
Gli abitanti dell’isola di Lampedusa vivono nella perenne emergenza. Centinaia di emigranti sbarcano sulle coste siciliane tutti i giorni e anche di notte, fino a occupare ogni minimo spazio della struttura di accoglienza. Il luogo di primo approdo, pensato per ospitare 300 persone, arriva a contenerne più di 4000, con i disagi che è facile immaginare; compresi i disordini che si sono verificati recentemente.
Il flusso di persone, che con barche e barchini arrivano quotidianamente nel nostro Paese, determina una situazione a dir poco allarmante.Di fronte a questo dramma epocale, si pone il problema mai affrontato con decisione dai governanti italiani, riguardante il trattato di Dublino, che impone all’Italia, come Paese di sbarco, l’onere di farsi carico di centinaia di migliaia di disperati. L’Italia dovrebbe disconoscere con effetto immediato il trattato di Dublino, ponendo all’Europa il problema in termini politici. O si costruisce un’Europa solidale o la si disfa. Bisognerebbe dire basta alla regola dell’unanimità dei 27 Paesi membri, richiesta sul varo delle leggi dell’EU. In una democrazia le decisioni si deliberano a maggioranza, pena l’immobilismo. Non si comprende quale sia stata la cecità che è all’origine del voler decidere all’unanimità le deliberazioni. Sta di fatto che questa norma pesa come un macigno sulla questione dell’ospitalità dovuta a chi fugge dalla miseria e dalla guerra.
Il nostro è un continente di 500milioni di abitanti; l’Europa potrebbe fare molto per aiutare i meno fortunati. Al contrario, ci lamentiamo per gli uomini e le donne che arrivano da noi, e non di rado rappresentano una risorsa in termini lavorativi. Per ora, sono centinaia di migliaia i migranti che raggiungono l’Italia, ma di fronte alla desertificazione di vaste aree dalle quali fuggono, ne potrebbero arrivare a milioni, con sempre maggiore frequenza. Se l’occidente continua a ignorare la questione del Terzo mondo, potremmo essere invasi pacificamente da milioni e milioni di disperati, in cerca di sopravvivenza. Quando la fame e la disperazione attanagliano le popolazioni, e non si ha più nulla da perdere, non ci sono provvedimenti che possano fermare gli arrivi sulle nostre coste.
Affermare come fa il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che bisogna impedire la loro partenza, è facile ma irrealistico. È impossibile fermare chi fugge dalla miseria e della guerra; è un fiume inarrestabile, destinato a ingrossarsi fino diventare una piena inarrestabile.
Per impedire che partano dall’Africa e dall’Asia, occorrerebbe un programma di aiuti a lungo e medio termine, che preveda l’avvio di attività agricole, industriali e commerciali. Occorrerebbe un piano tipo Marshall, sull’esempio dell’intervento varato dagli Usa, per aiutare l’Europa che usciva distrutta dalla Guerra mondiale degli anni ‘40. Tutte le cose che blaterano i nostri politici, sono solo demagogia.
In attesa di un piano Marshall finanziato dall’EU, per l’Africa e alcuni paesi asiatici, l’Europa potrebbe fare molto per aiutare le persone che, con grande coraggio, lasciano il proprio Paese, rischiando la vita in cerca di aiuto. Noi siamo in piena crisi demografica; i migranti costituiscono un problema da risolvere, ma rappresentano anche una grande risorsa in agricoltura e in altri comparti economici.
Roberto Fronzuti

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