato correttamente. E questo rende ancora più gravi la responsabilità di non avere risolto il problema nei numerosi anni di governo del Paese.

Purtroppo la latitanza e/o la inadeguatezza della politica non si manifesta solo nei confronti della magistratura.  Gli ultimi impietosi dati della situazione economica italiana affermano che stiamo arrancando più degli altri Paesi europei. Monti non è stato il Messia che avrebbe dovuto essere secondo la propaganda per gonzi ammannita dal fronte unito della nostra stampa padronale  (altro che indipendente!).  E Letta, purtroppo, sembra incamminato lungo la stessa via.

C’è un dato che unisce le due esperienze ed è la abdicazione della politica dal suo ruolo di governo. Nel caso di Monti sotto forma di auto commissariamento; nel caso di Letta sotto forma di tregua volontaria nella naturale dialettica fra partiti diversi.

Non è il caso di dilungarsi sulle responsabilità (che ci sono, da parte di Napolitano e di molti altri). Ciò che conta, e di cui dovremmo definitivamente prendere atto, è che la politica (intesa come insieme dei partiti nei pur diversi ruoli del momento) non può delegare ad altri i propri compiti come ha fatto negli ultimi venti anni (alla finanza, ai sindacati, alla magistratura, al Vaticano, al Capo dello Stato).

Senza la politica l’Italia va a ramengo.  E non saranno gli improbabili arruffapopolo del momento, i Grillo, i Di Pietro, gli Ingroia, a salvarla.

Pubblicato in : Editoriale

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

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