
Continua a peggiorare il clima di fiducia delle imprese e dei consumatori. Lo certifica l’Istat. A ottobre l’Istat stima una forte diminuzione del clima di fiducia dei consumatori (l’indice passa da 105,4 a 101,6) e dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese, che cala da 104,9 a 103,9.
L’Indice delle imprese – osserva l’Istat – “si estende a tutti i settori salvo quello delle costruzioni. L’indice complessivo raggiunge il valore più basso da aprile 2021”. “L’indice di fiducia dei consumatori si riduce per il quarto mese consecutivo raggiungendo il valore più basso da gennaio 2023”. Osserva l’Istat.
L’indice complessivo raggiunge il valore più basso da aprile 2021. Per i consumatori c’è un generale peggioramento di tutte le nove variabili che compongono l’indicatore sia sulla situazione personale sia su quella economica generale ad eccezione delle aspettative sulla disoccupazione, che sono in miglioramento, e dei giudizi sulla situazione economica familiare, il cui saldo cresce lievemente. In particolare il clima economico e il clima futuro registrano le flessioni più consistenti.
Numeri negativi anche sugli stipendi italiani il cui valore è sempre in discesa. L’inflazione infatti erode soprattutto i redditi più bassi. L’Istat ribadisce che nonostante la decelerazione dell’inflazione, nei primi nove mesi dell’anno la distanza tra la dinamica dei prezzi e quella delle retribuzioni contrattuali “supera ancora i cinque punti percentuali“. L’Italia è il paese Ocse che sta soffrendo di più il fenomeno dell’erosione del potere di acquisto. I prezzi salgono come negli altri paesi se non di più ma gli stipendi restano al palo, i contratti non vengono rinnovati o lo sono con tempi lunghissimi e recuperi dell’inflazione soltanto parziali. Il combinato disposto tra le due tendenze è una vera mazzata sulle teste dei lavoratori e pensionati.
Edoardo Gianelli
(da “Avanti Online”)

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